Il personale della posta annuncia un autunno caldo. Nelle prossime settimane lo vedremo manifestare in tante città della Svizzera. Se la Posta non lo ascolta allora non è escluso che prima di Natale possa anche incrociare le braccia. A provocare l'ondata di protesta è Ymago, il nuovo progetto di ristrutturazione annunciato alcuni giorni fa dal gigante giallo. I dipendenti si oppongono ai previsti tagli di personale e stipendi. È questo che vogliono impedire.

In molti uffici postali il clima è pesante. Lo si capiva subito domenica interrogando i partecipanti all'assemblea straordinaria di lavoro organizzata dal Sindacato della Comunicazione a Berna. «Non voglio che citi il mio nome», afferma subito un giovane, appena lo avviciniamo per chiedergli le ragioni del suo viaggio a Berna.
Fuori è una bellissima giornata d'autunno, ma lo stesso oltre 800 persone sono giunte da tutta la Svizzera per discutere il da farsi dopo le proposte presentate pochi giorni prima dalla Posta.
«Sono impressionato. Non era mai successo che venissero a Berna così tante persone», afferma il moderatore della giornata. «Questa massiccia presenza ci rende fiduciosi», ammette Giorgio Pardini, vicepresidente del sindacato.
A convincere tante persone a convergere a Berna è il nuovo programma di ristrutturazione che il gigante giallo vuole mettere in atto tra il 2007 e il 2008. Lo hanno chiamato Ymago. «Questo modello prevede una nuova ripartizione dei compiti tra gli uffici postali», aveva annunciato pochi giorni prima Karl Kern, responsabile della Rete postale e vendita, alla stampa presentando il progetto.
«Circa 200 cosiddetti uffici postali principali gestiranno un certo numero di succursali» (saranno oltre 1500). In altre parole, alcuni grandi uffici di città (vedasi nel piccolo box l'esempio ticinese, ndr.) aumenteranno d'importanza, mentre gli uffici di paese saranno declassati e con loro le paghe di chi vi lavora. C'è chi potrebbe rimetterci anche 1000 franchi al mese.
Nei paesini più piccoli invece si dovrà andare al negozio per poter spedire una lettera o un pacchetto. «Il nostro obiettivo è di creare 200 agenzie di questo tipo nei prossimi due anni», ha aggiunto Kern. Per il momento comunque la Posta non ha ancora trovato un partner in grado di "gestire una rete di filiali in tutta la Svizzera".
La Coop, che in un primo tempo era interessata, si è ritirata e adesso discussioni sono in corso con altri distributori, ma niente è ancora stato deciso. Queste agenzie garantiranno solo un servizio minimo e gli anziani non potranno per esempio effettuare pagamenti in contanti, come erano magari abituati finora.
Il giro di vite avrà conseguenze per il personale. Dovrebbero sparire da 400 a 500 posti di lavoro, soprattutto tra il personale allo sportello,  ammette la Posta, precisando che l'operazione "ci permetterà di totalizzare ogni anno un incremento degli utili di circa 50 milioni di franchi".
È facile quindi capire che i dipendenti sono preoccupati. «Quello che i nostri nonni affermavano: va a lavorare in Ferrovia o in Posta che sono posti sicuri non potrà più essere ripetuto», afferma Vincenzo Mozzini, responsabile da 14 anni dell'Ufficio postale di Camorino, dove in passato avevano lavorato anche il padre, il nonno e il bisnonno.
Molte delle persone che hanno partecipato all'assemblea sindacale sono padri di famiglia. Mozzini ha moglie e due figli. In futuro potrà continuare a lavorare a Camorino, ma il suo stipendio potrebbe diminuire.
All'incontro hanno partecipato anche molte donne. Tante lavorano a tempo parziale e adesso rischiano di ritrovarsi senza o con meno ore di lavoro. La ristrutturazione le penalizza duramente, perché sono soprattutto loro a lavorare agli sportelli.
Una signora impiegata in un piccolo ufficio postale ticinese non nasconde la sua preoccupazione. «Io sono allo sportello. Dovrò ridurre il mio tempo di lavoro di circa il 10-20 per cento», ci precisa, spiegando le ragioni che l'hanno spinta a partecipare all'assemblea. «Economicamente posso farlo, ma lo farò di controvoglia», ammette.
«Non è facile dover annunciare ai propri dipendenti che devono ridurre di lavorare», ammette un partecipante all'assemblea che preferisce restare anonimo.
Il taglio di stipendio implica anche il taglio di prestazioni sociali e non a caso a Berna sono confluite tante persone con anni di esperienza alle spalle che sono più sensibili a questo aspetto.
«La preoccupazione maggiore non è l'aspetto finanziario, anche se importante, ma in che cosa si trasformerà l'ufficio postale», sottolinea Mozzini, secondo il quale «la centralizzazione di competenze rischia di mettere la tematica legata ai risparmi finanziari davanti ai bisogni reali della clientela». 
Da gennaio a settembre, la Posta ha conseguito un utile pari a 601 milioni di franchi, 18 milioni in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il 2006 si era chiuso con un utile di 805 milioni di franchi. Quest'anno, a quanto pare, si riuscirà a fare ancora meglio.
«Se la Posta ha guadagnato 800 milioni di franchi è merito di tutti», ha affermato Daniel Kramer, un delegato sottolineando che «non si può accettare una ristrutturazione fatta a scapito dei lavoratori».
Di questo sono convinti tutti i colleghi che si sono riuniti a Berna che all'unanimità esigono che Ymago sia "realizzato senza tagli d'impiego, senza riduzione di salario e senza licenziamenti".
In sintesi non vogliono che la riorganizzazione della rete postale diventi un progetto di smantellamento. «Non vogliamo più giochi di parole, ma sicurezza», ha affermato il presidente del sindacato Christian Levrat.
«Abbiamo già fatto pervenire alla Posta le richieste dei lavoratori.  Chiediamo una risposta entro il 27 di novembre», precisa Pardini.
Se il gigante giallo non reagirà i lavoratori hanno pronto un programma d'azione. «Le nostre possibilità sono tante. La fascia è ampia: va da una semplice lettera di protesta da inviare a Ulrich Gygi, il direttore del gruppo, allo sciopero», ha precisato domenica il Sindacato della comunicazione.  
I partecipanti hanno deciso il da farsi. Il 27 di novembre se la Posta non avrà dato una risposta soddisfacente, si comincerà con manifestazioni di protesta. Per tre settimane, ogni lunedì saranno organizzate a livello locale. Le prime sono in programma a Neuchâtel, Lucerna e Ticino e poi sarà la volta di Ginevra, San Gallo, Zurigo, Berna e Losanna. Il Ticino, assicura il sindacalista Angelo Zanetti, ha in programma una manifestazione ogni settimana sino all'11 di dicembre. 
E dopo ? «Noi abbiamo l'arma letale ed è lo sciopero»,  ha affermato Zanetti davanti alla platea. Se le manifestazioni non daranno il risultato sperato non si esclude insomma il ricorso allo sciopero. Nessuna decisione è stata presa, ma se non si trova una soluzione «rischiamo di non aver un gran margine di manovra e dovremo mettere in atto misure di lotta più dure. Non per piacere, ma perché la direzione dell'impresa non ci lascia altra scelta», afferma Christian Levrat, presidente del sindacato, rispondendo nella sua pagina web ad un cittadino.
Insomma non si esclude uno sciopero. Potrebbe essere organizzato proprio prima delle festività natalizie, vale a dire quando il gigante giallo ha la mole di lavoro più grande. La Posta è avvisata.

Pubblicato il 

10.11.06

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