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Quando le donne lavorano gratis

di

Tatiana Lurati Grassi

Lo scorso weekend si sono tenute le elezioni federali e il risultato uscito dalle urne ha sancito la vittoria del fronte ecologista e ha portato ad avere in Consiglio nazionale ben 85 deputate su 200, vale a dire il 42,5% di rappresentanza. Un grande balzo in avanti del fronte ecologista e delle donne, che ha giustamente premiato la mobilitazione di piazza avvenuta in questo 2019 legata alla tematica ambientale e allo sciopero nazionale delle donne tenutosi lo scorso 14 giugno 2019.
Un segnale importante che una parte della popolazione svizzera (di chi si è recato alle urne, giovani e donne) ha lanciato alla classe politica che dal mio punto di vista quest’ultima dovrà considerare.
A livello ticinese la rete “nate il14 giugno”, di cui Sos Ticino fa parte, ha organizzato un’azione simbolica in Piazza Dante lunedì 21 ottobre 2019 alle ore 11:03:21. Perché?
Nel settore privato in Svizzera le donne guadagnano in media il 19,6% di meno rispetto ai loro colleghi di sesso maschile, vale a dire 1’532 franchi in meno ogni mese. Questa differenza, calcolata sulla durata di un intero anno si traduce nel fatto che le donne lavorano gratuitamente in media per 71,5 giorni: a partire dal 21 ottobre, fino alla fine dell’anno, precisamente alle ore 11:03:21 le donne non percepiranno più un centesimo di salario rispetto ai loro colleghi uomini.
Durante questa azione simbolica, è stata letta una lettera indirizzata alle elette e agli eletti in Consiglio nazionale, in cui si spiega quale siano le disparità salariali fra uomo e donna.
“Gentile parlamentare, egregio parlamentare,
cosa farebbe se le dicessero che da oggi 21 ottobre, il suo lavoro non venisse remunerato fino a Capodanno? Non ne sarebbe certo contento/a.
Se poi questo si protraesse per i 34, 40 anni di attività si renderebbe conto di aver regalato almeno 6 anni della sua vita lavorando gratuitamente per un lavoro comunque necessario. 6 anni di salario che le mancheranno ai contributi per la sua previdenza, rendendo più povera la sua vecchiaia.
6 anni di mancati introiti nelle casse cantonali e federali in termini di contributi fiscali. Un danno per tutti e non solo per lei.
Ecco, la discriminazione salariale è proprio questo: le donne oggi perdono in una vita lavorativa 350.000 franchi perché discriminate in quanto donne.
Molta politica non si è schierata dalla loro parte durante l’ultima revisione della Legge parità, ritenendo più conveniente ignorare la giustizia sociale a favore di chi non rispetta la Costituzione che ribadisce: Uomo e donna hanno diritto a una retribuzione uguale per un lavoro di pari valore.
Il secondo sciopero delle donne del 14 giugno chiede a gran voce l’impegno della politica nei confronti della metà della sua popolazione. Non si tratta di un favore fatto alle donne, ma della salvaguardia dei diritti costituzionali di tutta la cittadinanza.
Nel prossimo quadriennio il suo contributo sarà importante per il Ticino se saprà impegnarsi anche per la parità tra donne e uomini.”
L’auspicio è che il segnale venga colto da tutte e da tutti!

Pubblicato

Giovedì 24 Ottobre 2019

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