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Quando i migranti invecchiano

di

Gianfranco Helbling
Quasi tutti sono giunti in Svizzera con l’idea di rimanerci il meno possibile: solo qualche anno, il tempo di raggranellare un buon gruzzoletto e poi di tornare al paese, costruirsi la casa e vivere con un minimo di agiatezza. Per molti immigrati italiani della prima generazione però le cose sono nel frattempo cambiate: in Svizzera si sono messe radici, ci si è integrati, i figli hanno fatto le scuole qui e parlano meglio lo Schwitzerdütsch che l’italiano, le relazioni col paese d’origine si sono fatte sempre più tenui; insomma, quella che doveva essere una breve parentesi nella propria vita è diventata con gli anni una scelta definitiva. E sempre più immigrati italiani sono ora confrontati col problema di come affrontare gli anni della pensione in Svizzera, una stagione della vita che, se apre nuove opportunità, può anche causare nuove, inattese paure. A torto si continua a credere che le migrazioni siano un fenomeno che riguardano soprattutto le generazioni più giovani. Oggi in Svizzera ci si trova infatti di fronte ad un numero già molto elevato e in rapida crescita di immigrati italiani che hanno raggiunto l’età pensionabile. Se nel 1989 il 5 per cento della popolazione italiana in Svizzera aveva più di 65 anni, già nel 2000 si era abbondantemente sopra il 10 per cento. Oggi circa 40 mila italiani che risiedono nella Confederazione sono pensionati. Ai problemi posti dalla terza età gli immigrati di origini italiane o comunque mediterranee trovano spesso soluzioni originali rispetto al resto della popolazione. In Svizzera ad esempio gli alloggi non sono concepiti per permettere una convivenza degli anziani genitori con la famiglia dei figli; inoltre qui vige il sistema della separazione dei figli dalla casa dei genitori. Il mantenimento di un forte legame fra le generazioni non può perciò avvenire nella stessa economia domestica, come invece accadrebbe nel paese d’origine. Le famiglie di immigrati sviluppano quindi un sistema di “vicinanza a distanza”: non solo i figli di immigrati tendono a lasciare la casa dei genitori più tardi rispetto ai loro coetanei svizzeri, ma si stabiliscono nelle immediate vicinanze, nello stesso quartiere o nello stesso villaggio, ciò che permette loro di vedersi più spesso. Inoltre le relazioni fra le generazioni sono più strette e l’aiuto reciproco è più intenso in famiglie di origine italiana o spagnola che non nelle famiglie svizzere. Questo da un lato corrisponde ad un diverso modo di rapportarsi fra giovani e anziani, con un senso del dovere dei figli verso i genitori assai più marcato fra gli immigrati: non per niente il 57 per cento dei giovani italiani e spagnoli si dice disposto a prendersi cura dei propri genitori in caso di bisogno, per evitare ad esempio il collocamento in una casa per anziani, contro il 42 per cento degli svizzeri. D’altro lato queste relazioni più strette rispondono anche ad un maggior bisogno di aiuto dei genitori immigrati di prima generazione che, ad esempio per far fronte ad incombenze amministrative, contano spesso sui figli meglio integrati in Svizzera. Ad essere determinante al momento di decidere se rientrare al paese d’origine alla fine della vita professionalmente attiva o se rimanere in Svizzera è dunque la famiglia. E questo conferma la tesi secondo cui non è il singolo lavoratore, ma tutta la sua famiglia a determinare il destino di un percorso migratorio. Stando ad un’inchiesta condotta nella regione di Berna da Graziano Tassello fra un centinaio di italiani anziani infatti, il 42 per cento di essi ha deciso di rimanere in Svizzera perché “i figli sono qui”, mentre il 28 per cento sostiene che “si trova meglio in Svizzera” e il 20 per cento che “in Italia non ho niente”. Qui però spesso iniziano i problemi. Impreparati al passaggio del pensionamento, molti immigrati anziani non sanno gestire il loro tempo e finiscono col trovare insoddisfacente un periodo della vita che potrebbe essere molto ricco e fecondo. Per molti il rischio è di passare la giornata giocando a carte o presso i supermercati, come se fossero la piazza del villaggio, aspettando la sera per guardare la televisione. Ecco perché comincia a farsi strada l’idea che si debbano offrire corsi specifici per immigrati anziani. Si è iniziato con corsi di tedesco, ma a Basilea già si offre un “allenamento della memoria per anziani in italiano”. Una casa per anziani adeguata Troppo spesso le case per anziani svizzere non tengono conto delle esigenze specifiche degli ospiti di origini culturali diverse: «Per gli immigrati italiani della prima generazione è molto difficile accettare l’idea di entrare in una casa per anziani svizzera. Ho conosciuto un’anziana di origini italiane che vive da 50 anni a Zurigo, ma non sa più di venti parole in tedesco. In casi come questo si pone il problema dell’isolamento. Anche l’alimentazione è importante. Pasta e pizza ora sono accettate anche dagli svizzeri, ma appena il menu è un po’ esotico gli ospiti svizzeri reclamano subito», ha detto alla Neue Zürcher Zeitung il direttore delle case per anziani della città di Zurigo Ueli Schwarzmann. Già oggi, secondo un’inchiesta condotta da Graziano Tassello nella regione di Berna, un anziano di origini italiane su sei vive in una casa per anziani. Gli immigrati anziani desiderano una cucina italiana, personale che parla italiano e la compagnia di altre persone di lingua e cultura italiane. Condizioni queste che ben di rado le case per anziani svizzere, al di fuori del Ticino, sono in grado di offrire. Per questo anche nella comunità italiana in Svizzera si discute dell’eventuale apertura di una casa per anziani riservata a immigrati italiani, sull’esempio di quanto si è già fatto in Australia, Stati Uniti e Inghilterra. Un’ipotesi che, almeno di primo acchito, molti potenziali ospiti vedrebbero di buon occhio. Per Schwarzmann «il problema è delicato, perché non vogliamo creare dei ghetti. D’altra parte non si può pretendere uno sforzo d’integrazione a persone di 75 o 80 anni di età. Ma sarebbe immaginabile che un piano di una casa per anziani già attiva venisse destinato ad anziani immigrati; del resto richieste in tal senso ci sono già state formulate dalle organizzazioni di italiani in Svizzera». Intanto a Zurigo un istituto privato, il Krankenheim Erlenhof nel Kreis 4 (che non è specificamente una casa per anziani), ha aperto da quasi un anno una sezione di 20 letti per ospiti di origine mediterranea (italiani, spagnoli e portoghesi). Questo proprio per tener conto della struttura della popolazione del quartiere. In questa sezione lo stile di vita viene il più possibile adeguato alle esigenze degli ospiti, dalla cucina alle relazioni famigliari, fino alla musica. E il personale è selezionato di conseguenza: perché non potersi esprimere convenientemente può avere come conseguenza anche la depressione. Per ulteriori informazioni sul tema immigrati e pensionamento: Sindacato Sei, Migrazione e integrazione, tel 01 295 16 90, e-mail migration@gbi.ch, o alla sezione più vicina. Sindacato Flmo, Immigrati, tel 01 302 66 66, fax 01 302 66 82, o alla sezione più vicina. www.anzianita-migrazione.ch, sito internet molto completo e aggiornato dedicato alle questioni della terza età per migranti, con numerosi indirizzi e consigli. Pro Senectute, tel 01 283 89 89, sito internet www.pro-senectute.ch.

Pubblicato

Venerdì 23 Aprile 2004

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