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Spazio Amnesty

Qatar 2022, ultimi i lavoratori

di

Manon Schick

La Coppa del mondo di calcio del 2022 in Qatar si avvicina a grandi passi. Uno dei primi stadi con aria condizionata è stato inaugurato qualche tempo fa. Se c’è chi è estasiato dal look futurista delle infrastrutture, ai lavoratori migranti non resta altro da fare che piangere.


Come rivela una nuova indagine condotta da Amnesty International pubblicata a fine settembre, migliaia di lavoratori sono tuttora vittime dello sfruttamento generalizzato della manodopera in questo Paese. Le autorità del Qatar e la Fifa avevano però annunciato delle misure importanti per mettere fine a questo regime di lavoro che riduce quasi 2 milioni di operai in condizioni simili alla schiavitù. Ma concretamente, sul campo, la situazione evolve troppo lentamente.


Dal marzo 2019 i miei colleghi hanno seguito la ricerca di giustizia avviata da oltre 2.000 persone impiegate da tre grandi aziende attive nei settori della costruzione e delle pulizie. Queste aziende, invocando delle difficoltà finanziarie, non hanno più pagato i propri operai per diversi mesi, prima di chiudere i battenti.


Due terzi di questi operai hanno sporto denuncia davanti alle nuove commissioni incaricate di regolamentare i litigi tra datori di lavoro e salariati, create nel marzo 2018 nell’ambito delle riforme che il Qatar si era impegnato a intraprendere per meglio proteggere i diritti di lavoratrici e lavoratori. Gli operai hanno atteso diversi mesi, alloggiati in campi senza acqua corrente e dove il cibo scarseggiava e, alla fine, la maggior parte di loro ha preferito lasciare il Paese senza ricevere lo stipendio che era loro dovuto. A Bijoy, di origini indiane, l’azienda dove lavorava doveva 13.000 riyal del Qatar (3.500 franchi svizzeri) di arretrati, ma ha dovuto accontentarsi di 1.000 (272 franchi svizzeri) e un biglietto di ritorno per l’India. Centinaia di altri lavoratori della stessa azienda sono di fronte allo stesso dilemma.


C’è da temere che le condizioni di lavoro disastrose non spariranno entro il 2022 se le autorità del Qatar non adotteranno delle misure urgenti: assunzione di magistrati per garantire che le denunce possano essere trattate immediatamente, finanziamento integrale del fondo per gli indennizzi dei lavoratori e  sanzioni per le aziende.
Altrimenti la Coppa del mondo rimarrà nella memoria come quella dello sfruttamento generalizzato.

Pubblicato

Giovedì 10 Ottobre 2019

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