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"Purché sia una cosa seria”

di

Gianfranco Helbling
La concertazione. Tutti la cercano, tutti la vogliono. A parole, almeno. È dalla sera del 16 maggio che il vocabolario politico ticinese è dominato dal termine “concertazione”, parola magica che d’incanto dovrebbe far dimenticare l’esasperata conflittualità degli ultimi sette mesi. Mercoledì, con il primo incontro fra i presidenti dei partiti di governo, sapremo se davvero è iniziata una nuova stagione politica in questa tormentata legislatura oppure se Marina Masoni potrà continuare a guidare il Dipartimento finanze ed economia (Dfe) servendosi soltanto delle mappe tracciate dalla sua ideologia. Intanto però l’esito delle votazioni del 16 maggio ha rimesso il Partito socialista (Ps), che con sindacati e associazioni aveva lanciato i referendum, al centro del dibattito politico: senza il Ps non è più ragionevole pensare di governare il Cantone. Delle nuove prospettive che si aprono e di quali possibilità ci siano per uscire dall’attuale impasse politica e finanziaria parliamo in questa intervista con il presidente del Ps Manuele Bertoli. Manuele Bertoli, la parola magica in questi giorni è “concertazione”. È questa la vittoria più importante della sinistra il 16 maggio, cioè aver fatto capire che non si governa a colpi di maggioranza? Direi che il 16 maggio la sinistra ha portato a casa due grosse vittorie. Una è quella cui accennava lei. L’altra è quella sulla socialità: il segnale venuto dal referendum cantonale sulle casse malati e da quello federale sull’Avs è chiaro circa la volontà popolare di non toccare le prestazioni sociali, in particolare quelle che vanno direttamente alle persone. Lei crede alla volontà degli altri partiti di dare contenuti allo slogan della “concertazione”? Io ho sempre avuto l’abitudine di trattare per trovare dei buoni accordi, in particolare quando lavoravo all’Associazione inquilini. Se proprietari e inquilini litigano, lo fanno ben sapendo che devono arrivare ad una soluzione perché, finito il contenzioso, avranno ancora a che fare l’uno con l’altro. Ciò non significa accettare tutte le proposte della controparte, ma discutere seriamente allo scopo di trovare una soluzione che possa servire a tutte le parti. Questo atteggiamento è fondamentale anche in politica: non garantisce che si arrivi ad una soluzione, ma pone le basi migliori per farlo. In questo senso il Plr sembra disponibile, qualche segnale d’apertura l’ha dato… Per ora mi sembra si tratti di aperture più formali che sostanziali. Ad esempio non solo non vuole ridurre i risparmi per il 2005, ma li vuole addirittura aumentare. Il Piano finanziario infatti prevede per l’anno prossimo 151 milioni di risparmi, ottenuti finanziando interamente i nuovi compiti con risparmi equivalenti sui vecchi compiti. Ora il Plr propone di rinunciare ai nuovi compiti, evitando così di dover risparmiare sui vecchi: un espediente che non risolve il problema e che è delicato anche perché ci sono dei nuovi compiti imposti da Berna, ai quali non si può rinunciare. Non solo, ma il Plr aggiunge anche il recupero dei soldi che il popolo non ha voluto come risparmi. Alla fine quindi si arriva a risparmi per il solo 2005 di 170 milioni. Con questo approccio da parte del Plr mi pare francamente difficile cominciare una discussione seria. Però il Plr si dice disposto ad entrare in merito su proposte per aumentare le entrate. Staremo a vedere: per ora il Plr aggiunge un no secco all’iniziativa dell’Mps, per cui non si capisce fino a dove vada questa disponibilità. Di certo noi non faremo i salvatori della patria, anche perché al Ps, essendo nettamente minoritario, mancano i numeri per farlo. Un discorso diverso sulle entrate quindi può andare avanti soltanto se condiviso da tutti. È dal 17 ottobre che gli altri partiti di governo dicono di aspettare proposte dal Ps sia sul fronte delle entrate che su quello delle uscite. Lei cosa dirà all’incontro di mercoledì? Dirò semplicemente che il Piano finanziario così come previsto è squilibrato e non è realistico. Per i prossimi tre anni il Piano finanziario prevede risparmi di 151 milioni nel 2005, di 52 milioni nel 2006 e di 26 milioni nel 2007. L’effetto cumulato di questi risparmi sui tre anni è di 583 milioni. Sul fronte delle entrate abbiamo invece 25, 26, rispettivamente 27 milioni che non sono altro che la rinuncia alla compensazione per il passaggio dalla tassazione biennale a quella annuale. La priorità per noi è quindi di riequilibrare le cifre del Piano finanziario, riducendo in maniera importante i risparmi e aumentando in maniera abbastanza importante le entrate. Sulle entrate qualche proposta l’abbiamo. Sulle uscite bisogna invece fare valutazioni attente che sono di competenza dei singoli Dipartimenti perché si deve tener conto anche dei ricavi legati a certi costi, dei trasferimenti di oneri e così via: altrimenti si improvvisa come fa la signora Masoni. Mercoledì le chiederanno anche la sua opinione sull’iniziativa dell’Mps. Sì, ma per il momento non ho intenzione di esprimermi. Dirò però che l’iniziativa dell’Mps pone un problema concreto: o la si accetta, o la si rifiuta, oppure si propone un controprogetto. Se c’è un accordo di tutti per rivedere l’imposizione delle persone giuridiche il Ps potrebbe sostenere un controprogetto che andasse in questa direzione. Però ci vuole anche l’accordo degli altri. Ed è su questo punto che il Plr deve specificare meglio il suo “no” all’iniziativa dell’Mps. L’iniziativa dell’Mps è stata firmata anche da molti socialisti. Bertoli, perché il Ps propenderebbe per un controprogetto e non per il sostegno puro e semplice all’iniziativa? Perché non credo che questo genere di riforme si possa fare a colpi di maggioranza. Lo dimostrano gli sgravi fiscali, attuati appunto a colpi di maggioranza: il risultato è sotto gli occhi di tutti, un disastro. Oggi da liberali (soprattutto) e Ppd mi aspetto una presa di coscienza che in passato si è esagerato e che l’iniziativa dell’Mps offre un’occasione per correggere la rotta e ripartire. Si dovrebbe rivedere anche l’imposizione delle persone fisiche? Sì, il grosso degli sgravi fiscali è stato operato in quest’ambito. Gli ultimi dati indicano che il Ticino ha una capacità fiscale complessiva corrispondente al 72 per cento della media nazionale: ma mentre per le persone giuridiche siamo al 90 per cento, per le persone fisiche siamo al 63 per cento. Aggiungo due cose. Intanto che aspettiamo che il governo confermi l’intenzione di estendere ai prossimi tre anni il decreto provvisorio con cui annulla lo sgravio occulto relativo al passaggio dall’imposizione biennale a quella annuale. E poi che si operi un ripensamento su fiscalità e trasferimento di oneri per quel che concerne i Comuni, per molti dei quali gli effetti degli sgravi sono stati tremendi. E le imposte di successione? Si potrebbe pensare ad una reintroduzione con una quota esente relativamente alta. Ma per il momento lascerei perdere questa possibilità perché preferisco lavorare ritoccando imposte che già ci sono piuttosto che proponendo la reintroduzione di imposte che il popolo ha voluto abolire. Si poteva sperare che il voto del 16 maggio facesse cambiare il clima in Consiglio di Stato, ma i fatti dicono che non è migliorato molto. Quello che certamente non è cambiato è l’atteggiamento della ministra delle finanze che, benché nettamente perdente il 16 maggio, ha riproposto in maniera piuttosto goffa il suo solito minestrone riscaldato. Il problema politico numero uno oggi è che abbiamo un grosso problema finanziario e una ministra delle finanze che non collabora nella ricerca di una soluzione. I Verdi hanno chiesto le dimissioni di Masoni e lei, Bertoli, non ha aderito a questa richiesta. Però un rimpasto in governo con la rinuncia di Masoni alla guida del Dfe non sarebbe un modo per uscire da questa impasse? È un problema che deve discutere il Consiglio di Stato. Ma è un tema che certamente si può porre. Tutto dipende dall’atteggiamento di Borradori, Gendotti e Pedrazzini, che finora hanno seguito Masoni. Se loro finalmente assumessero un’altra posizione le cose potrebbero davvero cambiare. Se la maggioranza di governo chiedesse a Masoni di presentare un aggiornamento del Piano finanziario più equilibrato, non le rimarrebbe altro che seguire questa indicazione. Ottimista per mercoledì? Spero che ci sia serietà. Se si vogliono affrontare i problemi per risolverli davvero ci vorranno forse diversi incontri, ma una soluzione la si può trovare. Se invece la serietà manca lo capiremo subito e allora sarà inutile continuare a parlare di “concertazione”.

Pubblicato

Venerdì 28 Maggio 2004

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