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Ps: "ripartiamo dalle critiche"

di

Fabia Bottani
Gianfranco Helbling
Lo scorso 26 aprile, il Comitato cantonale del Partito socialista si è riunito ad Arbedo. Tra i temi che hanno dominato le oltre tre ore di riunione,  l'analisi delle elezioni cantonali. Oltre tre ore in  cui  si è ammesso di aver vinto le elezioni – «Si poteva fare meglio ma non abbiamo affatto perso», disse nell'occasione il presidente Bertoli– ma si è anche lasciato spazio alle critiche, alle riflessioni, alle ferite non completamente rimarginate attorno alla scelta della lista per il Consiglio di Stato. «Tutto questo esercizio critico non è comunque stato fatto con l'intento di farci la guerra gli uni contro gli altri, bensì per fare meglio in futuro» afferma Giancarlo Nava  che proprio ad Arbedo si è esposto in prima persona con riflessioni puntuali sulla gestione della campagna elettorale. A un mese  dal dibattito sollevato durante il Comitato cantonale, abbiamo riunito il presidente Manuele Bertoli e lo stesso Nava per un faccia a faccia.

Giancarlo Nava, all'ultimo Comitato cantonale del Ps lei ha criticato in particolare lo svolgimento della campagna elettorale. Cosa non è andato come avrebbe dovuto?

Nava: La campagna elettorale avrebbe potuto essere migliore, più efficace, in grado di sfruttare meglio le potenzialità delle liste del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio.
Sembrava di assistere a due campagne elettorali, parallele, per il Consiglio di Stato.
Nava: Non penso. Forse in alcuni casi, come nei comizi, ognuno ha giocato un po' di più per sé. Ma credo che alla fine la squadra sia emersa. In particolare negli interventi pubblici e nei dibattiti radiotelevisivi.
Tuttavia Franco Lurà e il gruppo che lo sosteneva hanno fatto una campagna elettorale distinta da quella del Ps.
Nava: Il nostro gruppo ha organizzato una campagna elettorale cercando di sfruttare il potenziale della candidatura di Franco Lurà.
Ma è corretto far "banda a parte" in una campagna così importante?
Nava: Probabilmente sarebbe stato più giusto se questa campagna fosse stata organizzata insieme al partito. Se i fatti del 20 gennaio (quando Franco Lurà fu scelto dal Congresso per la corsa al Consiglio di Stato votata la scelta definitiva per il consiglio di Stato, ndr) fossero stati meglio valutati, se la nuova lista uscita dal Congresso fosse stata meglio analizzata, se si fosse ammesso che le carte in tavola erano leggermente cambiate, allora si sarebbe potuto costruire una nuova campagna, più consona alla nuova lista. Tenendo conto della nuova candidatura e integrando la campagna svolta dal gruppo Lurà alla campagna di tutto il partito.
Questo non si è verificato…
Nava: Non si è verificato, ma abbandonare completamente gli incontri elettorali organizzati del nostro gruppo avrebbe significato mancare di proporzioni. Occorreva dare un risalto al potenziale che avevamo.
Manuele Bertoli, il Ps ha ignorato il potenziale di Franco Lurà?
Bertoli: Non credo affatto che un modo diverso di gestire la campagna avrebbe potuto modificare significativamente il risultato delle elezioni. Non è la nostra campagna elettorale che ha portato alla crescita della Lega, ma lo spostamento del centrodestra per salvarne la presenza in governo. Non nascondo che la nostra campagna ha sofferto in parte del dibattito sulle candidature, un dibattito che rapidamente ha portato ad uno scontro. A me sta bene che il Congresso cambi la lista proposta dalla Direzione, fa parte del confronto democratico. Mi sta meno bene, invece, che questo fatto sia stato usato per delegittimare la Direzione. È l'effetto delegittimatorio che ha creato una certa tensione, ed era inevitabile che in parte si ripercuotesse sulla campagna.
Una campagna elettorale ha anche una funzione identitaria. Non si può negare che Franco Lurà ha saputo coinvolgere persone che forse si erano un po' allontanate dal partito.
Bertoli: Bisogna capire se questo riavvicinamento sia nato sulla base di una contrapposizione a qualcos'altro o per interesse. Lo vedremo nel corso della legislatura: se queste persone rimarranno, sarà positivo per tutto il partito.
Nava: Chi ha organizzato gli eventi di Franco Lurà e chi vi ha partecipato non li ha vissuti come eventi antagonisti: del resto non vi hanno preso parte solo simpatizzanti di Franco Lurà. L'idea lanciata attorno a Lurà è stata una piccola apertura che potrebbe diventare in futuro una grande apertura. Proprio in questi giorni si sta lavorando per costruire eventi a più ampio raggio per e con la società. È un nuovo modo di fare politica che potrebbe riavvicinare persone rimaste un po' ai margini.
Bertoli: Più di un anno fa uno dei compiti previsti per i Coordinamenti regionali era anche quello di organizzare dei momenti di informazione e formazione rivolti alla società…
Perché non se ne fece nulla?
Bertoli: Perché chi doveva agire non agì. Purtroppo vi è anche il fatto che l'organizzazione di questi eventi da parte di un partito sia vista da molti con sospetto. Hanno più successo se meno legati al partito. Auspico che tra i progressisti (Ps, altri partiti, movimenti, sindacati…) ci sia qualcuno che si proponga, con il contributo di tutti, per offrire dei momenti di riflessione a largo raggio. Mi è spiaciuto che durante la campagna elettorale, che è un momento un po' diverso dagli altri, questo tipo di attività non sia stata proposta per la campagna di tutto il partito. È stata una scelta che ha creato qualche dissapore, per cui non tutte le energie sono poi andate in una direzione armonica.
Nava: Se qualche dissapore all'inizio ci può essere stato, si è poi progressivamente dissolto.
Qualche ferita aperta però è rimasta, lo si è visto ancora all'ultimo Comitato cantonale…
Bertoli: Non possiamo nascondere che qualcosa di non risolto è rimasto. Quello che dobbiamo saper fare ora è cogliere il meglio dalle critiche, se fondate, imparando da quanto è successo. Occorre lavorare tutti assieme. Del resto la direzione stessa ha vissuto al suo interno delle differenze, su Lurà non è stata unanime….
Nava: E siccome la direzione non è stata unanime, nemmeno quella delegittimazione denunciata dopo il 20 gennaio è giustificata. Neppure all'interno del gruppo che ha voluto Franco Lurà quest'idea è stata prevalente. Noi, con Franco Lurà, abbiamo semplicemente voluto proporre una persona in più, senza delegittimare nessuno.
Bertoli: Nel Ps è stata posta una questione di sfiducia verso la Direzione manifesta. Negarlo significa negare un'evidenza. Ma questo è stato fatto ancor prima del Congresso, è stato fatto a fine ottobre, alla presentazione della lista per il governo, quando si è sentito dire da più parti che la direzione "non capisce, non sa ascoltare" e che deve "riflettere, fare autocritica". Accuse dalle quali non era possibile difendersi senza dare l'impressione di arroccarsi. Per questo il risultato del Congresso prima e delle urne poi ha assunto anche il significato di un giudizio su questo confronto interno.
E l'elettorato non ha deciso, confermando la scelta del Congresso, posizione per posizione, per il consiglio di Stato, ma plebiscitando Bertoli per il Gran Consiglio…
Bertoli: È un responso aperto a diversi tipi di lettura. Ancora oggi faccio fatica a dare una spiegazione chiara e convincente di questi risultati diversi per governo e parlamento.
Da parte del "gruppo Lurà" c'è una disponibilità a lavorare nell'interesse del partito? Cosa vi aspettate dal Ps per diventare operativi?
Nava: Mi aspetto quelle cose che vedo già oggi apparire all'orizzonte: un approfondimento delle tematiche sollevate in Comitato cantonale e la volontà di coinvolgere persone di varia estrazione vicine alla sinistra in grado di dare validi contributi al partito: economisti, uomini di cultura, artisti… Un mondo variegato che da un po' di tempo il partito non riesce a coinvolgere nella sua azione e che era difficile coinvolgere all'ultimo momento nella compagna elettorale.
Bertoli: Non concordo su questa visione di un partito isolato. Da sempre il coinvolgimento di persone e movimenti avviene, ma tema per tema, in occasioni puntuali. Per il futuro dobbiamo creare dei legami permanenti, costanti e concreti.
Altro punto di divergenza tra di voi, l'analisi del successo della Lega. Secondo Nava la sinistra non è priva di responsabilità…
Nava: Non credo ci siano divergenze: semplicemente penso che si debba riflettere su questo risultato. Bertoli ha dato una sua spiegazione: "la Lega usa metodi che noi non potremmo mai utilizzare". Partendo da qui la sinistra dovrebbe a mio avviso iniziare, insieme ad altri, un'azione culturale di denuncia su quello che fa la Lega. Non possiamo restare indifferenti, il Ps deve mettersi alla testa di chi inizia a reagire vigorosamente. Occorre creare un movimento, trasversale, educativo e di crescita civile per fare in modo che la popolazione cessi di essere inquinata da questo modo facile di fare politica. Un modo che ottiene risultati ma che è altamente diseducativo.
Bertoli: In quello che dici c'è una parte di ragione. Ma la società oggi è meno ingessata di una volta. E c'è anche una parte di sinistra che nei modi non agisce con modalità particolarmente "educative". Tutti questi sono elementi che rendono difficile dare una risposta alla Lega e alla dicotomia "stilistica" Borradori-Bignasca. In questo compito "educativo" ho il sospetto che il ruolo della politica non sia molto importante. In passato quando la Lega ha suscitato reazioni forti sui metodi da parte della politica, alla fine ne ha sempre tratto vantaggio.
Franco Cavalli sostiene che per contrastare l'Udc e la Lega un po' più di populismo da parte della sinistra non guasterebbe.
Bertoli: Sono totalmente contrario a questa tesi. Il populismo lo paghi. Perché ti mette prima o poi in contraddizione. E lo paghi soprattutto a sinistra: perché la sinistra è molto più vigile e autocritica sulle sue contraddizioni rispetto agli altri.
Nava: Sono d'accordo con Manuele. La Lega va combattuta denunciando la facilità con cui lancia i messaggi. Ma bisogna combatterla su più fronti, non solo su quello politico. Anche perché qualche volta sul piano politico hanno pure ragione.
Tanto che Patrizia Pesenti s'è rallegrata per la rielezione di Borradori.
Bertoli: La valutazione di Pesenti credo sia soprattutto personale, perché in un gruppo di cinque persone il rapporto interpersonale è molto più importante che in uno di 90 o di 250, dove contano più gli schieramenti.
Il Ps però ha una certa difficoltà a far passare compiutamente le sue tesi. Forse anche per colpa sua. Nel caso dell'inceneritore di Giubiasco, ad esempio, l'aver insistito così tanto sulla posizione legalista non ha poi messo in ombra le posizioni critiche, ben ponderate e molto articolate che il Ps ha in materia di rifiuti?
Bertoli: Sull'iniziativa "28 inceneritori bastano" nel Ps si è aperto da subito un fronte interno: alcuni hanno avuto interesse a usare l'iniziativa per un antagonismo interno. Lo si è visto, ad esempio, nel diverso comportamento di Alex Pedrazzini e Sergio Savoia rispetto al loro partito. Il primo se n'è ben guardato dal fare una battaglia interna al Ppd per trascinare il suo partito in questa avventura. Cosa che invece Savoia e altri hanno fatto (ne avevano il diritto) anche per una questione di visibilità interna. Questo ha avuto un forte peso: se un partito è tutto preso dagli antagonismi difficilmente riesce poi a far emergere la sua vera posizione. A parte ciò, è vero che abbiamo un problema di comunicazione, anche perché tranne area i media verso il Ps hanno un pregiudizio che rende molto difficile far passare nostre posizioni che non siano le più scontate o attese.
Nava: Sulla questione dell'inceneritore si è insistito troppo sull'aspetto legalista. E questo ci ha impedito di dire tutta una serie di cose sui rifiuti, sul dimensionamento dell'inceneritore, sul raccordo ferroviario ecc…
Bertoli: Il fatto è che a me si è sempre chiesto dell'aspetto giuridico, perché è su quello che verteva il confronto interno. Ma se noi avessimo sostenuto l'iniziativa, dopo la sentenza del Tribunale federale ci saremmo esposti ad una critica, fondata, di aver preso in giro la gente.
Nava: Ti seguo. Ma così non abbiamo parlato alle popolazioni direttamente toccate. Li ho sentiti i compagni di Sant'Antonino: sono tutti scontenti. E agli scontenti non si può fare solo il discorso legalista.
Bertoli: Sì, ma gli si deve anche dire la verità. In politica è fondamentale dire la verità. Perché se si mente lo si paga, fino in fondo.
Dal Comitato cantonale del 26 aprile tutto tace. Cos'è successo da allora?
Bertoli: Per le elezioni federali abbiamo modificato la procedura istituendo la Commissione cerca, che ora è a lavoro. Poi a metà giugno ci sarà il dibattito interno e il 26 giugno ci sarà un nuovo Comitato cantonale. Qualche elemento di apprendimento rispetto a quanto successo nella campagna per le cantonali c'è dunque stato.
Rispetto a quanto si diceva sulla Lega, e premesso che siano date le condizioni, un sostegno esplicito alla candidatura di Dick Marty per il Consiglio degli Stati è immaginabile?
Bertoli: Sicuramente noi avremo una nostra candidatura al primo turno. Personalmente sono possibilista per un sostegno esplicito al secondo turno a candidature più vicine a noi qualora la nostra candidatura manifestamente non avesse alcuna chance. Ma è troppo presto per parlarne. E ricordiamo che in questo Cantone c'è una fortissima maggioranza di centro-destra per la quale è facilissimo scambiarsi i voti, come è sempre accaduto in passato.
Nava: Mi adeguerò alle decisioni del partito su questo tema, ma l'aria che tira fra i compagni è di esplicito appoggio a Dick Marty fin dal primo turno. E, accanto al voto per il nostro candidato, un appoggio esplicito fin dal primo turno a Marty non mi disturberebbe, tenuto conto di quanto si è potuto collaborare con lui in passato.
Il Mendrisiotto si sente spesso un po' trascurato da Bellinzona. E la candidatura Lurà era nata come una candidatura espressione del Mendrisiotto. Significa che i compagni momò si sentono un po' lontani dal Ps?
Nava: No. La candidatura Lurà è nata a Mendrisio, è diventata del Mendrisiotto e per finire si è trasformata in candidatura cantonale. E a quel punto Lurà è stato un candidato al pari degli altri quattro. La sua, anche se forse qualcuno l'ha vissuta così, non è stata una candidatura in chiave regionalistica. Piuttosto ci si dovrà porre la questione dei circondari elettorali sulla lista del Ps. Perché il rischio che intere regioni del Ticino non abbiano rappresentanti socialisti in Gran Consiglio è molto forte.
Bertoli: Sono per il circondario unico, ma so che questa questione ritornerà d'attualità ad ogni elezione.          Se si deve discuterne lo si faccia subito. Spero solo che si possa farlo serenamente e che alla fine tutti accettino il risultato senza dietrologie, dimostrando che sappiamo gestire la democrazia interna. Perché dell'ultima campagna elettorale questo è stato uno degli aspetti più preoccupanti. E che ci ha fatto spendere un sacco di energie inutili.
Nava: Un po' di energie sono state spese, ma non così tante e non così improduttivamente. E ho abbastanza esperienza del partito per dire che alla fine le ferite si rimarginano. I fatti lo dimostrano: abbiamo cominciato a discutere in ottobre, abbiamo risolto il quesito in gennaio, ora ne discutiamo e a giugno troveremo delle belle vie d'uscita.

Pubblicato

Venerdì 25 Maggio 2007

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