Sì al lavoro gratuito. Il via libera alle ore non retribuite di lavoro senza dover dimostrare la necessità economica arriva direttamente da Swissmem, l'associazione padronale delle industrie metalmeccaniche in Svizzera.

Lo denunciano i sindacati Unia e Syna/Ocst al termine dell'incontro di martedì 15 febbraio con la parte padronale relativo alle due ore e mezza settimanali gratuite volute dalla Trasfor di Monteggio. Quella di Swissmem è una presa di posizione di una bocciofila (con tutto il rispetto per quest'ultime), ma del più grande datore di lavoro nazionale in campo industriale (350mila occupati) e firmataria di una convenzione nazionale che interessa 130mila lavoratori. Un'associazione il cui presidente in carica fino allo scorso anno, Johann Schneider-Ammann, oggi è il consigliere federale responsabile del dipartimento dell'economia. Insomma, Swissmem ha un peso economico e politico di tutto rispetto nel paese.
La scelta dell'associazione padronale di schierarsi al fianco di Trasfor nell'obbligare i suoi dipendenti a regalargli 30mila ore annue senza dimostrare la situazione economica, è carica di conseguenze. Basta che una qualsiasi ditta dica di aver problemi col franco forte a una commissione del personale "addomesticata", e il via libera al lavoro gratuito è cosa fatta.
Interpellata da area, alla responsabile della politica padronale di Swissmem, Daniella Lützelschwab, non interessa il modo con cui la dirigenza di Trasfor abbia ottenuto la firma della commissione del personale sulle ore regalate. L'essenziale per Swissmem è che la firma ci sia. Ricordiamo brevemente: durante una tragicomica panettonata natalizia, al termine di un breve discorso in cui si accenna a vaghe difficoltà economiche aziendali relative al franco forte, la dirigenza chiede ai dipendenti di approvare la misura del lavoro gratis. Ottenuto il sì per alzata di mano, la misura è prontamente controfirmata dalla commissione del personale.
Poco importa a Swissmem se oltre la metà dei dipendenti di Trasfor (152 su 275) abbia firmato una petizione per chiedere l'annullamento delle ore gratuite, se la commissione del personale oggi non esiste più perché gli operai l'hanno sfiduciata, se ci sia stata una giornata di sciopero nella quale operai compatti hanno alzato la testa rifiutando la logica del lavoro gratuito. Per Swissmem la procedura è assolutamente legittima. Anzi, secondo l'associazione padronale, l'azienda non è tenuta a presentare nel dettaglio la situazione economica che giustifichi la misura del lavoro gratuito in alternativa ai licenziamenti.
Di Trasfor sappiamo, solo perché l'ha confermato a più giornalisti il direttore delle finanze Claudio Zehnder, che la ditta ha chiuso il 2010 nelle cifre nere, in utile per intendersi. Situazione molto simile per la seconda ditta che sta facendo lavorare i propri dipendenti un paio d'ore la settimana gratuitamente, la Dätwyler di Altdorf (Canton Uri).
Come nel caso della Trasfor, la colpa dei presunti problemi economici aziendali risiederebbe nel franco forte. Ebbene, nel 2010 la Dätwyler ha subito un calo degli affari dovuto al franco forte di 61,4 milioni di franchi su una cifra d'affari complessiva di 1,32 miliardi di franchi (fonte Tages Anzeiger). Poco o nulla, ossia il 4,6 per cento in meno a causa del franco forte a fronte di un giro d'affari progredito del 17 per cento rispetto all'anno prima. Insomma, gli affari vanno bene salvo una leggera contrazione per via del cambio. Per evitare si riduca il profitto dei proprietari, si fa lavorare gli operai due ore alla settimana gratis.
Ora sui casi Trasfor e Dätwyler sarà un tribunale arbitrale a decidere se le aziende abbiano a meno rispettato la Convenzione delle metalmeccanica. Ciò significa almeno un paio di mesi se tutto filasse liscio.  
Chiudiamo con la cronaca delle ultime vicende alla Trasfor. Il giorno successivo al nulla di fatto dell'incontro del 15 febbraio tra le parti sociali, l'azienda ha convocato un'assemblea alla quale hanno partecipato anche i rappresentanti sindacali. Sembra che sia la prima volta che i sindacati abbiano potuto mettere piede all'interno della fabbrica. Nel suo intervento, il direttore Gianpaolo Palladini avrebbe usato dei toni più concilianti, accennando a errori commessi e la disponibilità della direzione nel trovare una soluzione condivisa. È stata quindi decisa la costituzione di una commissione elettorale, incaricata di trovare dei possibili candidati per la nuova commissione del personale. Le elezioni si terranno il 3 marzo.
Oggi, esattamente come al termine della giornata di agitazione dell'otto febbraio, agli operai della Trasfor restano due scelte percorribili. La prima, il ricorso a mezzi di lotta per costringere la proprietà a tornare sui suoi passi, rifiutando con orgoglio il lavoro gratuito e la mancanza di rispetto nei loro confronti. Una reazione di dignità che presuppone però una larga condivisione tra gli addetti alla produzione come hanno dimostrato nel giorno dell'astensione dal lavoro.
L'altra strada consiste nel dar fiducia al dialogo dopo la timida apertura dimostrata dall'azienda (che rappresenta comunque una svolta nell'atteggiamento finora tenuto dalla direzione).
Quest'ultima opzione sembra essere la strada scelta dagli operai. Il tempo dirà se sarà stata pagante. Se del caso, gli operai possono sempre cambiare idea.


Il commento: A che gioco gioca Swissmem

Dietro la mossa di Trasfor si nasconde forse una strategia nazionale di Swissmem? Alcuni fatti suggeriscono quest'ipotesi. Delle mille ditte affiliate a Swissmem, solo una quarantina d'imprese compongono il Consiglio di amministrazione dell'organizzazione padronale. E sono proprio due imprese presenti del Cda, la Trasfor e la Dätwyler, ad aver invocato l'articolo 57.4 della convenzione della metalmeccanica per prolungare gratuitamente l'orario di lavoro dei propri dipendenti.
Sarà un caso che fra le mille imprese che avrebbero potuto invocare l'articolo 57, siano state proprio due aziende che fanno parte del Cda di Swissmem ad averne fatto uso? Fantapolitica sindacale? Forse. Di certo non avremo mai conferme. Con esportazioni pari a 63 miliardi di franchi che rappresentano quasi il 35 per cento del flusso di merci in uscita dalla Svizzera, per le imprese affiliate a Swissmem è indubbio che il super franco sia un tema "sensibile". Swissmem ha difeso il rifiuto delle due aziende di dimostrare nel dettaglio le cause economiche che giustificherebbero il ricorso alle ore gratuite per evitare licenziamenti. Secondo la responsabile della politica padronale di Swissmem, Daniella Lützelschwab, il ricorso all'articolo 57 rimarrà però  un'eccezione.
Di sicuro la reazione delle maestranze della Trasfor ha dimostrato che i lavoratori non sono disposti ad accettare supinamente il lavoro gratuito. E molti imprenditori ci penseranno bene prima di rischiare di provocare una reazione simile nelle loro aziende. Forse anche per questo l'articolo 57 resterà un'eccezione.

Pubblicato il 

25.02.11

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