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"Provate voi a fare le pulizie"

di

Maria Pirisi
Non sono più disposte a chinare il capo le donne impiegate per le pulizie degli stabili amministrativi e delle scuole del Cantone. Il personale (quasi tutte donne) è sul piede di guerra (si veda anche area n. 38 del 23.09.05) e si ribella contro il Governo ticinese intenzionato a ridurre loro le ore e a privatizzare il servizio. L’incontro fra i rappresentanti del servizio pubblico Vpod e Ocst e il Consiglio di Stato si è concluso lo scorso martedì con un nulla di fatto, ergo lo sciopero della categoria, previsto per il prossimo 13 ottobre, si farà. «Siamo profondamente delusi – commenta Nadia Pittà sindacalista della Vpod – dall’atteggiamento del governo che ottusamente si ostina a promuove dei provvedimenti così antisociali. Di fronte a questa chiusura di trattativa, la risposta risoluta non può essere che lo sciopero.» E non c’è niente che lasci ben sperare che l’Esecutivo compensi il taglio delle ore del personale con una misura alternativa. Le donne delle pulizie sono pronte: chi di loro non potrà scendere in piazza, per timore di perdere il posto, assicurerà la propria solidarietà coprendo come può l’assenza delle colleghe che incroceranno le braccia. area in questo articolo ha dato voce ad alcune di loro. Ha un piglio combattivo Mara* mentre esprime la sua rabbia contro il Governo: «Pensavano che saremmo stati zitti – dice – perché forse ci considerano l’ultima ruota del carro. Ma stavolta noi non rimarremo in silenzio e vedranno se non sapremo farci sentire!». 53enne, lavora da dieci nel settore, è madre di un figlio ed è separata, riceve le Prestazioni complementari e il suo stipendio è fondamentale nell’economia della sua famiglia monoparentale. Come tutte le altre viene pagata 19 franchi lordi all’ora e guadagna circa 1'100 franchi lordi al mese. Non vuole si specifichi neanche l’istituzione in cui lavora: «Non si sa mai – spiega – a volte chi protesta viene emarginato ed io non posso permettermi di rischiare. Alla mia età, sa, nessuno ti dà più un lavoro. Mi hanno rassicurata che il mio monte ore non verrà toccato ma io non so se fidarmi. Nessuna di noi è tranquilla: quando ridurranno le ore non guarderanno in faccia nessuno». Mara però è andata alla manifestazione del personale delle pulizie martedì 20 settembre: «Bisogna essere solidali, siamo una categoria di persone facilmente attaccabile da questi tagli governativi. I politici non si rendono davvero conto della precarietà della nostra situazione». Fino a pochi anni fa, racconta, ha vissuto con un budget al di sotto del minimo facendo salti mortali per allevare il figlio che ora, diciottenne, contribuisce con il suo modesto guadagno di apprendista. Se non parteciperà allo sciopero è perché non c’è nessuno a sostituirla. «Temo – dice – di rischiare una non riconferma del mio contratto. E non voglio assolutamente trovarmi a spasso a dipendere dalla disoccupazione o dall’assistenza. Ma quel giorno farò di tutto per essere presente alla manifestazione perché quanto sta succedendo sulle nostre teste è vergognoso. Economicamente siamo sul filo del rasoio ed anche se ho un po’ di paura l’affronto. Vengano i politici a vedere da vicino il nostro lavoro. Perché non provano per una volta soltanto a pulire i cessi nello stato in cui li ritroviamo spesso noi? Come pretendono che si rispettino tutte le norme igeniche se poi non ci danno neanche il tempo di fare bene il nostro lavoro? Ci dicono che tutti dobbiamo fare sacrifici, con la differenza che se a uno che guadagna 10 mila franchi gliene tolgono 500 neanche se ne accorge, mentre se ne tolgono a noi 300-400 ci sconvolgono la vita». A rinforzare Mara arriva la testimonianza di Alda* che lavora in due scuole da 4 anni. «Sa nel mio caso espormi – dice – significa avere dei problemi con la direzione. Anche se questo non mi impedisce di partecipare alle manifestazioni. Sappiamo che solo il fatto di aver chiesto spiegazioni all’ufficio competente sul nostro futuro, è stato visto come un tentativo di sobillazione. La cosa più sconcertante è l’incertezza in cui ci stanno buttando. Sono davvero preoccupata all’idea che mi riducano il lavoro, arrivo al massimo a 1’800-2000 franchi lordi al mese e mi chiedo come farò a compensare visto che io e mio marito abbiamo due bambine. Qui alla scuola siamo 15 donne in totale e ognuna di noi ha paura di essere danneggiata più di un’altra. Può immaginare le tensioni e la competitività che l’idea del taglio di ore può generare. Per questo, nonostante la mia paura, sto seriamente pensando di scioperare, perché non voglio che ci mettano le une contro le altre». Dal canto suo, pacata e risoluta Elena Pittaluga, responsabile delle donne delle pulizie della Scuola professionale artigianale e industriale (Spai) di Trevano, parla a viso scoperto: «Non ho partecipato alla manifestazione – ci dice – perché credo più nelle azioni concrete e nel dialogo con la controparte. Ho però raccolto ben 100 firme per la petizione in nostro favore e appoggiato le colleghe che hanno scelto di protestare in piazza. E sarò ancora solidale con loro se vorranno scioperare. Sono contenta poi che dalla nostra parte si sia schierato anche il direttore della Spai e i docenti ». Nella scuola sono in 4 a fare le pulizie. «Lavoriamo dalle 19 alle 22 – spiega – e poi puliamo le palestre dalle 22 all’1,45. Sono preoccupata non tanto per me stessa (ho 49 anni) ma per quelle donne che sono sulla soglia della pensione e che, subendo una diminuzione del monte ore, non hanno comunque nessuna possibilità di trovare un lavoro che compensi la perdita. A cinquantanni sei ormai “fuori mercato”». La Spai di Elena comporta una pulizia più impegnativa che negli altri stabili. «Perché – si chiede – nessuno dei rappresentanti del Governo viene da noi a vedere che cosa in concreto significano quei tagli? Sapessero che cosa troviamo la sera quando andiamo a pulire lo stabile: sono sicura che dopo aver dato un’occhiatina ai gabinetti centrali ritornerebbero subito sui loro passi. Una scuola come la Spai è quasi sempre occupata fino a tardi. Questo significa tanta gente che circola e sporca. C’è un’officina meccanica, ci sono i panettieri. Pensi solo alla farina sparsa per terra che a contatto con l’acqua s’impasta e non va via con una semplice passata di straccio: bisogna scrostarla. Se ridurranno le ore, non potranno pretendere che si riesca a pulire e a mantenere un’igiene perfetta dopo due giorni di sporcizia accumulata. Sono disgustata dall’indifferenza da parte dei politici». E qui Elena si lascia andare ad un ultimo sfogo: «Vogliono poi privatizzare il servizio? Bene così facendo rischiano di aprire le porte al dumping salariale e al lavoro nero. Quando noi ci rifiuteremo di accettare una paga inferiore a meno di 19 franchi all’ora, la ditta privata potrà sempre ricattarci dicendo che al nostro posto può prendersi delle frontaliere a 13 franchi l’ora. Guardi io sono una patriota convinta e mio padre mi ha sempre insegnato che bisogna anche fare dei sacrifici per amore della collettività. Ma se oggi potesse vedere quanto sta succedendo si rigirerebbe nella tomba. È indecente come vengono sempre attaccati i più deboli.Ci hanno sempre abituato a dire di sì ma adesso si sta oltrepassando ogni limite». __________________ * Nomi di fantasia per tutelare l’identità delle intervistate

Pubblicato

Venerdì 7 Ottobre 2005

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