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Proposta indecente

di

Generoso Chiaradonna
Il prossimo 24 novembre saremo chiamati alle urne per esprimerci sulla revisione della Ladi (Legge federale sull’assicurazione contro la disoccupazione). Revisione voluta dagli ambienti padronali e dai partiti borghesi e contrastata dal movimento sindacale contro cui aveva, a suo tempo, lanciato un referendum. La legge in votazione, se approvata, intaccherà la protezione dei lavoratori e di chi ha avuto la disgrazia, a causa delle contingenze di mercato del lavoro, di cadere in disoccupazione. I punti cruciali sono la diminuzione del numero delle indennità. Dalle attuali 520 si passerà a 400 indennità giornaliere. E questo per la maggior parte degli assicurati. Per intenderci coloro che hanno meno di 55 anni. Altra novità negativa, sempre se approvata dal popolo, è l’eliminazione del contributo di solidarietà prelevato sugli alti stipendi (superiori ai 100 mila franchi annui), da molti giudicato un affronto bello e buono. Se questo e il concetto di “solidale”, “sociale” ed “efficace” che propugna il consigliere federale Couchepin viene completamente invertito l’ordine dei fattori, questa volta per far cambiare il risultato. Si applicherà una sorta di solidarietà verso l’alto. Dai bassi salari ai redditi elevati. Di questa contestata revisione e della consultazione popolare di novembre, abbiamo parlato con Renzo Ambrosetti, presidente nazionale del sindacato Flmo. Presidente Ambrosetti, cosa risponde il sindacato alla provocazione di Couchepin e del fronte padronale di definire la revisione della legge sull’assicurazione disoccupazione (Ladi) che prevede la riduzione della durata delle indennità: sociale, solida ed efficace? Lo contesto nel modo più assoluto. Semmai, sociale, solida ed efficace è la legge attuale. I cambiamenti proposti in un momento in cui le difficoltà economiche sono grandi e le previsioni congiunturali segnano il brutto tempo, specialmente per quanto riguarda l’industria svizzera in cui sono previsti ulteriori licenziamenti, sono solo provocazioni. Questa legge, negli anni novanta, ha dimostrato di essere un ottimo ammortizzatore sociale. È fuori luogo qualunque cambiamento in senso negativo per i lavoratori. La durata attuale delle indennità di disoccupazione, 520 indennità per un periodo di 2 anni, è tale da permettere il reinserimento professionale della maggioranza dei soggetti toccati… È lo spirito della legge attuale. Ma non è solo questo il problema. Ripeto in un periodo in cui si andrà sicuramente verso un aumento della disoccupazione, la revisione proposta penalizzerà sicuramente qualcuno. I fautori della revisione portano a favore della stessa che la riduzione delle indennità non riguarderà chi ha superato i 55 anni Il cambiamento toccherà, per ammissione dello stesso Consiglio federale, un numero elevato di persone. Si parla del 20 per cento degli assicurati. Oltre a questo aspetto, vi è quello riguardante l’aumento del periodo minimo di contribuzione dagli attuali 6 mesi a un anno. Ciò vorrà dire per tanti un periodo di carenza di un anno. Penso ai giovani al primo impiego, alle donne che dopo la maternità vogliono rientrare nel mercato del lavoro e soprattutto coloro che sono in una situazione precaria (lavoratori temporanei, su chiamata ecc…). Costoro prima di raggiungere un anno di contribuzione ne passa di tempo. La nuova Ladi prevede anche la soppressione del contributo di solidarietà prelevato sugli stipendi elevati. Come giudica una tale decisione? È un affronto al buon senso. Anche il Consiglio federale si rende conto che ciò è un elemento debole della legge però in Parlamento, a suo tempo, la destra la spuntò. I fautori più che parlare di questo preferiscono puntare sul fatto che anche il prelievo sui salari più bassi diminuirà dal 3 per cento al 2 per cento. Secondo me anche questo è inaccettabile perché si rischia di intaccare la solidità finanziaria della Ladi. È un ragionamento miope se si guarda al fatto che ora le casse sono in attivo, ma domani? Con i nuvoloni che ci sono all’orizzonte qualunque buon cassiere vorrebbe mettere, come si dice, fieno in cascina adesso per far fronte alle maggiori uscite di domani. A distanza di neanche due mesi dalla votazione popolare sulla Lmee, il sindacato tutto si ritrova di nuovo a fronteggiare i tentativi d’attacco della destra economica al sistema sociale. Ma è anche questo il ruolo del movimento sindacale? Noi – lo abbiamo scritto nella nostra storia – abbiamo il dovere di contrastare tutti i tentativi di smantellamento dello stato sociale. Quest’ultima legge è uno di questi tentativi. Non bisogna dimenticare che la revisione colpisce chi è già disoccupato, quindi in difficoltà non per scelta sua ma perché c’è un’economia che non funziona. Dobbiamo dare delle garanzie a chi cade in disoccupazione per evitare che aumenti la povertà e lo scontro sociale. Ripeto: è sbagliato modificare un dispositivo che ha dimostrato negli anni di crisi di funzionare egregiamente. I promotori sostengono che vogliono semplicemente evitare gli abusi… Innanzitutto per evitare gli abusi ci sono già gli strumenti adatti. Non bisogna far pagare a chi non c’entra. Far passare l’idea che grazie alla Ladi ci siano non si sa quante persone disposte a venire in Svizzera a fare il “disoccupato” è semplicemente assurdo e si soffia sul fuoco della xenofobia.

Pubblicato

Venerdì 25 Ottobre 2002

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