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Profitti vergognosi e la RSI gongola

di

Franco Cavalli

Mi ripeto, ma forse serve. È molto noioso che spesso buona parte dell’informazione che la Rsi passa allo scoccare di ogni ora venga dedicata ai risultati trimestrali di aziende e banche elvetiche. Come mai ciò non capita nelle altre regioni linguistiche? A Comano non riescono proprio a capire che uno che vuole sapere cosa sta capitando nel mondo, si sente preso per i fondelli se deve sorbirsi per 30 secondi il risultato trimestrale della Lonza? Il massimo è stato raggiunto qualche settimana fa quando l’annunciatrice, con tono quasi emozionato, ha annunciato che nel secondo trimestre, i profitti dell’Ubs avevano sfiorato i 700 milioni di franchi. Aggiungendo  – si continuava –  i profitti di quasi un miliardo realizzati nel primo trimestre, appariva che la nostra principale banca si sta riaffermando come leader del settore.


Mi preme quindi ricordare che Ubs è stata salvata, a suon di miliardi, con una decisione che ha rasentato il colpo di stato, dal Consiglio Federale e che la nostra banca leader nel frattempo ha proceduto ad una vasta macelleria sociale, licenziando migliaia di persone. E, attualmente, sia gli Stati Uniti che la Francia stanno conducendo una guerra commerciale contro il nostro paese per i comportamenti illegali dei suoi manager. Per fatti meno gravi nel passato si usava addirittura ricorrere alle armi.

 

Ma mi hanno fatto accapponare ancora di più la pelle le notizie riguardanti i guadagni stratosferici del gruppo farmaceutico Roche nel primo semestre 2013, che hanno visto l’utile netto compiere un balzo del 40 per cento rispetto allo stesso periodo del 2012. Fatturato globale appena sotto ai 24 miliardi di franchi, pari a un tasso di profitto superiore al 25 per cento! Come è stato rilevato da più analisti, questi risultati si spiegano soprattutto con la forte richiesta di farmaci anti-tumorali. È qui che il tutto diventa a dir poco scandaloso. Perché bisogna sapere che Roche e Novartis sono tra le ditte maggiormente responsabili dell’incredibile esplosione dei costi dei farmaci anti-tumorali. Gli ultimi immessi sul mercato costano addirittura 150’000-160'000 franchi all’anno per un singolo paziente, contribuendo così a far esplodere i costi della salute e l’ormai insostenibile aumento dei premi delle casse malati.

 

Recentemente cento tra i più conosciuti onco-ematologi statunitensi hanno pubblicato una lettera aperta dove condannano con forza il comportamento dei grandi monopoli farmaceutici, che, pur di ottenere profitti stratosferici, non esitano a chiedere prezzi sproporzionati e assolutamente non giustificati dai costi di produzione, per i nuovi farmaci anti-tumorali. Anche i maggiori esperti mondiali  al World Oncology Forum, riunito a Lugano nell’ottobre 2012, avevano concluso che si tratta di una politica inaccettabile che esclude il 90 per cento della popolazione mondiale alla cura.

 

Si profila quindi una situazione come quella nel campo dei farmaci anti-Aids, dove solo la ribellione dell’opinione pubblica mondiale aveva costretto i grandi monopoli farmaceutici a diminuire drasticamente il prezzo, accettando anche l’uso di medicamenti generici. Altrimenti milioni di pazienti non potranno mai trarre profitto dai progressi della ricerca, ma questi andranno solo a vantaggio degli azionisti e dei grandi manager.
Vasella docet!

Pubblicato

Lunedì 2 Settembre 2013

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