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Primo, non riciclare

di

Fabio Lo Verso
Con il fallimento di Swissair, la strage di Zugo, la catastrofe del Gottardo e l’incidente aereo di Kloten, il tema della lotta al riciclaggio di denaro sporco – ieri al primo posto nell’agenda politica svizzera – è passato inevitabilmente in secondo piano. Non sono comunque sfuggiti alle autorità federali i primi sintomi di una preoccupante crisi nella guerra alla finanza occulta, che si sono manifestati all’Associazione romanda degli intermediari finanziari (Arif), con sede a Ginevra, uno dei dodici Organismi di autoregolamentazione (Oar), introdotti dalla legge antiriciclaggio. Una crisi dietro cui si intravede un problema forse imprevisto o volontariamente eluso: il conflitto di interessi, potenziale o anche concreto, che potrebbe nascere affidando il controllo degli intermediari finanziari agli stessi intermediari finanziari. È una delle possibili aberrazioni derivanti dal principio dell’autoregolamentazione applicato per la prima volta al settore parabancario*, con la nuova legge in vigore dal 2000. Un principio che prevede che le regole e l’applicazione delle norme vengano decise e osservate tra i rappresentanti di una data categoria, seguendo l’idea che il rispetto di queste sia nell’interesse di tutti i professionisti di un determinato settore. Rischi più forti nelle società private Eluso, imprevisto, oppure semplicemente preso sottogamba, il rischio di conflitto di interessi rimane comunque di facile percezione in società private o associazioni, quali gli Oar, che appaltano i mandati presso l’Autorità di controllo in materia di riciclaggio, a Berna, e sono pagate dalle entità fatte oggetto di controllo. A Ginevra, l’Associazione romanda degli intermediari finanziari (Arif), ha convissuto con questo rischio sin dalla sua ammissione nel cerchio ristretto degli Oar svizzeri, nel dicembre 1999. Non sono mancati «aggiustamenti» effettuati nel frattempo proprio per risolvere conflitti potenziali: nel luglio 2000, l’associazione prendeva così atto delle dimissioni coatte di un membro del comitato esecutivo «rese inevitabili in ragione dei mandati di revisore che esercitava per un certo numero di affiliati dell’associazione». Era cioè logicamente dichiarata incompatibile la funzione di gestore dell’organismo di controllo e quella di titolare di una società fiduciaria che faceva affari con buona parte degli intermediari finanziari ad esso affiliati, e quindi oggetto di controllo. Il caso della DynaDev Srl Altro caso di conflitto potenziale, risalente anch’esso alla fondazione dell’associazione: l’appalto della segreteria dell’Arif alla fiduciaria ginevrina DynaDev Srl, che in veste di amministratore ha intrattenuto contatti diretti con i circa 400 intermediari iscritti, con i quali avrebbe potuto quindi intraprendere relazioni d’affari. Punto nodale : DynaDev Srl è detenuta da un membro del comitato esecutivo. Una situazione ambigua che era comunque stata accettata dai membri iscritti e dal comitato stesso, e sottomessa al vaglio di Berna, che aveva raccomandato una soluzione del problema in tempi ragionevoli, ma non urgenti. La fiduciaria DynaDev è stata nel frattempo sottoposta a un monitoraggio sistematico, all’interno come all’esterno dell’associazione. Nulla di irregolare è però risultato dai controlli effettuati con la supervisione dell’Autorità di controllo. Rimaneva comunque il rischio, benché potenziale, di un conflitto di interessi: fu deciso quindi di rescindere il contratto tra l’Arif e DynaDev, con l’approvazione delle parti, e di costituire una segreteria indipendente. Il concetto di indipendenza Ma è proprio sul concetto di «indipendenza» che è scoppiato un conflitto aperto, che è poi sfociato nelle dimissioni, tra il 15 e il 20 ottobre, di ben quattro membri dell’esecutivo, tra cui il presidente Bernard Ziegler, ex-consigliere di Stato ginevrino, e la titolare di DynaDev, Irina Perret. Il comitato si è spaccato in due sulla proposta di una «segreteria interna», le cui funzioni sarebbero state espletate a turno dai membri, anch’essi avvocati, agenti fiduciari o commercialisti. Sostituire una società fiduciaria con una di queste figure professionali equivarrebbe a un nulla di fatto. Perché dunque è stata avanzata una tale proposta? Tra i membri affiliati l’idea di una presa di controllo dell’associazione, sorta di golpe bianco, è sembrata allora una possibile spiegazione. Circa un centinaio (tra i 400 iscritti) ha richiesto la convocazione di un’assemblea generale straordinaria per risolvere la crisi mediante anche alcune modifiche dello statuto. Questa avrà luogo in concomitanza con l’assemblea generale ordinaria, il 13 dicembre. Una soluzione rara, forse unica, quella di trattare due ordini del giorno distinti in un’unica assemblea, che non è certo l’auspicio dell’Autorità di controllo a Berna, responsabile diretta dell’Oar ginevrino. In realtà la crisi dell’Arif, esplosa due mesi fa, ma serpeggiava da tempo ormai, non è affatto ben vista dalla responsabile dell’Autorità, Dina Balleyguier, entrata in funzione il 15 ottobre, giorno in cui tre membri del comitato ratificavano le proprie dimissioni. Ne va dell’immagine della Svizzera nel quadro della lotta internazionale alla finanza occulta. Un’inchiesta federale sull’Arif è in corso, i risultati dovrebbero essere conosciuti entro la data dell’assemblea generale *Settore composto appunto dagli «intermediari finanziari», categoria comprendente gestori, fiduciari, agenti di cambio, avvocati o società commerciali, presso cui vengono depositate o transitano somme di denaro appartenenti a terzi. intermediari finanziari. Secondo la nuova legge, che introduce il principio di autoregolamentazione, gli intermediari finanziari sono obbligati a denunciare un cliente «sospetto», allorché entrano in relazioni d’affari come accettare beni per trasferimento, deposito, gestione o investimenti. I detective della criminalità economica C’è sicuramente qualcosa di insolito nel vedere avvocati, fiduciari, agenti di cambio e personale bancario o assicurativo andare a scuola antiriciclaggio. Ma è ancora più insolito vedere i rappresentanti di queste categorie professionali dividere i banchi con i detective antiriciclaggio, funzionari di polizia o giuristi attivi nella lotta alla finanza occulta. Ad iscriversi al corso post-universitario intitolato «Lotta alla criminalità economica» – inserito dal giugno 2001 nel programma della Haute école de gestion (Scuola superiore di gestione) di Neuchâtel – «sono unicamente dei professionisti che vogliono conoscere i meandri della nuova legge in modo da applicarla nel modo più corretto ed efficiente», assicura ad «area» la direttrice Isabelle Augsburger-Bucheli. Insomma la lotta alla criminalità economica non è soltanto l’affare della giustizia o della polizia, è anche quello della formazione universitaria. A riprova di questa esigenza un corso post-universitario è stato istituito anche a Lucerna presso la Hochshule für Wirtschaft, spiega la direttrice, e comprende gli iscritti provenienti dalla Svizzera tedesca. L’afflusso ai corsi neocastellani e lucernesi, che mostrano entrambi il «tutto esaurito», riunisce figure professionali impegnate nella lotta alla criminalità economica. Tra queste si contano, a Neuchâtel, circa un avvocato e due agenti fiduciari su dieci, che non necessariamente svolgono la loro attività lottando contro i riciclatori di denaro sporco. Che i corsi possano servire anche a coloro che intendono aggirare la legge non è infatti una sorpresa. Durante una lezione, in cui la nostra presenza è stata accettata dai partecipanti soltanto dopo aver dato l’assicurazione che non sarebbero stati fatti nomi, non sono mancate le domande appunto su come fare per «riciclare» senza ostacoli. Eccone un unico ma significativo esempio: «Se una concessionaria Porsche vende i suoi bolidi facendosi pagare unicamente in liquidi, deve affiliarsi come intermediario finanziario?». «No, risponde il professore, soltanto se la vendita si effettua a rate, o se si prende il veicolo in leasing, nei casi in cui cioè si effettua un’operazione commerciale che implica terzi (ad esempio l’istituto di credito che anticipa l’ammontare alla concessionaria per poi rivalersi sull’acquirente, ndr)». Come dire che comprare cash una macchina di grossa cilindrata evita ogni problema. Ma non si sapeva già?

Pubblicato

Venerdì 7 Dicembre 2001

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