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Primarie accese nel centrosinistra

di

Silvano De Pietro
Domenica prossima si svolgeranno le primarie del centrosinistra in Italia, cioè la scelta del leader che guiderà la coalizione dei partiti di sinistra alle elezioni politiche nazionali, previste per il 10 marzo. Il leader designato sarà automaticamente il candidato di questa coalizione alla guida del governo italiano, cioè il potenziale successore di Mario Monti.

La decisione di tenere queste elezioni primarie è stata salutata positivamente dai commentatori politici in Italia, se non altro perché diventa, in mancanza di una seria riforma della legge elettorale, una buona occasione per riavvicinare i cittadini alla politica (e viceversa), dopo i guasti prodotti dal berlusconismo. Guasti che si manifestano con perdita di fiducia e preoccupanti segnali di astensionismo, oltre che con una dischiarata ostilità verso i partiti, definita impropriamente "antipolitica" e fatta propria dal Movimento 5 stelle di Beppe Grillo.
Le primarie del centrosinistra (che in Italia molti continuano a chiamare "primarie del Pd"), con i cinque candidati ben noti ( Pierluigi Bersani, Matteo Renzi, Nichi Vendola, Laura Puppato e Bruno Tabacci) si terranno anche in Svizzera. Anche qui naturalmente si confrontano i sostenitori dei vari candidati; principalmente, però quelli di Bersani e di Vendola, che sono meglio rappresentati e che hanno organizzato una trentina di seggi elettorali su tutto il territorio. Sui vari aspetti di queste elezioni abbiamo interpellato il segretario del Pd in Svizzera, Michele Schiavone, ed uno dei tre rappresentanti del Sel (Sinistra Ecologia Libertà, il partito di Vendola) Gugliemo Bozzolini.
«L'Italia ce la farà se ce la faranno gli italiani». Con questa affermazione inizia la Carta d'intenti adottata quale documento-guida delle primarie. Un documento che si propone come «traccia di una discussione aperta sull'Italia attorno ad alcune idee fondamentali». Peccato, però, che nei resoconti della stampa e delle televisioni di questa discussione c'è pochissima traccia, mentre vi si trovano tanto pettegolezzo, tante battute al veleno, tante polemichette. Sembra che ogni discussione attorno ai problemi reali del Paese possa venir liquidata con quella frase iniziale, che senza volerlo finisce per avvalorare l'argomento centrale della cosiddetta "antipolitica": i partiti non servono (l'Italia ce la farà se ce la faranno gli italiani, dunque…).
Questo atteggiamento di sfiducia si riscontra in generale anche tra gli italiani che vivono e lavorano all'estero. Ce lo conferma Michele Schiavone: «Sì, certo. Perché ci sono anche i gruppi di "grillini" che da qualche anno sono presenti all'estero e qui in Svizzera. La gente desidera davvero un cambiamento: una cosa, questa, che si percepisce proprio in modo emblematico. Quando incontriamo la gente nelle assemblee, non ci sono solamente gli iscritti del Pd, ci sono anche simpatizzanti o curiosi, che quando intervengono manifestano in gran parte anche questi sentimenti di lontananza da quello che è il modo di concepire la politica nella maniera classica. E anche di sfiducia nei partiti».
Non diverso è il parere di Guglielmo Bozzolini: «Mi pare di sì. Mi pare che cominci anche tra gli italiani all'estero. E che, se non cambia anche il modo di fare la politica per gli italiani all'estero da parte degli onorevoli eletti in questi anni, il rischio è che l'antipolitica diventi forte anche qui. Non necesariamente il movimento di Grillo, ma diciamo che tutte le forme di antipolitica potrebbero trovare uno spazio qui, anche a causa del modo in cui ha funzionato la nostra rappresentanza parlamentare in questi anni: una rappresentanza di interessi di parte, vecchio-democristiana, direi. Non una rappresentazione politica degli italiani all'estero. Non si è sentita assolutamente la loro opinione su grandi questioni politiche nazionali, anche soprattutto su quelle che riguardano l'immigrazione in Italia. Invece i parlamentari hanno cercato di occupare ogni spazio nella gestione di quel poco di potere che c'è».
Ma perché gli emigrati dovrebbero precipitarsi a partecipare a queste primarie? In fondo, nella Carta d'intenti non si parla degli italiani fuori d'Italia. «Non è vero», replica Bozzolini, «nel senso che in generale nella Carta d'intenti si pone innanzitutto il problema della crisi economica in Italia, che è quella che genera di nuovo flussi migratori verso l'estero. In più, mai come questa volta nelle primarie sono stati coinvolti gli italiani all'estero. Io sono sostenitore di Vendola, però Bersani ha iniziato la sua campagna elettorale da Ginevra. Cioè, gli italiani all'estero sono nelle primarie, sono un tema dentro le primarie (un po' di più o un po' di meno a seconda dei candidati). Però il tema, ad esempio, dell'Europa, che riguarda tantissimo gli italiani in Europa, quello della fuga dei cervelli, quello della crisi economica e quindi dei nuovi flussi migratori, sono temi al centro della discussione nelle primarie».
Michele Schiavone rivendica invece a Bersani il merito di aver prestato attenzione agli italiani all'estero: «Il messaggio della Carta d'intenti è in sostanza un programma per rimettere in piedi il nostro Paese dopo questi ultimi 20 anni di assenza della politica vera e propria. Però non è un caso che Pierluigi Bersani abbia incominciato la sua campagna elettorale partendo da Ginevra. La settimana prima era stato nel suo paese nativo per questioni affettive, ma la sua campagna è partita dall'estero. Noi siamo stati tra i protagonisti e i suggeritori di questa iniziativa. A Ginevra, nell'incontro con i rappresentanti di diverse generazioni di italiani, Bersani ha espresso una volontà di rimettere in piedi tutto quanto attiene alla politica per gli italiani all'estero, che è venuta meno soprattutto con questa sequela di tagli negli ultimi anni».
Un messaggio che ha fatto presa? «Diciamo che era più una riflessione ed una convinzione» risponde Schiavone, «nel senso che questo grande numero di italiani che vivono all'estero (non si parla più dell'emigrazione tradizionale, ma di numerosi professionisti, diciamo, in mobilità) è ormai un fenomeno che, se non si troveranno delle soluzioni, rischia di diventare e di copiare quel processo di diaspora che ha portato le precedenti generazioni di emigrati a partire dal proprio paese. Bersani l'ha messo in evidenza; e per questa ragione è andato a visitare il Cern, le organizzazioni dell'Onu, dell'Omc [Organizzazione mondiale del commercio, ndr] e di altre agenzie internazionali presenti a Ginevra».
Vuol dire che Bersani non si rivolge più alla vecchia emigrazione, ma solo a questa nuova ondata di professionisti e tecnici? «No, non solo», replica Schiavone. «Bersani ha fatto dei riferimenti a Marcinelle ed alla storia dei lavoratori italiani all'estero che hanno creato progresso nei Paesi di accoglienza. C'è una volontà di recuperare questi emigrati, che noi chiamiamo di prima e seconda generazione, per recuperarli ad un protagonsimo anche verso il nostro Paese. E non è un caso che noi insistiamo sul fatto che la rappresentanza parlamentare degli italiani all'estero debba rimanere nel numero e nelle proporzioni che abbiamo oggi».
In conclusione, i nostri due interlocutori ci confermano che l'interesse è alto, specie «tra le persone politicamente orientate», come specifica Bozzolini. Purtroppo non è possibile stabilire quanti hanno annunciato la loro partecipazione alle primarie, perché «per ragioni organizzative le registrazioni avverranno domenica 25 direttamente al seggio», spiega Schiavone. Il motivo? «Non avendo le strutture italiane, non siamo in grado di poter gestire per 21 giorni un'impresa come questa. In alternativa, le registrazioni sono avvenute via e-mail per coloro che hanno deciso di votare online mediante Internet». Infatti molti sono coloro, specialmente tra i nuovi emigrati, quelli che voteranno online, come conferma Bozzolini: «Molti si sono dati da fare nella campagna elettorale, ad esempio a favore di Vendola, a Zurigo, a Losanna, a Basilea. Sono non giovanissimi, sono ricercatori, tecnici, quadri delle imprese, arrivati negli ultimi anni in Svizzera. Tra gli emigrati tradizionali, invece, la prima generazione ha interesse, meno la seconda».

Pubblicato

Venerdì 23 Novembre 2012

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