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Prima la testa, poi i piedi

di

Antonio Bolzani
Chievo non è solo il nome di un quartiere di Verona con circa 3 mila abitanti, ma pure di una squadra di calcio che è al vertice del campionato italiano di serie A. Sorpresa, clamore ed incredulità; eppure i veronesi, sui quali nessuno scommetteva un centesimo, stanno dimostrando che il football, per fortuna, non è solo soldi, business, mercato, presunzione ed arroganza, ma anche rigore e competenza. Vittorio Zucconi, nel suo «Il calcio in testa», rubrica che cura sul sito della Repubblica, ci ricorda molto bene che «il calcio, come tutti gli sport di squadra, è un gioco che si pratica con la testa, prima che con i piedi. Una squadra intelligente, dunque organizzata e umile, ha sempre una chance di vittoria contro una squadra più forte ma stupida. Il calcio, grazie al cielo, non è la Formula 1, dove chi ha più cavalli arriverà sempre davanti e neppure la boxe, dove un Tyson giovane menerà sempre il signor Carlo Codegoni. Il calcio è come l’amore: ci vuole sicuramente un po’ di tecnica e di talento, ma ci vogliono soprattutto voglia e passione perché il gioco riesca bene e la voglia e la passione non si comperano, neppure con i passaporti falsi». Una compagine vincente con scarse risorse La dimostrazione, o meglio la lezione che il Chievo sta fornendo a tutti i grossi club è esemplare: anche con pochi mezzi e con scarse risorse si può costruire una compagine vincente e capace di offrire uno spettacolo divertente e coinvolgente. I giocatori sanno muoversi senza la palla e sono in grado di farsi trovare al posto giusto al momento giusto; la tattica è semplicissima, basta avere un po’ di pazienza per assimilarla al meglio e tanta volontà di applicarla nel modo più efficace. Certo, ci vogliono dei calciatori motivati ed un allenatore convinto della validità dei suoi schemi, ma soprattutto occorre quella pazienza che nel mondo del pallone odierno è difficilmente riscontrabile. In presenza di impreviste difficoltà o di risultati deludenti, i presidenti tendono a cambiare immediatamente rotta, comprando presunti rinforzi provenienti da ogni parte del mondo da affidare al nuovo allenatore, giunto al posto del licenziato di turno. Anche se, come è probabile, il Chievo non dovesse mantenersi nelle zone alte della classifica, il suo percorso è e resterà straordinario; per sette giornate ci ha deliziato con il suo gioco, ribadendoci che le partite si giocano con i piedi ma si vincono con la testa.

Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2001

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