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Prima “ferita”, poi inascoltata

di

Fabia Bottani
«Sporgere denuncia è come subire una seconda volta violenza», aveva affermato Emanuela G. quando lo scorso anno aveva raccontato ad area (N. 49, 8.12.2006). la sua storia. «Per due volte sono stata in polizia a rilasciare la mia dichiarazione. Per due volte, dalle 8.30 del mattino fino alla sera, alle 17. Con un quarto d'ora di pausa. Due lunghe giornate durante le quali mi sono state fatte tutte le domande possibili. Terribile». Il suo presunto aggressore, Markus*, era stato invece sentito una volta soltanto senza inoltre subire la stessa pressione di Emanuela. Un interrogatorio durante il quale Markus avrebbe affermato che con Emanuela non ci sarebbe stata alcuna violenza bensì una relazione, una storia durata qualche mese. Markus avrebbe inoltre affermato che il marito di Emanuela la picchiava «Diverse volte l'ho vista con un occhio nero e con dei lividi» ha dichiarato. Emanuela per lungo tempo aveva chiesto il confronto diretto con Markus per vederlo mentire davanti ai propri occhi, «per far capire al giudice una volta per tutte chi mente». Ma il confronto non è mai arrivato, al suo posto una sentenza del tutto inaspettata.
La violenza, Emanuela l'ha subita due anni fa, in casa sua, quando il "gentile" postino che era solito portarle davanti all'uscio i pacchetti che riceveva, un giorno si trasforma in "mostro", sordo alle proteste e ai "no" da lei gridati. Da quel giorno la vita della giovane donna non è più stata la stessa: da allora le sue giornate sono scandite da visite mediche, psicologiche, incontri con l'avvocato, assunzione di medicamenti, cure. Anche il marito, una volta saputo quanto accaduto, non è lo stesso. A soli 35 anni, ha avuto due infarti e lo scorso agosto è stato operato al cuore. Tra Emanuela e il marito non è più come prima: «ho avuto fortuna che lui mi ha sempre sostenuto, ha continuato ad amarmi ma da parte mia è difficile avere una vita di coppia normale. Spero con il tempo migliorerà ma per ora abbiamo un legame come tra fratello e sorella…», aveva raccontato Emanuela lo scorso anno quando, sentendosi abbandonata dal suo avvocato, era alla ricerca di un degno sostituto in grado di portare avanti le sue rivendicazioni e ottenere il tanto sperato faccia a faccia.
Qualche settimana fa area aveva provato a contattare Emanuela per avere notizie ma il suo telefonino era fuori servizio. A Emanuela avevamo così dedicato l'ultima pagina del nostro giornale in occasione della giornata contro la violenza sulle donne. Una dedica che era fortunatamente stata intercettata da Emanuela. E Emanuela ci ha così contattato. Ecco l'epilogo della sua storia.
In questi mesi, Emanuela l'avvocato è riuscita a cambiarlo. Qualche progresso sembrava averlo fatto. A gennaio il giudice le aveva infatti promesso il faccia a faccia. Poi senza motivo tutto è stato rimandato a maggio. Poi, rientrata dalle vacanze, la doccia fredda. «A fine agosto dopo le vacanze dai parenti in Italia ho trovato tra la corrispondenza una lettera del Tribunale. La sentenza. Per mancanza di prove Markus non è ritenuto colpevole di nulla e le mie rivendicazioni sono cadute insieme alla sua assoluzione», racconta Emanuela. «Avrei potuto fare ricorso ma avevo a disposizione soltanto 5 giorni. Un periodo di tempo insufficiente per permettermi di organizzarmi insieme al mio avvocato che si era tra l'altro affrettato a dire "La sentenza è quella. Fare ricorso non serve più a annulla: il giudice ripeterebbe le stesse cose anche se contestiamo. Io non ho più tempo da consacrare a questa causa. Se vuole provi con un altro avvocato…"», racconta «E così tutto è finito».
E oggi come va? «Oggi cerco di andare avanti anche se ormai tutto è finito», risponde Emanuela. «Nulla è stato preso in considerazione dal giudice: né le prove materiali – gli sms, il mio vestito sporco, le lettere, che possono esser state scritte da qualcun altro, secondo il giudice – né il mio dossier medico che indica chiaramente lo stato in cui mi ha trovato il medico, un professionista per altro molto apprezzato e conosciuto anche in Germania, la sua patria. Tutti i medici che mi hanno seguita hanno fatto il possibile per far emergere la verità ma non è stato possibile o forse non si è voluto farla emergere…». Come mai ha cambiato numero di telefono, cosa è successo? «Dopo che la sentenza era stata pronunciata ho incontrato per caso Markus, in città. Mi ha vista, ha cominciato a fare dei segni per farsi notare. E rideva, rideva…. Dopo quell'incontro casuale sono cominciate le telefonate a volte anonime in cui l'interlocutore rimaneva silenzioso, altre in cui sbofonchiava parole incomprensibili… Per questo motivo ho cambiato numero sia di cellulare, sia di casa.»
La sentenza di Emanuela oltre a liberare Markus da ogni accusa, annulla anche il divieto di avvicinarsi a più di 200 metri da Emanuela…
E colpo di spugna anche su qualsiasi tipo di risarcimento finanziario inizialmente ventilato. «Questo risarcimento è previsto per le vittime di violenza. Siccome la violenza non è riconosciuta nel mio caso, non ho più nessun diritto in tale senso… anche se in fondo questo è l'ultimo dei miei problemi, avrei preferito semplicemente veder la verità emergere ma ora tutto è finito».
Emanuela ha comunque il morale alto mentre racconta la sua storia. Piano piano sta cercando di ridurre i medicamenti che ogni giorno prende ormai da due anni, sta cercando la normalità nell'anormale. «Quello che più mi ha fatto male in questo ultimo anno è l'essere stata presa in giro dalla giustizia che per mesi mi ha promesso il faccia a faccia senza mai concedermelo… Io e mio marito non capiamo perché sia andata così. E nessuno ce lo sa spiegare».

*nome di fantasia

Pubblicato

Venerdì 21 Dicembre 2007

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