«Ciò che si sta configurando è un attacco sovversivo della destra che con la sua politica di tagli vuole mettere in discussione la capacità di risposta dello Stato ai bisogni dei cittadini. Il Partito socialista reagirà con tutti i mezzi a disposizione, a partire dal referendum». Parole allarmanti, parole intrise di preoccupazione quelle pronunciate da Anna Biscossa, presidente del Partito socialista a proposito dei conti dello Stato del Cantone Ticino per il 2004, approvati ieri. Con lei a denunciare i tagli alla spesa pubblica con conseguente smantellamento sociale i parlamentari Ps Marina Carobbio (capogruppo socialista) e Mario Ferrari. I tagli imposti rendono chiaro, secondo Anna Biscossa, che ci troviamo di fronte ad un preventivo tra i peggiori che la storia del Ticino abbia mai avuto, grazie alla «politica insostenibile messa in atto dall’asse Plrt, Ppd, Lega e Udc». Una politica in perfetta simbiosi con quella portata avanti a Berna. Parole le sue suffragate da una radiografia della socialità che, dopo essere stata azzoppata, ora rischia la paralisi pressoché totale. Ciò che stiamo ereditando è lo sfacelo, figlio diretto di «quegli sgravi fiscali antisociali e ad annaffiatoio concessi ai ceti medio alti ma che non hanno portato alcun beneficio al Cantone», afferma Biscossa. Oggi le casse dello Stato sono vuote (gli sgravi hanno prodotto una perdita di 250 milioni di franchi annui) e lì dentro risuona ancora più forte l’eco della richiesta di aiuto di tutti quei cittadini che si ritrovano più poveri, con sempre meno aiuti e sempre più in difficoltà. L’economia ha fatto un balzo indietro, ricorda la presidente Ps, soprattutto in Ticino dove, spiegano i tre rappresentanti del Ps, è stato registrato un aumento dei fallimenti delle imprese del 19.8 per cento (contro il 9,8 per cento della media nazionale), dove i salari sono del 17 per cento più bassi rispetto al resto della Svizzera, dove i poveri sono il doppio che nel resto del Paese (13,5 per cento). Perdita del potere di acquisto, sanità alle stelle, diminuzione dei servizi e una disoccupazione che colpisce sempre più trasversalmente, hanno ingrossato le fila delle classi meno abbienti e, proporzionalmente, fatto crescere il disagio e la richiesta di aiuto. «Ebbene, ad una società sempre più fragile – interviene Mario Ferrari – lo Stato risponde con la politica dei tagli lineari e indiscriminati ai sussidi, tagli che danneggeranno pesantemente tutte le istituzioni sociali». E qui il parlamentare spiega come, senza sussidi, alcuni importanti progetti, quali la conversione dell’ospedale di Cevio in casa di cura medicalizzata e la trasformazione della clinica Santa Lucia di Arzo in casa per anziani, verrebbero accantonati. Il tutto inserito in un quadro dove si prevede la rinuncia ai previsti nuovi 200 posti letto che fino a ieri sembravano accettati dal governo. La popolazione sta invecchiando ma i posti nelle case per anziani non aumentano, così molti di loro si ritroveranno ad essere curati dalle stesse famiglie che dovranno contare sulle proprie energie e disponibilità finanziarie. Duro colpo anche per le persone invalide: tagli infatti riguarderanno i sussidi destinati ai laboratori protetti e alle classi speciali; si prevede una diminuzione dei servizi di appoggio e per le cure domiciliari. «Sui sussidi in favore degli invalidi – spiega Mario Ferrari – siamo al paradosso: la Confederazione, infatti, sarebbe disposta a concedere tre milioni di franchi per finanziarle ma il Cantone si ritrova in uno stato tale da non poterli utilizzare». È dunque giunto il momento di smascherare chi gioca sporco in questo gioco del taglio selvaggio. «Tutti, Ppd in testa, si dicono paladini della salvaguardia della famiglia – dice Marina Carobbio – ma all’atto pratico la stanno prostrando. In Ticino, si prevede di aumentare la soglia minima di partecipazione ai premi di cassa malati, il che significa che sempre più persone dovranno ricorrere ai sussidi (vedasi area n.41 del 10.10.03, ndr). Le soluzioni poi in taluni casi rasentano il nonsense. Per diminuire i costi, si vuole obbligare gli assicurati che ricevono un sussidio a scegliere le casse malati più economiche quando si sa che le stesse, una volta finite le riserve, l’anno successivo aumenteranno i loro premi». Si sta entrando in una spirale davvero preoccupante, prosegue la capogruppo Ps, dove «le famiglie in difficoltà scivolano progressivamente verso l’assistenza gravando sempre più sullo Stato». Altro settore penalizzato sarà quello dell’amministrazione dello Stato dove verranno soppressi dai 300 ai 400 posti di lavoro con un prevedibile peggioramento dei servizi. Si oscura anche l’orizzonte scolastico. Previsto un taglio del 10 per cento dei sussidi cantonali ai comuni per le scuole dell’obbligo. Più in generale, dal settembre del 2004, tutti i docenti si ritroveranno un’ora in più non pagata, verranno cancellate ore di sostegno pedagogico e con esse corsi di recupero. Le classi saranno più numerose (fino a 29 allievi). Il risultato sarà il taglio di 100 posti nel settore. Neanche le promesse fatte all’indomani della votazione in favore della scuola pubblica saranno mantenute: nessun potenziamento delle borse di studio se la Laps (Legge sull’armonizzazione e coordinamento delle prestazioni sociali) non troverà applicazione. Così una famiglia di 4 persone (con reddito di 45mila franchi annui) con un figlio agli studi che con la Laps riceverebbe una borsa di studio di 11mila franchi si ritrova con un assegno di duemila. Insomma, un modo sicuro questo per minare il diritto allo studio dei giovani delle classi medio-basse. Del clima in governo alla vigilia della presentazione dei preventivi ha dato un’idea il Corriere del Ticino di mercoledì che, approfittando della solita fuga di notizie dal Dfe masoniano, ha abilmente titolato a sproposito: “In vista un aumento delle imposte?”. Quel titolo si riferisce all’intenzione del governo di recuperare i 30 milioni di imposte che andrebbero persi con il passaggio al sistema di tassazione annuale, uno “sgravio fiscale” occulto in realtà mai deciso. Sarebbe semmai un regalo che solo Marina Masoni nel pieno del suo furore ideologico vuole fare ai soliti noti, ignorando ancora una volta ogni evidenza: ma per il Cdt rinunciare a un regalo equivale già a un aumento delle imposte.

Pubblicato il 

17.10.03

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