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Preventivi 2002: cambiamo rotta

di

Sabina Zanini
La discussione sui preventivi cantonali è stata tutt’altro che serena. Soprattutto dal punto di vista del Partito socialista (Ps) che aveva deciso di limitarsi a firmare e votare il decreto legislativo non potendo aderire a nessuno dei due rapporti presentati. Il Ps appoggiava dunque il bilancio presentato dal Consiglio di Stato. Quanto al Preventivo i socialisti giudicano positivamente almeno il fatto che è previsto un aumento dei contributi per l’Ente ospedaliero cantonale e che si rinuncerà alle prospettate misure di risparmio sul personale dell’amministrazione. Ma, in generale, non convince appieno questo preventivo, definito «di transizione», specchio delle politiche finanziarie fin qui attuate. In cosa consiste la transizione? Si tratta di giustificare «la dilazione della discussione politica, la mancata indicazione di proposte concrete». Lo dice Marina Carobbio, membro della Commissione della gestione in Gran Consiglio. Comunque sia non si può aggirare la questione visto che «il dibattito politico importante non è stato quello di questa settimana ma quello che si terrà fra qualche mese sulle linee direttive finanziarie». Il problema è davvero politico: si è imposta un’ideologia che i socialisti non possono in nessun modo appoggiare. Nel concreto si è proceduto ad un’analisi ossessiva della spesa pubblica. «Le spese dello Stato sono cresciute, è un dato di fatto». Sta bene ma «non si può ignorare il rapporto tra costi e benefici», puntualizza Carobbio. Una spesa non è necessariamente uno sperpero: la si sostiene per ricavarne un beneficio, un servizio che lo Stato deve garantire. Eppure è proprio lì che si va sempre a potare. D’altro canto conosciamo bene le frequenti alzate di scudi contro i contributi pubblici elargiti a pioggia, «peccato che spesso siano promosse da persone che poi si fanno promotrici di sgravi fiscali accordati secondo la stessa tecnica». Un fatto che Carobbio tiene a sottolineare, «se gli sgravi non sono mirati producono il solo effetto di impoverire ulteriormente le casse dello Stato». Tornando all’analisi dei preventivi, «non si è neppure discusso approfonditamente dei ricavi», osserva Carobbio, «il cui andamento, secondo quanto sostiene il Consiglio di Stato, è sempre buono». Ma non è questo il punto: «se l’equilibrio finanziario è precario non è sufficiente ridurre la spesa per ristabilirlo. Si rischierebbe soltanto di non riuscire più a coprire i bisogni della popolazione». Poniamo che tale fosse la situazione finanziaria e che si dovesse utilizzare tutti i margini di manovra possibili per equilibrarla, allora «sarebbe piuttosto il caso di rinunciare al quarto pacchetto di sgravi fiscali». Ecco l’auspicio del Ps. Quanto al discusso pacchetto il Ps proporrà agli altri partiti politici di sospenderlo alla luce di quella spesa straordinaria che il Cantone dovrà accollarsi in seguito alla recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni sul ricorso di una cassa malati ginevrina (cfr. riquadro a lato). Chiaro che gli sgravi fiscali espongono il fianco ai contraccolpi più duri di spese non preventivate. Tanto più che sembrerebbe assodato un rallentamento economico. Proprio per questo il Ps sottolinea che «le priorità politiche sono state in parte trascurate nel Preventivo 2002». Ma ci sono dei punti che sarebbe importante discutere. Li elenca Carobbio: «pensiamo, ad esempio, al problema occupazionale e sostegno all’economia cantonale, alla formazione scolastica e riqualificazione professionale e ai costi sanitari e aumento dei premi per l’assicurazione malattia». Bisognerebbe a questo punto pensare piuttosto ad una politica fiscale pensata sul medio o lungo periodo. «Proprio quello che non si è fatto finora», sottolinea Carobbio, «si è sempre preferito procedere proponendo ogni anno e mezzo un pacchetto di sgravi fiscali». Non si è proprio pensato a delle «politiche finanziarie, di riduzione o aumento di spesa, che però tenessero conto dell’evoluzione economica sul lungo periodo». L’andamento è ciclico, di anno in anno si può passare da stati di euforia a stati di sconforto. Sempre considerando il breve periodo. Detto per inciso, puntualizza Carobbio, «non è neppure stata dimostrata l’efficacia della politica degli sgravi fiscali per rilanciare l’economia. E nemmeno per aumentare i redditi della popolazione». Non è detto che solo la leva fiscale sia in grado di sollevare le sorti dell’economia.

Pubblicato

Venerdì 14 Dicembre 2001

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