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AiuTI alle aziende

Prendi i soldi e scappa

di

Federico Franchini

Venti milioni di franchi per il quadriennio 2020-2023. È il nuovo credito quadro che il Consiglio di Stato ticinese vuole destinare a sostegno delle imprese nell’ambito della Legge sull’innovazione economica (LInn). Una proposta senza dubbio interessante, già promossa in passato e che mira a promuovere l’innovazione e l’impiego in Ticino. Una strategia dietro cui, però, si celano anche aspetti critici e sensibili. Dove vanno a finire i soldi pubblici? Quali criteri salariali, sociali e ambientali sono presi in considerazione? Per cercare di rispondere a queste questioni siamo partiti alla ricerca di chi, in passato, ha beneficiato di questi contributi.

 

Licenziare dopo avere ottenuto importanti sussidi pubblici? È possibile, nel Ticino dei liberisti sussidiati dalle casse pubbliche. Prendiamo la Mikron di Agno, i cui principali azionisti sono l’Ammann Group Holding e il miliardario Rudolf Maag. Nonostante performance finanziarie complessivamente molto positive nel 2018, il calo degli ordini dell’industria automobilistica ha spinto la società a licenziare 25 persone nell’autunno 2019. Altri licenziamenti erano intercorsi nel 2016. Nello scorso quadriennio, Mikron ha ricevuto due sussidi cantonali, uno per la ricerca e uno per un investimento materiale, per un totale di circa 1 milione di franchi.


E che dire della Imerys, la multinazionale di Parigi, numero uno al mondo per la produzione di prodotti a base di grafite che nel 2018 ha realizzato, globalmente, mezzo miliardo di euro di utile netto? La società attiva in Ticino, a Bodio e Bironico, dove impiega circa 200 persone, ha ricevuto anch’essa un milione di finanziamento pubblico. Ciònonostante Imerys, nel 2018, ha licenziato 14 persone con un profilo particolarmente qualificato. Il sindacato Unia aveva rivelato già nel 2017 il peggioramento delle condizioni di lavoro e lo sperpero di denaro dell’allora management attivo in Ticino. Eppure la società, che certo resta un’importante realtà lavorativa in valle (dove è anche conosciuta per la problematica delle emissioni di polvere di grafite) ha ricevuto un importante contributo da parte dello Stato.

 

La lista delle imprese
Nel periodo 2016-2019, il Governo ha stanziato oltre 16 milioni di franchi in sussidi, finanziando 370 progetti promossi da un centinaio di aziende. Dati alla mano, i principali beneficiari di questi sussidi sono però meno di venti: sono quelle poche aziende che hanno beneficiato di contributi per investimenti immateriali (circa 4 milioni) e materiali (circa 8 milioni). È in questa categoria che rientrano i già citati sussidi erogati alla Mikron e alla Imerys. Ma quali sono le altre imprese beneficiarie?


Per scoprirlo dobbiamo spulciare i consuntivi cantonali degli ultimi anni. Si tratta perlopiù di imprese attive nel settore chimico, farmaceutico, della meccanica e dell’elettronica. Tra di esse vi sono realtà sicuramente degne di nota, come la Sintetica di Mendrisio, attiva nella produzione di farmaci e conosciuta per il suo buon clima di lavoro. Dal 2019, la maggioranza delle azioni di Sintetica sono state acquisite da Ardian, una società d’investimento con sede in Francia. Sempre nel settore farmaceutico è attiva la Helsinn, la società della famiglia Braglia (332 milioni di cifra d’affari nel 2018) che ha ricevuto 1 milione di franchi nell’ambito di un progetto d’ampliamento del proprio stabilimento di Biasca, stimato a 15 milioni di franchi. La Humabs Biomed di Bellinzona, filiale della multinazionale farmaceutica americana Vir Biotechnology, le cui azioni in questo inizio 2020 sono schizzate alle stelle dopo avere annunciato di star lavorando alla creazione di un vaccino per sconfiggere il nuovo coronavirus, ha invece beneficiato di un contributo di 773mila franchi. Un’altra multinazionale ad aver beneficiato dei sostegni pubblici è Abb (2,1 miliardi di utile netto nel 2018 a livello globale), che nel 2016 ha acquisito la Newave di Quartino: tre sussidi, di cui uno da 622.000 franchi stanziato per la nuova sede inaugurata nel 2017. Anche la Precicast Industrial di Novazzano, acquisita nel 2018 dalla Georg Fisher (281 milioni di utili nel 2018) ha beneficiato di un aiuto di 750mila franchi. Tra i sussidiati anche altre aziende, fra cui il Centro Stampa Ticino, in mano alla famiglia Soldati che controlla anche il Corriere del Ticino.

 

Aiuti dubbiosi e non resi noti
Luglio 2009: alla presenza delle più alte cariche del Cantone viene inaugurata a Riazzino lo stabilimento della Pramac, la più grande fabbrica di pannelli solari della Svizzera. Meno di tre anni dopo, la società fallirà e dovrà licenziare 130 impiegati. Uno scandalo, che porterà anche all’apertura di un’inchiesta penale. Il Cantone sarà costretto con un comunicato stampa a rendere noto il contributo stanziato: 2 milioni di franchi erogati, sui 5 totali che erano stati stanziati nell’ambito della LInn (più 2,3 milioni di franchi versati per misure cantonali e federali in ambito di mercato del lavoro).


Quello della Pramac è un esempio certo estremo, ma che pone interrogativi sui finanziamenti erogati dalla promozione economica cantonale. In particolare su quelli erogati prima del 2014 quando il Governo introdusse l’obbligo di pubblicare i nominativi delle aziende che hanno beneficiato dei sussidi in base alla LInn.
Nel periodo 2012-2014 sono state sostenute 21 aziende, per circa 6,5 milioni di franchi. A chi sono andati? Abbiamo provato ad ottenere i nominativi, ma per ora non è stato possibile.


Nel far sua la proposta per una maggiore trasparenza promossa dall’allora deputata Pelin Kandemir Bordoli, il Governo aveva chiaramente indicato che la comunicazione dei nomi delle imprese avrebbe riguardato unicamente le procedure evase dopo l’entrata in vigore della modifica, ossia nel 2014. Così, non è dato sapere se il Cantone abbia finanziato la Exten di Mendrisio, attiva nella produzione di materie plastiche il cui nome è salito alla ribalta per il lungo sciopero nel 2015, o la Airlight Energy di Biasca, descritta come una “case history” per la promozione economica del Canton Ticino e fallita clamorosamente poco dopo.

 

Sgravi fiscali e criteri salariali
La prima versione della LInn è entrata in vigore nel 1998, su proposta di Marina Masoni. Tra gli incentivi previsti vi era anche la possibilità di concedere agevolazioni fiscali per un massimo di 10 anni. Ne ha beneficiato, ad esempio, la The North Face Sagl, controllata dalla multinazionale statunitense della moda VF International insediatasi a Stabio nel 2013. Nemmeno su questa misura abbiamo dati chiari. Nel 2015, in occasione del messaggio per la nuova LInn, il Governo aveva affermato che, anche a causa delle incertezze internazionali sulla questione, l’orientamento «nell’accordare agevolazioni fiscali è volto alla cautela» Ad ogni modo, l’articolo di legge è rimasto lì. Nel caso in cui...
Rispetto alla LInn masoniana quella sadis-vittiana prevede che il Consiglio di Stato possa fissare soglie salariali e percentuali di manodopera residente. Ad esempio, chi vuole i soldi deve garantire che il 60% dei dipendenti percepisca un salario mensile lordo superiore ai 4.000 franchi. Per quanto riguarda la manodopera residente essa deve essere del 60%, salvo nell’industria dove la quota è fissata al 30%. Criteri che non sono stati apprezzati dagli organi dell’Aiti, l’Associazione industrie ticinesi che, nel 2018, ha articolato una dura presa di posizione con tutta una serie di richieste, tra cui quella di ridurre al 20% la quota di manodopera residente nel settore industriale in modo da non svantaggiare il ramo orologiero. La proposta non è stata accolta dal Governo, per la grande delusione degli industriali del libero mercato sussidiato.


Nel bilancio di metà quadriennio 2015-2019, il Governo aveva specificato che solo in sei casi si era avviata una procedura d’accertamento e solo uno di questi ha dato luogo ad una procedura di revoca dell’aiuto. Nel quadriennio precedente, a causa della mancata qualità dei posti di lavoro creati e dei livelli salariali bassi sono inoltre state emesse tre decisioni formali di diniego dell’aiuto. Ad ogni modo, nel nuovo messaggio per il credito quadro 2020-2023, il Consiglio di Stato ha deciso d’introdurre una modifica che permetterà alle autorità cantonali di potere sospendere e negare il sussidio a un richiedente toccato da procedimenti giudiziari o che ha fornito informazioni inesatte, false o incomplete.

 

Serve davvero?
Il bilancio del periodo precedente della LInn è considerato dai suoi promotori come «complessivamente positivo». L’obiettivo della legge è sicuramente condiviso da tutte le parti interessate, ma la maniera con la quale vengono erogati i sussidi pongono alcuni interrogativi e sono soggetti a critiche, provenienti anche dallo stesso mondo imprenditoriale che potrebbe beneficiarne, ma che vede i sussidi erogati a società controllate da grosse multinazionali o a sconosciute startup i cui benefici per il territorio sono ancora tutti da dimostrare.


Nel quadriennio 2012-2015, gran parte del credito quadro non era stato nemmeno attribuito, per mancanza di richiesta. Il denaro a disposizione è stato poi diminuito, da 32 a 20 milioni, ma anche per l’ultimo quadriennio non si è raggiunto il totale disponibile e le richieste risultano in calo. La strada giusta è davvero questa?

Pubblicato

Giovedì 13 Febbraio 2020

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