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Premio fedeltà: licenziamento

di

Silvano De Pietro
Le tradizionali case di spedizione sono in piena crisi. La vendita per corrispondenza, mediata dai grossi cataloghi illustrati, viene lentamente ma sempre di più messa in difficoltà dal crescente successo della vendita via Internet. In Svizzera, due anni fa la ditta romanda Veillon venne assorbita dalla svizzero-tedesca Ackermann . Allora 115 posti di lavoro vennero cancellati a Bussigny, nel canton Vaud, ed il catalogo Veillon venne trasferito ad Entlebuch, nel cantone di Lucerna, sede di Ackermann. Ora è questa ditta che, dopo un'avvisaglia di 20 posti di lavoro eliminati l'anno scorso, adesso praticamente sopprime l'attività di vendita per corrispondenza e presto 330 posti saranno cancellati e 273 su 500 dipendenti verranno licenziati.

Gli aspetti gravi di questa decisione sono due: l'impatto sulla regione e la proposta di un piano sociale modesto, non concordato con i sindacati ed inferiore a quello offerto a suo tempo ai dipendenti di Veillon licenziati dopo la fusione. Da qui l'impegno dei sindacati e dei politici locali di tutti i partiti, dal Ps all'Udc, che il 10 giugno hanno preso parte ad una manifestazione di solidarietà con i lavoratori colpiti.
Entlebuch è un comune di 3 mila 400 abitanti e 1'500 posti di lavoro. Questo grosso villaggio è situato a metà dell'omonima valle ad economia prevalentemente agricola e boschiva, la cui biosfera è stata posta sotto la protezione dell'Unesco. A Entlebuch la ditta Ackermann esiste da 164 anni, cioè dal 1842, quando il cappellaio e tintore Johann Ackermann si mise a confezionare abiti con un tessuto di lana e lino di sua produzione. Col tempo l'attività, passata alle generazioni successive, si estese ben oltre la valle di Entlebuch; e nel 1900 la Gebrüder Ackermann & Cie venne registrata come ditta di vendita per corrispondenza. Il personaggio più importante nella storia dell'azienda è stato Alfred Ackermann, consigliere nazionale radicale fino al 1970, per moltissimi anni sindaco di Entlebuch, figura d'imprenditore e uomo politico potente e influente nell'intera valle.
Nel 1969 Ackermann mise al suo fianco Conreliu Sfintesco, un rifugiato rumeno venuto in Svizzera nel 1958, laureato al Politecnico di Zurigo in ingegneria meccanica ed economia aziendale. Sfintesco divenne proprietario dell'azienda, dapprima parzialmente nel 1971, poi quasi totalmente nel 1989. Non ha mai abitato ad Entlebuch; ed all'inizio degli anni Novanta voleva spostare l'azienda (65 mila metri quadrati di uffici e magazzini) a Kriens, nell'agglomerato suburbano di Lucerna dove vivono più della metà dei suoi 500 dipendenti (solo il 40 per cento sono abitanti di Entlebuch). Allora Sfintesco era stato in qualche modo dissuaso dal realizzare il suo piano e convinto ad investire Entlebuch 100 milioni, cosa di cui oggi dice di pentirsi. Questo spiega perché Sfintesco non è un imprenditore molto amato. La sua decisione, annunciata il 10 aprile con una lettera ai dipendenti ed accompagnata da uno pseudo-piano sociale, è stata criticata da tutti.
D'altra parte, cosa poteva aspettarsi un imprenditore che si fa rimproverare da tutti i politici locali di avere sbagliato a non sedersi ad un tavolo insieme ai rappresentanti dei lavoratori, e ad offrire a costoro una miseria chiamandola piano sociale. Ai lavoratori che perderanno il posto vengono proposti tra 10 mila e 30 mila franchi di buonuscita, per un totale di 4,15 milioni di franchi. Ma per il sindacato Unia questo è un inganno. Giuseppe Reo, sindacalista e portavoce del comitato di solidarietà, ha spiegato che da questa cifra vanno sottratti 1,35 milioni di franchi della liquidazione parziale della fondazione di previdenza del personale, per cui la somma realmente messa a disposizione dalla ditta è meno di 3 milioni di franchi: «Meno di quanto avevano ricevuto i licenziati di Veillon. È al di sotto di ogni decenza sbarazzarsi della gente in questo modo».
Non per nulla alla manifestazione di solidarietà i lavoratori hanno esibito uno striscione con su scritto: «Il grazie di Ackermann per la fedeltà: licenziamento senza scrupoli». Certo, trecento posti di lavoro che saltano sono il 20 per cento dei 1'500 di Entlebuch: una botta difficile da incassare in un villaggio come questo. Con l'assimilazione della Charles Veillon Sa, Ackermann è divenuta in realtà una holding (chiamata Regula). Ad essere soppresse entro metà dell'anno prossimo sono le attività di vendita per corrispondenza mediante i due cataloghi Ackermann e Veillon. Non verrebbero invece toccate le due ditte Ackermann Tours (viaggi) e Sound Media (film, musica, videogiochi, libri e altro), come pure i magazzini del gruppo Regula. A soffrire, quindi, con un crollo del fatturato del -9,1 per cento tra il 2003 e il 2005, sono soprattutto le vendite tramite cataloghi universali tradizionali, mentre vanno bene le spedizioni specializzate (e che sfruttano meglio l'interazione via Internet). Questa è la spiegazione economica della decisione, che però rimane difficile da accettare a livello sociale ed umano.
Dunque, dopo tanti anni di fedeltà ad un'impresa che la valle di Entlebuch ha visto nascere e prosperare e nella quale ha creduto, come minimo la gente si aspetta un po' più di attenzione, più rispetto, maggiore coinvolgimento nelle decisioni e, se sacrificio deve essere, che sia dignitosamente compensato. Se non altro perché molti dovranno andar via da Entlebuch per trovare un altro posto di lavoro. Perciò i politici locali di tutti i partiti hanno sottoscritto insieme con i sindacati ed i lavoratori colpiti una risoluzione nella quale si chiede a Corneliu Sfintesco «l'apertura di negoziati e costruttivi colloqui per la definizione di un onesto e solido piano sociale per tutti i lavoratori colpiti». Inoltre, vi si legge, «il comportamento dei responsabili della Ackermann di ignorare per settimane le richieste dei collaboratori, non è tollerabile». Ed il fatto che «un'impresa ricca di tradizione dopo oltre 163 anni chiuda i battenti senza neppure prestare attenzione agli interessi dei collaboratori, non può raccogliere approvazioni».
Ciò che si aspetta il sindacato Unia è che la ditta si decida ad aprire una trattativa. Ai giornalisti accorsi numerosi a Entlebuch, Giuseppe Reo ha dichiarato: «Se non verremo coinvolti in trattative, racccomanderemo ai lavoratori di prendere ulteriori misure, come lo sciopero».

Pubblicato

Venerdì 23 Giugno 2006

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