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Precariato in carrozza

di

Stefano Guerra
Il precariato va in carrozza. Scontata o no, la battuta sintetizza una realtà che è già tendenza. La realtà è l’assunzione, da parte della Cargo Ffs, di manodopera pagata a ore da agenzie private di collocamento (soprattutto Adecco, in misura minore Manpower) per far fronte a “picchi di lavoro” insostenibili con gli effettivi a disposizione, da anni in costante calo. La tendenza è il ricambio parziale – graduale ma progressivo – del personale impiegato in pianta stabile alle officine Ffs di tutta la Svizzera – Ticino compreso – con lavoratori precari. Da misura di emergenza, il ricorso a manodopera non soggetta a contratto collettivo di lavoro si sta pian piano trasformando in una prassi strutturale di contenimento dei costi anche nelle officine Ffs di Bellinzona, Biasca, Lugano-Vedeggio e Chiasso. Qui, il precariato sta pian piano diventando normale. Sintomo della deriva aziendale di un servizio pubblico, la collaborazione fra la Ffs Cargo (la divisione merci delle ferrovie federali) e le agenzie private di collocamento è in atto dalla seconda metà del 2001. Reduce da due anni neri (nel 2001 l’esercizio si era chiuso con 60 milioni di franchi di perdita, poi saliti a 96 un anno dopo), e stretta fra esigenze di contenimento dei costi e di competitività nel libero mercato del traffico merci, Ffs Cargo punta in modo deciso sulla flessibilità. E il Ticino non sfugge ai diktat provenienti dalla direzione centrale di Basilea. Le officine di Bellinzona, Biasca, Lugano-Vedeggio e Chiasso devono infatti contribuire a far tornare Ffs Cargo nelle cifre nere, obiettivo fissato di recente dal direttore Daniel Nordmann e da centrare entro la fine del 2005 attraverso «un aumento della produttività e della qualità». La flessibilità entra nelle officine Ffs Messa sotto pressione dai vertici di Ffs Cargo, la direzione delle officine di Bellinzona (cui sottostà anche l’altro stabilimento industriale, quello di Biasca, che verrà chiuso con ogni probabilità alla fine del 2004) si è rivolta all’agenzia di collocamento Adecco a cavallo fra 2001 e 2002 per far fronte a un “momentaneo” aumento del lavoro. Poche settimane dopo sono stati assunti i primi 3 operai messi a disposizione dall’agenzia di collocamento. Salito presto a 8, il loro numero si è mantenuto dal giugno 2002 attorno alle 15 unità: 16 nel settembre del 2002, 17 nel marzo di quest’anno. Ora sono poco più di una quindicina. Fra gli operai entrati alle Officine Ffs di Bellinzona attraverso Adecco (e, in minima parte, attraverso l’agenzia Manpower), 4 nel frattempo sono stati assunti a titolo definitivo. «Altre assunzioni sono previste», dice ad area il portavoce di Ffs Cargo Stefan Appenzeller. Come a Bellinzona e a Biasca, anche a Chiasso l’assunzione di manodopera esterna è stata avviata nel 2002. Ora sono 4 le persone impiegate a titolo temporaneo, 3 nella produzione (una da un anno circa, le altre 2 dallo scorso marzo) e una nell’amministrazione (da tre mesi circa). Nella primavera del 2003, il personale Adecco aveva toccato la quota massima di 6 unità. Nessuno finora è stato assunto in pianta stabile. Capire i “picchi” Da mesi a questa parte i “picchi di lavoro” allo stabilimento industriale della capitale sono provocati soprattutto dalla cosiddetta “migrazione” del materiale rotabile: «La manutenzione di certi vagoni merci è trasferito dalle officine di Yverdon a quelle di Bellinzona – spiega Stefan Appenzeller – e inoltre la Cargo sta trasformando a Bellinzona dei vagoni in modo che possano circolare all’estero: per questi lavori abbiamo bisogno di personale temporaneo». I “picchi” non dipendono però solo dalla mole di lavoro da smaltire. A determinarli è pure la quantità di operai che devono svolgere tale lavoro. In altre parole, i “picchi di lavoro” a Bellinzona sono sì determinati dal lavoro supplementare che implica la manutenzione delle carrozze provenienti da Yverdon e di quelle destinate a circolare all’estero, ma anche dalla diminuzione – costante da un anno e mezzo a questa parte – del personale impiegato in pianta stabile, personale il cui numero si è ridotto soprattutto a causa di partenze (non compensate da nuove assunzioni) per pensionamenti anticipati e cambiamenti di lavoro. Fra il calo del personale fisso e il ricorso sempre meno temporaneo a manodopera esterna esiste infatti una correlazione chiara. Qualche mese dopo l’avvio della collaborazione con Adecco, la direzione di Ffs Cargo aveva imposto alle officine della capitale il blocco delle assunzioni e una riduzione del personale produttivo, sceso di conseguenza dalle 426 persone impiegate nel gennaio dello scorso anno (con un grado occupazionale di 413,82) alle 412 dell’aprile 2003 (grado occupazionale 394,91). Nello stesso periodo, come detto, il personale temporaneo è salito da 0 a 15 e oltre. I costi in meno L’assunzione di personale interinale collocato da agenzie specializzate da parte della divisione merci delle Ffs rientra in una collaborazione avviata nella seconda metà del 2001. A differenza di quanto succede con la divisione viaggiatori (vedasi box), un contratto formale di collaborazione è stato stipulato tra Ffs Cargo e Adecco. Non è dato sapere, per contro, se un partenariato formale esiste anche con altre agenzie di collocamento. «Non ne sono a conoscenza», spiega il portavoce di Ffs Cargo Stefan Appenzeller, precisando tuttavia che i 30-50 lavoratori temporanei («non abbiamo statistiche esatte») occupati in gran parte nelle officine di Bienne e Bellinzona è «soprattutto, direi nella misura dei tre quarti, fornito da Adecco». Impiegati in buona parte nel settore manutenzione carrozze, i lavoratori temporanei – che hanno il pregio di non far lievitare il costo della voce riguardante il personale, preponderante nel budget delle officine – sono pagati a ore. Dalla sede di Basilea è impossibile ottenere informazioni sul loro salario e sulle prestazioni sociali. Secondo Stefan Appenzeller, tuttavia, paragonare le loro condizioni di lavoro a quelle del personale Ffs non avrebbe senso in quanto «il personale fisso è in gran parte specializzato, con una lunga formazione che consente loro di eseguire lavori di alto livello, mentre quello temporaneo si limita a compiti più semplici». Dal canto suo, Ffs Cargo non vuole «spendere troppi soldi nella formazione di persone che lavoreranno solo per un po’ di tempo da noi», aggiunge il portavoce di Ffs Cargo. Informazioni sulle condizioni salariali del personale temporaneo impiegato alle officine di Bellinzona sono impossibili da ottenere anche da Adecco. Da noi contattata, Ursula Colombo-Auderset dell’agenzia di Bellinzona si limita a confermare che i lavoratori vengono messi a disposizione in base a un accordo stipulato a livello nazionale. A nostra esplicita richiesta si rifiuta però di fornire altre cifre e dettagli sulla collaborazione con le officine della capitale. Precisa tuttavia che Adecco presta personale interinale a Ffs Cargo «quando hanno picchi di assenze dovuti a malattie o servizio militare». La normalizzazione del precariato «Ci avevano detto all’inizio che avrebbero fatto capo a qualche lavoratore esterno per alcuni mesi in modo da far fronte a una punta di lavoro», dice ad area Gianni Frizzo, presidente della sottosezione materiale rotabile del Sindacato dei trasporti (Sev). A un anno e mezzo dall’impiego dei primi lavoratori Adecco, Gianni Frizzo confronta i fatti con le giustificazioni di partenza: «Da allora il personale temporaneo è sempre stato fra le 10 e le 15 unità: c’è da pensare che questa misura non sia più legata a un’esigenza transitoria, ma stia diventando una forma “normale” per far fronte alla produzione con lavoratori che, non godendo di un contratto solido, è soggetto a forti pressioni». Secondo Frizzo, il Sev (vedasi anche box sotto) non avrebbe dovuto transigere sul principio delle assunzioni interinali, un principio che «non andava scardinato» poiché in mancanza di obiettivi chiari «il controllo sfugge» e non si sa più se i motivi del ricorso a manodopera esterna con un contratto precario sono «pertinenti» o legati in maniera esclusiva «al contenimento dei costi». Fra gli altri lati negativi dell’introduzione del lavoro flessibile alle officine delle ferrovie federali, il sindacalista menziona «la scarsa integrazione fra il personale Ffs e i lavoratori Adecco», la crescente privatizzazione delle assunzioni (prima c’erano i concorsi pubblici, ora c’è sempre più Adecco) e il rischio di «una diminuzione della qualità», in contrasto proprio con uno degli obiettivi (il miglioramento della qualità) fissati dal direttore di Ffs Cargo Daniel Nordmann per lo stabilimento di Bellinzona. Le agognate cifre nere Ma intanto, secondo fonti vicine allo stabilimento di Bellinzona l’assunzione dei lavoratori messi a disposizione da Adecco avrebbe già permesso un consistente ridimensionamento dei costi nel 2002. Il nuovo direttore che subentrerà a Luca Bernasconi – sostituto ad interim di Erich Bütikofer, ringraziato a marzo in quanto troppo tecnico e troppo poco manager, perché «intendiamo potenziare, in vista delle sfide del libero mercato nel merci, la competenza in termini di economia aziendale», aveva detto Daniel Nordmann – avrà di che rallegrarsi. Se si va avanti così, magari nel 2005 brinderà con il direttore di Ffs Cargo all’uscita dalle cifre rosse. Nel frattempo il precariato avrà compiuto balzi in avanti. Rosicchiando altre fette di un servizio sempre meno pubblico, sempre più aziendale.

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Venerdì 27 Giugno 2003

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