Lavoro

"Postina ticinese licenziata abusivamente, che Berna intervenga"

L'Unione sindacale svizzera e syndicom chiedono al Consiglio federale di colmare le lacune giuridiche in materia di licenziamenti

Il caso è «vergognoso». E il fatto che «questo licenziamento sia avvenuto in Posta, un’azienda che appartiene alla Confederazione, è molto preoccupante» evidenzia Marco Forte, responsabile regionale syndicom Ticino e Moesano. Di più: per Chiara Landi, presidente donne USS-Ti, «la storia di questa lavoratrice licenziata da una grande azienda come La Posta per aver rivendicato i propri diritti è una vicenda emblematica, che oggi diventa il simbolo di tutte le persone che subiscono ingiuste interruzioni dei rapporti di lavoro, che comportano gravissime ripercussioni non solo sulla vita professionale, ma anche su quella privata e sul loro stato di salute psico-fisico».


Partendo dal caso di una postina ticinese, ingiustamente licenziata dal Gigante giallo, così come verificato da due tribunali, syndicom e l’Unione sindacale svizzera (Uss) chiedono al Consiglio federale di intervenire per colmare le lacune giuridiche nel caso dei licenziamenti abusivi.
I sindacati hanno denunciato mercoledì quanto accaduto in Ticino dove, nel 2017, «La Posta Svizzera ha licenziato una giovane donna e madre», impiegata al 60% che chiedeva di completare i giri di recapito entro le 12.30 per poter prendere in tempo la figlia al nido. E, una volta di più, a essere colpite sono le donne, «le più fragili in questo sistema ingiusto e discriminatorio».


Marco Forte in conferenza stampa ha ripercorso la vicenda: «La postina faceva parte della commissione del personale e si batteva per riuscire ad avere orari più stabili per conciliare meglio famiglia e lavoro. La Posta non ha voluto andare incontro alle richieste della dipendente per evitare di creare un precedente e non poter utilizzare il personale a tempo parziale nella maniera più flessibile possibile».

Una posizione che Forte spiega con la politica aziendale de La Posta, la quale «garantisce sempre meno posizioni a tempo pieno, mentre i tempi parziali vengono impiegati per lunghi periodi per molte più ore rispetto alla propria percentuale». Un’organizzazione del lavoro che mette in difficoltà i postini, in particolare le donne, che hanno difficoltà a trovare un secondo impiego e/o a conciliare professione e famiglia.

 

Un caso che riflette una situazione ormai generalizzata «non più tollerabile»: «Senza la tutela piena dal licenziamento senza giusta causa, ogni rapporto di lavoro sarà precario in sé e i singoli lavoratori e lavoratrici, le loro famiglie e l’intera società continueranno a pagare un costo altissimo» ha continuato Landi.

Per la funzionaria sindacale non si può nemmeno più tollerale che un’azienda come La Posta «continui a trincerarsi dietro un muro di gomma rifiutando di accordarle il reintegro a fronte di un licenziamento riconosciuto come abusivo dalle competenti autorità giudiziarie».


Già, il licenziamento del 2017 è stato abusivo, come confermato dai tribunali ticinesi (in prima e seconda istanza), ma «il datore di lavoro non è tenuto a reintegrare la donna».

Questo esempio avvenuto in Canton Ticino, per i sindacati, conferma la debolezza della tutela contro il licenziamento in Svizzera: «Le lacune sono enormi, tanto che la Svizzera è persino sulla lista nera dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro per questo motivo».

 

La lotta della postina per tutelare i suoi diritti, per Marco Forte, «deve rappresentare un punto di partenza per modificare la legge che oggi in Svizzera non tutela chi si batte per i propri diritti e quelli dei propri colleghi e colleghe».

 

Pubblicato il

13.04.2023 17:43
Raffaella Brignoni e Federica Bassi
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