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Porte aperte radicali all’Udc

di

Silvano De Pietro
E adesso arriva la parte più difficile: il rinnovo del Consiglio federale. La vittoria dell’Udc in sé non dovrebbe comportare uno scombussolamento, se non la riproposizione della legittima e già scontata richiesta di un secondo consigliere federale al posto di uno democristiano. Se così stessero le cose, non cambierebbe niente nella “formula magica”, perché tutto avverrebbe nell’ambito della tradizionale concordanza elvetica. Ma così non è, dal momento che – a detta di un politologo come Claude Longchamp – gli elettori che hanno votato Udc lo hanno fatto proprio perché vorrebbero in maggioranza un cambiamento del sistema. Ma soprattutto così non è perché il presidente dell’Udc, Ueli Maurer, s’è affrettato a dire che ora Christoph Blocher deve entrare in Consiglio federale, o il partito passa definitivamente all’opposizione dura (lasciando capire che chiederebbe anche le dimissioni del suo “mezzo” consigliere federale Samuel Schmid). Questa richiesta è stata immediata e un po’ brusca, al punto da farla percepire dagli altri partiti come un ricatto. Il parlamento, in effetti, deve rimanere libero di eleggere i consiglieri federali, senza sottostare a diktat e imposizioni di chicchessia. Ora, se da una parte Blocher mostra, nelle numerose interviste rilasciate subito dopo le elezioni, un volto conciliante ed un’insolita disponibilità a collaborare con gli altri partiti nel rispetto delle regole della concordanza, d’altra parte le prime reazioni sono parse piuttosto discordanti. Le posizioni si possono così riassumere: a sinistra c’è la tendenza a rifiutare il ricatto (o l’offerta, a seconda dei punti di vista) di Blocher e dell’Udc; i democristiani sembrano arroccarsi su una posizione difensiva, lasciando aperte un paio di alternative che non cambierebbero in realtà nulla nell’attuale formula di governo; i radicali invece sembrano ben disposti a spalancare le porte del governo all’Udc. A sinistra, chi ha mostrato subito di avere le idee chiare sono stati i verdi, in particolare la loro presidente, Ruth Genner, che ha evidenziato come l’Udc si ponga ancora contro il sistema, quindi all’opposizione, ed ha candidato il partito ecologista ad entrare in Consiglio federale. Un parere simile è stato espresso nel Partito socialista, che però non ha ancora spiegato come si comporterebbe se in governo dovessero entrare due consiglieri federali dell’Udc. È vero che la presidente Christiane Brunner aveva detto che due democristiani o due democratici di centro sarebbero stati la stessa cosa; ma è innegabile che con due Udc, tanto più se uno di questi due dovesse essere Blocher, l’asse politico del governo si sposterebbe decisamente a destra. In questo caso il Pss sarebbe ancor più in minoranza di quanto lo sia già. Accettare una posizione più forte dell’Udc in governo significherebbe allora negoziare prima con questo partito alcune questioni politiche fondamentali. Molto lucidamente è stata la capogruppo Hildegard Fässler a spiegare la situazione: «Dobbiamo prima chiarire su quali contenuti politici concordiamo, anche con l’Udc. Finché non lo faremo, non potremo eleggere Christoph Blocher». Di uscire dal governo per non convivere in una scomoda posizione con l’Udc, non se ne parla nemmeno: «Ci sono diverse varianti, ma questa non lo è», ha precisato la signora Fässler, che ha aggiunto: «Dobbiamo mostrare alla gente che siamo capaci di trovare delle soluzioni». È un’opinione, questa, decisamente diversa da quella espressa dalla neoeletta consigliera agli Stati basilese Anita Fetz: «L’annuncio dell’Udc è assolutamente ricattatorio. Si potrebbe comunicare alla gente che non si può subire questo ricatto. E allora l’Udc uscirebbe volontariamente dal governo, senza che noi interveniamo attivamente». La signora Fetz – in questo d’accordo con la vicepresidente del partito Christine Goll – pensa chiaramente ad una preventiva verifica con radicali e democristiani sulla possibile intesa su un comune programma di governo, in modo da costringere l’Udc all’opposizione e spostare sul centrosinistra l’asse politico del Consiglio federale. Ma da quest’orecchio i partiti borghesi di centro non ci sentono. Rigida e nello stesso tempo possibilista è la posizione assunta dai democristiani. In un comunicato il Pdc annuncia che farà quadrato a sostegno dei suoi due consiglieri federali. Ma non specifica se preferirebbe che l’Udc passasse all’opposizione, o se sarebbe disposto a votare per Blocher, eventualmente al posto di Samuel Schmid (il che sarebbe un possibile compromesso: i consiglieri federali democristiani non verrebbero umiliati e l’Udc avrebbe il suo uomo forte – che fa per tre – in governo). Il presidente Philipp Stähelin ha lasciato capire che non importa che il governo si sposti un po’ più a destra o un po’ più a sinistra, purché si possa eleggere un Consiglio federale in grado di agire. E per questo occorre intendersi con gli altri partiti, in primo luogo con il Prd. Per i radicali il problema è invece già risolto. La presidente del Prd, Christiane Langenberger, ha chiaramente escluso nelle sue prime dichiarazioni, un orientamento di governo di centrosinistra. Sbarrare all’Udc l’accesso al Consiglio federale? Impensabile, almeno secondo il vicepresidente dei deputati radicali Felix Gutzwiller. Il Prd sembra orientato piuttosto verso la pretesa che uno dei due ministri democristiani si ritiri per far posto al tribuno zurighese. La signora Langenberger ha già accettato l’invito di Blocher a discutere una linea politica comune: «Dobbiamo collaborare meglio tra borghesi», ha detto la presidente dei radicali. Nei dossier di politica finanziaria, per esempio; ma anche nella politica sociale e persino nell’apertura (o chiusura?) verso l’Ue. Un ripiegamento su tutta la linea, insomma. D’altronde, il politologo Iwan Rickenbacher in un’intervista al Tages-Anzeiger l’ha detto: «Vivremo una fase di blocco politico. Arriverà una serie di votazioni popolari, per esempio nella politica della salute, in materia di assicurazione malattie o sul risanamento delle finanze federali. Con la polarizzazione si rafforza il ricorso al popolo»

Pubblicato

Venerdì 24 Ottobre 2003

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