Porre domande non è sovversivo

Cosa ha infastidito i consumatori e le consumatrici nell’anno passato? Le associazioni nostrane hanno pubblicato l’ormai tradizionale classifica stilata a partire dalle segnalazioni ricevute. La versione italiana, curata dall’Acsi, la trovate a questo link.


Pur comprendendo quanto un call center o un gestore di telefonia possano innervosire, vi confesso che nel 2021 mi sono soprattutto arrabbiata per la narrazione della crisi. E mi ha fatto infuriare uno spostamento scivoloso avvenuto in particolare a sinistra. Parole chiave come “critica” e “scetticismo” hanno assunto una connotazione negativa.

 

Eppure in democrazia non c’è mai una voce sola giusta, perché è nel rispetto delle differenze, anche di opinione, che una società può dirsi sana. E invece. Pericolosa deriva quella a cui abbiamo assistito a reti unificate, dove a persone che pongono domande è stata incollata l’etichetta di sovversivi. D’altronde in questi due anni il giornalismo ha preso una piega bizzarra: si è trasformato in megafono del governo.

 

Che fine hanno fatto il “quarto potere” e il ruolo di cane da guardia? Seppelliti da un racconto dove lecita è diventata solo una versione, quella dell’esecutivo. Le parole sono pietre, recita l’adagio, eppure non c’è stata traccia di imbarazzo a riciclare termini pesanti e storicamente connotati, come “negazionista”. Attorno al “cospirazionismo”, poi, abbiamo toccato il fondo e la storia non sarà clemente con questa epoca.

 

A partire dal fatto che una quantità sempre crescente di argomenti bollati come tali si stanno rivelando plausibili, per non dire veri. Prendiamo l’esempio della fuga di laboratorio da Wuhan. Per mesi presentata come teoria cospirazionista, oggi è ritenuta probabile. Un laboratorio peraltro finanziato da Washington. E che dire di miocardite e pericardite in giovani di sesso maschile dopo il vaccino mRNA, quindi Pfizer e Moderna? Sono stata insultata sui social media quando in giugno ho riportato i segnali che stavano emergendo in Israele. Sì, una fonte governativa. Mi hanno accusata di essere una “cospirazionista antivaccinalista”. Sic.

 

Oggi questi effetti indesiderati vengono in tutto il mondo aggiunti ai bugiardini. L’anno nuovo si è tuttavia aperto con sviluppi interessanti. Fosse che il buonsenso si stia di nuovo affacciando all’orizzonte? C’è che per prendere l’esempio della vicina Penisola, siamo arrivati a oltre un milione di test al giorno. Test su persone sane e prive di sintomi, che per una catena di sant’Antonio voluta dai politici, sono diventati una grassa gallina dalle uova d’oro per tante aziende. Ma come mi insegnò il compianto economista sanitario Gianfranco Domenighetti vent’anni fa, i soldi della sanità pubblica sono una torta. Se ne usi una fetta consistente per una determinata impresa, non ne avrai per altre prestazioni, magari essenziali. Per questo l’arte della sanità pubblica è difficile e spesso impopolare.

 

Ora molti governi chiedono un ripensamento dell’attuale politica di test e di quarantene a catena. Perché non servono. Come mai ci sono voluti due anni? C’è che sulla scorta di una strillata narrazione mediatica, milioni di persone si sono convinte di essere epidemiologi delle malattie infettive. Ma è un settore decisamente complesso. Di tutto questo ho parlato in un discorso che ho tenuto per accettare un premio. Il Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze (Cicap) ne assegna uno l’anno e sono davvero onorata di averlo ricevuto. Il titolo del premio è cruciale: In difesa della ragione.

Pubblicato il

20.01.2022 11:48
Serena Tinari