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Polizia, tutti i disagi del Corpo

di

Maria Pirisi
«La Polizia è come un grande gelato che si sta sciogliendo». Vi è tutto il senso del disagio accumulato negli anni in quest’immagine emblematica che un funzionario della polizia cantonale utilizzò nel corso dell’assemblea unitaria delle tre organizzazioni sindacali di polizia (Vpod, Fsfp e Ocst), tenutasi lo scorso settembre. Un disagio risultante di numerosi problemi denunciati dalla categoria. Disorganizzazione, confusione nei compiti e nelle competenze, mancanza di comunicazione fra i vertici e la base, cattiva utilizzazione degli effettivi, scarsa competenza dei responsabili. Queste alcune delle critiche espresse nel sondaggio che la Vpod e la Federazione svizzera dei funzionari di polizia (Fsfp) fecero all’interno del Corpo ticinese. Un sondaggio da cui emerse appunto che il grado di disagio e la frustrazione all’interno del corpo erano molto alti. Ma con il passare del tempo la situazione non sembra essere migliorata (vedasi intervista sotto). E il “cahier des doléances” degli agenti si allunga. Dopo il congelamento del progetto di polizia di prossimità, fortemente contestato dall’interno e andato alla deriva in seguito ad alcuni tentativi di metterlo in atto, dopo la recente istituzione della Commissione disciplinare interna voluta dal comandante Romano Piazzini e causa di non pochi malumori, la temperatura dello scontento continua a salire. E per coloro che decidono di esprimere a voce alta le proprie critiche i tempi non sembrano essere i più propizi. «Senta, non è un buon momento per parlare. Non amo farlo nell’anonimato e se dovessi decidermi in questo senso vorrei assumermene tutte le responsabilità», ci ha detto un alto funzionario della polizia cantonale che in un primo momento sembrava disposto a parlarci dei problemi che agitano la categoria. Insomma, esporsi è un rischio. D’altronde, l’“invito” di Piazzini – come riportano alcune voci – ai suoi uomini ad evitare sfoghi esterni e a riportare critiche e malumori per le vie di servizio, non aiuta a distendere il clima difficile venutosi a creare. Ma è proprio lui, in prima persona, il comandante Piazzini il bersaglio di critiche dirette e indirette sempre più frequenti. Il fatto poi che di recente il collegio degli ufficiali “in corpore” – come spiega in una nota stampa – abbia invitato il Consiglio di Stato “a rigettare al mittente” la richiesta della Lega dei ticinesi delle dimissioni del comandante, non basta a sedare le acque agitate che circondano i vertici del corpo. Il comandante Piazzini resta nell’occhio del ciclone, di fronte alle critiche sui presunti conflitti d’interesse (l’aver collocato nella Commissione disciplinare interna – di cui fa parte lo stesso comandante –, la sua segretaria personale, nonché convivente), ma soprattutto di fronte ai problemi interni al corpo, si fa sempre più insistente la voce che siano in tanti a sperare nella partenza del comandante. Ultimo episodio ad infiammare gli animi degli agenti è stato la pubblicazione (19 gennaio) del comandante Piazzini sul sito intranet (sito interno consultabile da 600 persone) della polizia di un documento riguardante le decisioni disciplinari adottate per 13 casi emersi nel corpo lo scorso anno. Casi citati con dovizia di particolari, tali da rendere riconoscibili gli agenti implicati. Sulla mancata discrezione della pubblicazione è intervenuto il parlamentare Ps, nonché sindacalista Vpod, Graziano Pestoni (si veda articolo sotto) con un’interpellanza al Consiglio Stato in cui si chiede, tra l’altro se la pubblicazione sia «rispettosa delle normative sul segreto d’ufficio» e «conforme alla Legge federale sulla protezione dei dati». A stemperare un po’ la situazione sono giunte di recente le promesse da parte delle autorità di ritoccare verso l’alto gli stipendi e di rivedere le classi salariali degli agenti, rimaste allo statu quo da oltre dieci anni. Un po’ di zucchero che non basterà ad addolcire le troppe pillole amare che il corpo da anni si ritrova ad ingoiare. "È difficile lavorare così" Per cercare di capire quale sia il clima all’interno del corpo di polizia cantonale abbiamo sentito l’ispettore Stefano Mayor della Sezione antidroga della Polizia giudiziaria di Chiasso, attuale presidente della Vpod Polizia. Ispettore, quali sono i problemi che preoccupano di più gli agenti della polizia al momento? Persiste un sentimento d’insicurezza, derivato dai continui e frequenti mutamenti nell’organizzazione del lavoro. Fino a pochi mesi fa si parlava del progetto della Polizia di prossimità per le Gendarmerie senza sapere bene in che direzione si stesse andando. Ora quel progetto è stato congelato e al suo posto si sta parlando – proprio in questo periodo – della suddivisione dei compiti fra la polizia mobile e la polizia territoriale. Gli agenti si ritrovano ad operare sullo sfondo di questo scenario in continua trasformazione, ciò che provoca un sentimento di smarrimento. In pratica, un funzionario lavora oggi in un posto sapendo che un domani potrebbe essere dislocato da un’altra parte. Un tempo era difficile pensare che un agente, dopo tanti anni di servizio in un dato posto, potesse poi essere trasferito, anche se in teoria ciò era contemplato. Oggi non è più così, perché quella possibilità è molto più concreta. Lei parla di polizia territoriale, progetto che sembra richiamare il concetto di polizia di prossimità: di cosa si tratta e come viene visto al momento dagli agenti? In effetti con la polizia territoriale si recupera il progetto di polizia di prossimità, ma senza il coinvolgimento della polizia comunale. Si tratta di un’unità legata al territorio e di cui dovrebbe avere una conoscenza specifica e in virtù della quale si dovrebbero poter ottimizzare gli interventi. L’istituzione di quest’unità inoltre porterà ad un importante cambiamento: diversi posti di polizia non resteranno aperti la notte.» E questo cosa comporterà? Non ci saranno più gli agenti locali a ricevere le segnalazioni di un determinato posto ma le pattuglie che copriranno una determinata fetta del territorio. Ciò comporterebbe per un agente che, per esempio, ha sempre operato a Chiasso, il ritrovarsi a dover far pattuglia in Val Colla dove magari non conosce nessuno o non ha contatti stretti con la gente della zona. Ebbene, nel corso di un incontro con le autorità, come rappresentanti sindacali (Vpod, Fsfp e Ocst) abbiamo espresso le nostre perplessità in merito a questa nuova riorganizzazione del corpo. Alcune risposte sono state convincenti, altre meno. Cosa non vi convince? Innanzitutto sembra che il numero di agenti preposti sia esiguo. Inoltre, la mia impressione è che questa nuova impostazione comporti per il personale ulteriori e importanti sacrifici quando restano ancora tutti da dimostrare i benefici per l’utenza che ne dovrebbero conseguire. In che senso? Vede, il contatto con la gente cambierà per forza di cose. Ad esempio, la chiusura notturna dei posti di polizia farà sì che un domani le persone che chiederanno aiuto da Chiasso si vedranno rispondere da un agente di pattuglia dislocato chissà dove e che magari non conosce la realtà in cui è chiamato ad operare. È un peccato che oggi non si ritenga più importante il radicamento di un agente nel posto in cui opera quando si sa che la conoscenza del territorio è molto importante per il nostro lavoro. Vi lamentate di una diminuzione dell’organico, eppure le assunzioni sono aumentate. Dove sono andate a finire tutte queste persone in più? È una bella domanda a cui non so rispondere. Posso però dirle che dieci anni fa qui in Gendarmeria di notte c’erano 3/4 pattuglie, oggi capita che di notte ve ne sia solo una. Il che significa che di notte in servizio ci sono 3 agenti che non possono far fronte a tutte le chiamate ma che devono già di partenza dare la precedenza alle questioni più urgenti, con conseguenti malumori di alcuni cittadini che si sentono trascurati. Con la nuova riorganizzazione della polizia sono stati creati nuovi gruppi (qualcuno non ancora operativo) con nuovi responsabili ma gli agenti sul territorio non sono aumentati. Ci assicurano che con la polizia territoriale ci saranno delle pattuglie in più dimenticando che negli anni passati ne abbiamo perse parecchie. In queste condizioni quanto ne risente la qualità del lavoro? Ne risente. È normale che sia così se la sera ci si ritrova a lavorare con una pattuglia, da soli, a correre a destra e a manca non riuscendo magari a svolgere come si vorrebbe il proprio servizio perché non si hanno le forze a sufficienza. In situazioni del genere c’è il rischio che gratificazione e motivazione vengano meno. Il progetto della polizia territoriale non è ancora in atto e quello della polizia di prossimità è congelato. Ma non si crea nel mezzo un vuoto? In effetti si può dare l’impressione che il “forte” sia sguarnito. Il comando assicura che non sarà così ma dovremo vedere concretamente che cosa accadrà. Io nutro qualche dubbio. E cosa ne pensa dell’invito del comandante Piazzini a tutti i funzionari a non lamentarsi in pubblico e a trasmettere le proprie critiche ai diretti superiori? Non so come sia nel resto dell’amministrazione, ma questo nella polizia è un punto dolente. Talvolta chi parla dei problemi della polizia in pubblico è visto come un “sovversivo”. È triste perché bisognerebbe poter esprimere serenamente le proprie opinioni, senza alcun timore. Come viene percepita all’interno del corpo la Commissione disciplinare, di recente costituzione? Il suo primo prodotto, il documento pubblicato sul sito intranet (vedi articolo sopra, ndr) della polizia e concernente 13 casi disciplinari, non ha raccolto di certo grandi favori. Perché un conto è indicare in modo costruttivo quali sono i comportamenti da evitare e un conto è far sì che, fornendo particolari, si renda riconoscibile il funzionario che ha sbagliato. Sa, immagino che ora siano in molti a temere di essere messi alla gogna alla prima che fanno. Fra le questioni urgenti da risolvere nel corpo di polizia, quali sono le priorità? Spero si stringano i tempi per la conclusione della riorganizzazione del corpo, o almeno che si fissino dei punti intorno ai quali poter procedere. Questa ristrutturazione è in atto da quasi sette anni e mi chiedo quale altro ufficio cantonale impieghi così tanto tempo a riorganizzarsi. Se poi si rimanda troppo la sua attuazione c’è il rischio che quando sarà pronta non produca gli effetti prefigurati per diversi motivi, fra i quali la sua perdita d’attualità per il costante mutamento del contesto sociale e culturale in cui la polizia si trova ad operare.

Pubblicato

Venerdì 4 Marzo 2005

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