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Politici sconnessi dal paese reale

di

Loris Campetti
La politica ufficiale non è più in grado, in Italia, di ascoltare le urla di dolore e di rabbia dei cittadini che nessuno più rappresenta, e dunque i partiti si sorprendono leggendo i risultati elettorali che li condannano in maniera pressoché definitiva, ma non si scompongono: fingono di aver vinto come fa il Partito democratico, o di non aver perso molto, come si racconta un Pdl orfano del suo anfitrione, o di non essere finiti, come i leghisti.

Se fossimo tra gli indiani d'America anche l'ultimo stregone avrebbe interpretato i segnali naturali, e persino le metafore. La bomba in una scuola di Brindisi il sabato pre-elettorale, il devastante terremoto in Emilia solo 24 ore più tardi. Purtroppo non ci sono sciamani intelligenti, in Italia, e le cose vanno a modo loro, com'è giusto che vadano.
Il terremoto politico che ha squassato la politica italiana può essere letto in molti modi: dice il segretario del Pd Bersani che il suo partito ha vinto "senza se e senza ma". I numeri dei sindaci conquistati e delle città strappate a due destre in rotta confermerebbero questa teoria. La Lega perde 7 ballottaggi su 7 in casa sua, dove qualcuno ha aperto uno striscione impietoso che recita "Ladroni a casa nostra". Monza e Como cambiano colore, l'unico caposaldo del Pdl in Toscana, Lucca, vota per il centrosinistra. Solo Tosi, in aperta polemica con la Lega, si salva. Mezzo Piemonte (Asti e Alessandria) sceglie il centrosinistra, Torino l'ha sempre fatto. In Veneto le cose non vanno meglio per i berlusconidi e i leghisti. Quelle che si chiamavano regioni rosse restano controllate dal centrosinistra, a Palermo Orlando torna alla guida del municipio stravincendo lo scontro con il candidato del Pd, in una regione dove la destra ai tempi di Berlusconi aveva conquistato 61 seggi su 61 in palio. Città di destra come Rieti o Civitavecchia abbandonano i vecchi protettori e la destra perde addirittura Parma, capitale del malaffare e della Confindustria.
Dunque, perché non brindare? Perché il centrosinistra ha preso meno voti in assoluto di quanti ne aveva presi perdendo le elezioni. Metà degli italiani coinvolti nel ballottaggio hanno disertato le urne, nella rossa Genova solo il 39 per cento dei cittadini ha votato, e dunque quel 60 per cento di consenso dato all'ottimo sindaco eletto rappresenta la volontà di un quarto dei genovesi. Va aggiunto che Doria si era affermato alle primarie sostenuto dalle sinistre extraparlamentari contro il candidato ufficiale del Pd, com'era capitato nella passata tornata elettorale a Napoli, Milano, Cagliari e ora a Rieti. Nella Parma del crack e dei debiti il Pd ha presentato un uomo interno al sistema di potere che ha piegato la città ed è stato letteralmente strapazzato dal rappresentante del Movimento 5 stelle, un grillino che ha raccolto una rivolta popolare chiamata stupidamente "antipolitica". L'antipolitica è quell'impasto di conservatorismo, liberismo e malaffare che approfondisce il fossato tra società civile e rappresentanze che non rappresentano ormai che se stesse. Grillo ha conquistato più comuni della Lega, vorrà dire qualcosa? Se Orlando, sindaco della rinascita di Palermo nel secolo scorso e oggi nell'Idv, ha fatto il pieno (più del 72 per cento dei voti) denunciando gli inciuci e le vergogne della Sicilia politica a cui non è estranea una parte importante del Pd, vorrà Bersani interrogarsi sulla sua politica delle alleanze, troppo segnata dal corteggiamento a un centro che non esiste, nonostante rivendichi lo jus primae noctis con Monti e il suo governo classista?
Insomma, il Pd ha vinto solo perché ha perso di meno, ma invece di approfittare della disfatta dell'avversario e costruire consenso intorno a una proposta alternativa alle politiche della destra, ha perso parte di quello che aveva proprio perché non rappresenta un'alternativa. Del resto, non sono tutti – Pd, Pdl, Udc e consorterie centriste – i pilastri di un governo che presenta i conti della crisi ai più deboli, tartassando lavoratori dipendenti e pensionati, cancellando il futuro delle generazioni più giovani, sopprimendo diritti sociali e sindacali conquistati in decenni di lotte operaie? Se un comico anfetaminico con i suoi giovani combattivi sbaraglia le soverchianti "forze nemiche", è Grillo il problema o il problema è il suicidio del sistema politico? Il nuovo capo (già nella cenere) del Pdl, Angelino Alfano, arriva a consolarsi sostenendo che l'astensione e il voto a Grillo dicono che gli elettori di destra non hanno votato a sinistra, ma dimentica di dire che il centrosinistra, comunque, ha fatto il pieno in quasi tutte le città e i paesi d'Italia in cui si è votato. O la sinistra (mentre scrivo mi chiedo cosa sia e cosa c'entri con essa il Pd), dentro e fuori il parlamento, avrà il coraggio di fare un'analisi impietosa dei risultati elettorali e di trarne delle conseguenze, oppure non avrà futuro. Difficilmente le sarà offerta dagli italiani un'altra chance.

Pubblicato

Giovedì 24 Maggio 2012

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