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Polisportiva

di

Antonio Bolzani
Mai come quest’anno il Ticino degli sport di squadra è Luganocentrico: un titolo di vice campione svizzero nel campionato di hockey su ghiaccio, un quasi scudetto nel basket ed un possibile primo posto nel calcio fanno del Lugano e di Lugano la città trainante di un cantone che vede allontanarsi dai vertici che contanto l’HC Ambrì Piotta e l’Associazione Calcio Bellinzona. Le incognite che pesano sul futuro di queste due società e l’elevato livello qualitativo e organizzativo raggiunto dai tre club luganesi costituiscono una chiarissima indicazione di una tendenza che probabilmente andrà ad accentuarsi nei prossimi anni. Allora perché non cominciare a parlare seriamente di un progetto credibile e realizzabile di polisportiva ? Con un po’ di buona volontà, qualche idea costruttiva e la consapevolezza di creare qualcosa di cui tutti ne possano beneficiare (le stesse squadre, i tifosi, il pubblico presente e potenziale, la città ed i piccoli club che ruotano attorno a questo "Grande Fratello"), l’ipotesi di una polisportiva potrebbe diventare realtà magari già a media scadenza. L’idea di creare un biglietto unico per gli incontri di sabato 21 aprile disputati all’Istituto Elvetico (Lugano — Olympic Friborgo) e a Cornaredo (Lugano — Losanna) è risultata un confortante tentativo di sinergia, ma purtroppo, oggi, non sembra però esserci quella spinta che sarebbe invece auspicabile per far diventare la polisportiva un interlocutore forte, rispettato e ascoltato dalle autorità politiche cittadine. Mantenendo inalterati i criteri attuali di gestione delle singole e rispettive attività, le tre società potrebbero però unire le forze in vista di una politica comunitaria di immagine e di vendita del prodotto, centralizzando e rafforzando quelle che sono le strategie promozionali, amministrative e sociali. Sulla polisportiva luganese, il collega Enrico Carpani ha scritto un interessante articolo, apparso sul CdT del 23 febbraio scorso, nel quale — si legge — che "nessuno dovrebbe temere il rischio di una inaccettabile perdita di identità, e neppure quello della soppressione dell’indipendenza decisionale e finanziaria. Chi sta meglio continuerebbe cioè a stare meglio di chi continuerà a stare peggio. I giocatori, ci mancherebbe altro, non sarebbero scelti dal Sindaco né dal Consiglio Direttivo della Polisportiva, ed i budget resterebbero quelli attuali. Diverse (...) sarebbero tutt’al più l’immagine dell’associazione, la pianificazione delle esigenze comuni dei settori giovanili e l’accessibilità agli impianti. Con la città impegnata a recitare un ruolo fondamentale nel reperimento di fonti di finanziamento da ridistribuire, su scala proporzionale, a tutte le società affiliate, ed a sfruttare i ritorni d’immagine che il suo coinvolgimento diretto genererebbe. Non è un sogno, ma soltanto un’idea, neppure originale. Che forse un giorno non farà più paura". E sono proprio il timore di perdere un pizzico di autonomia e la scarsa propensione a confrontarsi con gli altri che forse bloccano gli stessi attori: è un peccato, perché mai come oggi le premesse sembrano favorevoli ed incoraggianti per un discorso comune tra dirigenti sportivi e autorità politiche.

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Venerdì 4 Maggio 2001

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