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Poco Chiasso, è solo amianto

di

Gianfranco Helbling
L'amianto è dappertutto. E dappertutto può sprigionare i suoi effetti. Per questo la sua manipolazione richiede il rispetto di una serie di cautele. Rispetto che è completamente mancato sul cantiere di un capannone in demolizione in pieno centro a Chiasso. Con un potenziale pericolo per la salute non solo degli operai,
ma di tutta la popolazione del quartiere.

Trent'anni fa l'amianto era il materiale magico per costruire case, scuole e capannoni industriali. Fin quando non ci si è resi conto che è pericoloso. Molto pericoloso. Inalarne una piccola quantità sotto forma di pulviscolo può portare ad una morte atroce a distanza anche di decenni. Per questo, dopo che ne è stato proibito l'utilizzo, rimane il grosso problema di come manipolare e smaltire l'amianto che oggi ancora si trova in numerosissimi edifici. Di certo non si fa come in via Comacini a Chiasso, un'arteria in pieno centro, sul sedime di un ex distributore di benzina. Lì venerdì scorso è stato demolito il tetto di un capannone composto di lastre ondulate di eternit, uno dei prodotti più classici della lavorazione dell'amianto. Un tetto di circa 100 metri quadrati che è stato demolito a colpi di mazza, sbriciolando le lastre e sprigionando un pulviscolo che, con il vento, s'è diffuso nel quartiere.
A rendersi conto del problema è stato un funzionario del sindacato Unia, Matias Pincheira. Che s'è imbattuto in una ditta di autotrasporti, demolizioni e scavi del Mendrisiotto intenta con quattro operai a smantellare il tetto di eternit senza rispettare nemmeno una delle norme imposte dall'Istituto nazionale svizzero di assicurazione contro gli infortuni (Suva) in questi casi: niente maschere di protezione adeguate, niente tuta monouso, nessuno che spargesse acqua sui detriti, lastre spaccate e non smontate una per una, nessun contenitore apposito per il trasporto. Per non parlare della totale assenza di ponteggi e imbragature. Il tutto, aggiunge Pincheira, «in una giornata di forte vento che ha distribuito la polvere in una zona densamente abitata, senza protezione nemmeno per la popolazione circostante».
Che i responsabili della ditta in questione si fossero resi conto del pericolo è dimostrato dal fatto che avevano fornito i loro operai di mascherine, ma del tutto inadeguate: «un modello senza filtro, dopo venti minuti sono inefficaci», rileva Pincheira. Inoltre lo stoccaggio degli inerti era previsto nella discarica abilitata per questi particolari materiali a Stabio. Ma sul cantiere la ditta ha impiegato operai senza nessuna formazione specifica per lo smaltimento di materiali contenenti amianto, come invece richiesto dalle norme Suva, senza attrezzi di lavoro adeguati e sprovvisti dei necessari indumenti di protezione. Attrezzi e indumenti che, dopo l'intervento del sindacato, sono stati messi a disposizione degli operai per terminare il lavoro.
L'ispettore della Suva Nicola Skory attende l'esito delle analisi dei materiali prima di esprimersi sul caso. Solitamente, rileva, con lastre di eternit come quelle di Chiasso si possono minimizzare i rischi se le si smonta a regola d'arte, evitando in particolare di spaccarle, sbriciolarle o frantumarle. Come invece è accaduto in via Comacini. Rischi in più ce ne possono essere se le lastre a seguito dell'usura sono così degradate che si sbriciolano già solo manipolandole. Ma come mai, con tutto il parlare che si fa di amianto, si riscontrano ancora casi come quello di Chiasso? «È una questione di poca conoscenza e di scarsa consapevolezza», rileva Skory. Per Pinchera il problema è un altro: «una formazione specifica costa, un lavoro eseguito secondo le regole richiede più tempo: qui si è voluto mettere in primo piano il profitto a spese della salute».

Lastre in fibrocemento, le regole d'oro

Le lastre in fibrocemento ("lastre di eternit") contengono una bassa concentrazione di amianto molto compatto. Di per sé, se manipolate a regola d'arte, il rischio che smaltendole liberino fibre d'amianto è nettamente inferiore rispetto ai lavori con prodotti in amianto debolmente agglomerato o floccato. Vanno tuttavia osservate queste norme:
•    le lastre in fibrocemento non possono essere spezzate, frantumate, forate, segate ecc…
•    le lastre fissate (p.es. sui tetti) devono essere smontate da specialisti, in sequenza inversa rispetto alla costruzione, evitando di liberare polvere.
•    bagnare con acqua le lastre, in particolare i dispositivi di fissaggio, prima di procedere allo smontaggio; bagnare i detriti.
•    le lastre smontate devono essere impilate e deposte con cura per mezzo di apparecchi di sollevamento in appositi cassoni o su palette.

Pubblicato

Venerdì 27 Marzo 2009

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