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Più servizi pubblici e gratuiti: un'idea di sinistra

di

Franco Cavalli

Uno degli slogan preferiti dagli ideologi neoliberali, quando una quarantina di anni fa formularono la loro visione del mondo fu “there is no such thing as free lunch” (in italiano traducibile con “non ci sono pasti gratuiti”). Il significato di questa battuta era chiaro: i servizi forniti dallo Stato non possono essere gratuiti, ma devono essere pagati e, dettaglio fondamentale (anche se non esplicitato nello slogan), in modo uguale da tutti coloro che ne fruiscono, siano essi milionari o poveri diavoli.

 

Tra i tanti concetti neoliberali che si sono insinuati anche nella testa degli amministratori di “sinistra”, questo è sicuramente tra quelli più seguiti. E su questa linea si continua: per rendersene conto, basterebbe pensare a che cosa sta capitando oggi in Ticino. Di fronte ad una situazione finanziaria apparentemente difficile (ma è proprio così?), il nostro Consiglio di Stato sta pensando di aumentare in modo spropositato tutti gli innumerevoli balzelli che oggi dobbiamo pagare per ogni servizio che riceviamo dallo stato. Su questo punto, anche alla recente conferenza cantonale il Partito socialista ha taciuto, limitandosi a parlare di simmetria dei sacrifici.

 

E se quindi già per l’imposta diretta non si dice semplicemente che i soldi vanno presi a quelli che li hanno (e non invece a tutti), è evidente che i balzelli vengono dimenticati. Nel numero di settembre di Le Monde Diplomatique, il direttore Serge Halimi, in un bell’articolo (Strategie per una riconquista), formula una serie di proposte su come la sinistra possa uscire dalle macerie in cui si trova. Oltre al rafforzamento dello stato sociale e dello spazio democratico (sempre più striminzito) lui definisce come terza priorità principale «lo sviluppo della parte del settore pubblico, compresa quella delle gratuità». In particolare egli dice che è oramai necessario definire «democraticamente» alcuni bisogni elementari (alloggio, cibo, educazione, cultura, comunicazione, trasporti), farli finanziare dalla collettività e metterli a disposizione di tutti. Ciò corrisponderebbe ad un salario indiretto, ma non aumenterebbe ulteriormente la propensione al consumo, ponendosi quindi in una prospettiva di «decrescita altamente sociale». Si tratta quindi di un completo rovesciamento del paradigma neoliberale: ma per uscire dalle macerie, la sinistra ha proprio bisogno di una nuova radicalità, di visioni semplici e chiare, alternative a questa società che crea sempre più disuguaglianze e scontento.

 

Per non essere tacciato di teorico, concludo con un esempio pratico, molto importante: da noi mancano sempre di più culle gestite dalla mano pubblica per i bambini al di sotto dei tre anni ed anche a livello di asili, si stanno moltiplicando le barriere burocratiche (vedi giorno e mese esatto in cui il bambino compie i tre anni…) per ridurre il numero di coloro che hanno diritto all’asilo pubblico. Sempre più famiglie, anche di reddito modesto, sono quindi obbligate a spendere 1000 o più franchi al mese per figlio per garantirsi l’accesso a queste infrastrutture essenziali. Questo potrebbe essere uno dei primi temi su cui tornare a battersi con più decisione e facendo la voce grossa.

Pubblicato

Mercoledì 9 Ottobre 2013

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