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Più dignità sul lavoro

di

Anna Luisa Ferro Mäder
La campagna internazionale per un lavoro decente ha trovato nel Partito socialista svizzero (Pss) un solido alleato. Le cose da fare affinché la globalizzazione non vada a vantaggio solo di pochi, ma permetta di creare migliori posti di lavoro e quindi un mondo più decente sono chiaramente definite in un documento e in 12 interventi parlamentari presentati mercoledì a Berna dal gruppo socialista alle camere federali. I parlamentari vogliono che Berna diventi più attiva a livello interno e internazionale e collabori alla messa in opera dell'Agenda per il lavoro decente elaborata dall'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil). L'esecutivo non deve limitarsi a belle frasi, ma deve agire concretamente, in particolare in organismi internazionali, come per esempio la Banca Mondiale e l'Onu e migliorando la protezione dei lavoratori a livello interno.

Le esperienze degli ultimi hanno dimostrato che sviluppo e globalizzazione non significano necessariamente più occupazione e salari più alti. Secondo studi dell'Oil, negli ultimi 10 anni l'economia mondiale è cresciuta del 4,1 per cento ogni anno, ma il tasso di disoccupazione è contemporaneamente aumentato dell'11 per cento. In questi anni per molte persone il lavoro è diventato più precario e le paghe non hanno seguito il ritmo di crescita della produttività. La metà delle persone occupate oggi nel mondo guadagna meno di due dollari al giorno, la disoccupazione giovanile è altissima e in questi anni il potere di negoziazione dei lavoratori si è indebolito. 
Da anni, l'Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) ha elaborato una strategia per promuovere l'occupazione e il lavoro decente e far in modo che nell'ambito del processo di globalizzazione vi sia armonia tra crescita economica e sociale. Auspica che tutti, uomini e donne, possano accedere ad un'occupazione decorosa e  produttiva in condizioni di libertà, equità, sicurezza e dignità. 
L'Agenda per il lavoro decente elaborata dall'Oil fissa vari obiettivi strategici. Vuole promuovere i diritti del lavoro e la creazione di lavori pagati decorosamente, migliorare la protezione sociale, ma anche promuove il dialogo e rafforzare i rapporti tra stato e partner sociali.  L'Agenda per il lavoro decente è il contributo dell'Oil agli obiettivi del Millenium dell'Onu.
Non tutti sono consapevoli che molti prodotti in vendita anche in Svizzera sono stati ottenuti sfruttando il lavoro minorile o realizzati da persone costrette a lavorare in condizioni di schiavitù. Invece, se si vuole che le cose cambino, l'opinione pubblica deve essere più consapevole di questa problematica e rendersi conto che ciò è contrario ai diritti dell'uomo. La creazione di condizioni decenti di lavoro in tutto il mondo è l'unico modo per combattere la povertà, rafforzare le democrazie e la coesione sociale, precisa il  documento in favore di un "Lavoro decente per tutti" presentato mercoledì a Berna dal gruppo socialista alle Camere federali e in particolare da alcuni deputati attivi in sindacati e organizzazione terzomondiste.
«Quello che vogliamo – ha precisato la socialista bernese Evi Allemann – è far in modo che vi sia equilibrio tra la flessibilità per le imprese e la sicurezza per i lavoratori». La crescita deve servire a creare nuove prospettive per tutti e non solo ricchezza per pochi.
I deputati socialisti sono consapevoli che realizzare tutto questo non sarà facile, ma anche che non sarà impossibile se c'è la volontà politica soprattutto su scala internazionale. La Svizzera può fare la sua parte. Finora però si è solo limitata ad ammettere l'importanza della piena occupazione e del lavoro decente, ma non ha ancora detto come intende mettere in atto l'Agenda dell'Oil, rilevano gli esponenti del Pss.
I socialisti adesso vogliono che il governo scopra le carte e soprattutto che agisca con più determinazione. Nel loro documento e in una serie di interventi auspicano che Berna crei un partenariato strategico con l'Oil per far avanzare l'agenda per il lavoro decente e agisca all'interno di organizzazioni internazionali come Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Wto e Onu affinché integrino nei loro obiettivi strategici la promozione dell'occupazione e del lavoro decente.
Ritengono importante anche monitorare gli effetti su globalizzazione e condizioni di lavoro di accordi siglati con altri paesi. Ogni politica di liberalizzazione proposta dal governo deve essere esaminata dal punto degli effetti sull'occupazione. I deputati vogliono che la Svizzera continui a migliorare le condizioni di lavoro per esempio ratificando convenzioni alle quali il nostro paese non ha ancora aderito e proteggere meglio i  lavoratori da licenziamenti abusivi. 
Anche i consumatori possono fare la loro parte. Per aiutarli nella loro scelta si dovrebbero sviluppare nuovi marchi per permettere loro di riconoscere la provenienza dei prodotti e i metodi di produzione. Insomma chi acquista saprebbe se il prodotto è stato fatto da lavoratori pagati in modo decente. Nei paesi in via di sviluppo deve essere migliorato anche il partenariato sociale. Le garanzie all'esportazione possono essere utili allo scopo se sono concesse solo a chi rispetta i principi fondamentali fissati dall'Oil. Persino gli aiuti concessi ai paesi in via di sviluppo possono servire a promuovere condizioni di lavoro più giuste. Insomma cose da fare ce ne sono tante. Presto  sapremo cosa  è disposto a fare il governo.

Parola d'ordine: solidarizzare

Anche i lavoratori svizzeri non sono stati risparmiati dagli effetti della globalizzazione. Ne abbiamo parlato con André Daguet, deputato socialista e membro della direzione di Unia.
Cosa si aspetta concretamente dalla Svizzera per migliorare le condizioni di lavoro nel mondo?
La Svizzera deve diventare più attiva e deve impegnarsi nella realizzazione dell'Agenda dell'Oil sul lavoro. Rispetto ad altri governi siamo molto indietro. Noi costatiamo che dal 2003, vale a dire da quando è cambiata la compagine governativa, la posizione della delegazione elvetica all'Oil si è indurita. Alcuni mesi fa, il nostro è stato l'unico di 178 paesi a votare contro una nuova convenzione sulla sicurezza e la salute del lavoro. La Svizzera ha contestato le raccomandazioni del Comitato della libertà sindacale dell'OIL su un ricorso su licenziamenti abusivi presentato dall'Unione sindacale svizzera. All'interno dell'Oil la Svizzera, che è stato uno dei paesi fondatori, non ha più il ruolo guida che aveva un tempo.
Come sindacalista cosa auspica?
Per noi è importante migliorare la protezione dei lavoratori sui posti di lavoro nel mondo, ma anche in Svizzera. I lavoratori vanno difesi contro licenziamenti abusivi. Bisogna rafforzare questa protezione anche in Svizzera. Che il problema sia urgente lo dimostrano i licenziamenti avvenuti alla Boillat, durante il recente sciopero. La Svizzera poi non ha ancora ratificato molte convenzioni dell'Oil.
Cosa possono fare i lavoratori?
È importante che solidarizzino perché le ingiustizie aumentano. È vero che c'è crescita, ma cresce anche la precarietà e molta gente lavora senza alcuna sicurezza sociale e sindacale. Questo si ripercuote anche negli altri paesi, creando una spirale negativa contro la quale bisogna agire attivamente.

Pubblicato

Venerdì 13 Ottobre 2006

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