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Pittori ticinesi schedati

di

Stefano Guerra
I pittori che hanno scioperato il 26 aprile in Ticino sono schedati. Nome, cognome ed età dei 291 imbianchini – o perlomeno di una parte di essi – che un mese fa incrociarono le braccia a sud delle Alpi per rivendicare il prepensionamento a 62 anni sono nelle mani dell’Associazione svizzera imprenditori pittori-regione Ticino (Asip-Ti). Proprio in questi giorni l’Asip-Ti sta elaborando i dati raccolti nelle ultime settimane nell’ambito di un’indagine condotta dapprima fra l’ottantina di ditte associate e in un secondo tempo fra il centinaio di imprese che non fanno parte dell’ente padronale. L’associazione si rifiuta di commentare l’esito dell’indagine, mentre i sindacati Sei e Ocst denunciano l’allestimento di una «lista nera» frutto di «una vergognosa operazione di schedatura legalmente perseguibile». Lunedì 10 maggio – un giorno prima di votare “no” all’accordo sul contratto collettivo sottoposto all’assemblea nazionale dei delegati – l’Asip-Ti ha scritto a tutte le imprese di pittura del cantone non associate invitandole a fornire le generalità dei partecipanti allo sciopero del 26 aprile. I dati sono destinati a completare un’indagine svolta in precedenza presso le ditte associate, indagine che «smentisce quanto annunciato dai sindacati sul numero di aderenti allo sciopero», scrive il presidente Dario Taddei. Le informazioni sono «molto utili per procedere con le trattative per il rinnovo del Ccl», permettono di «chiarire la disinformazione che avviene da parte sindacale» e di «meglio difendere gli interessi dei datori di lavoro», si legge nella lettera di cui area ha ottenuto una copia. Nel formulario allegato, i datori di lavoro sono invitati a indicare il numero totale dei dipendenti, quello dei partecipanti allo sciopero, “eventi particolari” e “azioni di disturbo subite” e le generalità (cognome, nome, età) di chi ha scioperato. «Qualora non voleste indicare i nominativi dei singoli operai, potrete ometterli. Tuttavia vi saremmo grati se voleste fornirci l’età degli stessi», scrive Dario Taddei. Su modalità, rappresentatività e risultati dell’indagine per il momento non è dato sapere nulla. Da noi interpellata l’Asip-Ti si rifiuta di fornire spiegazioni sull’indagine: è «a uso interno», precisano al segretariato a Lugano. Il 26 aprile il Sindacato edilizia & industria (Sei) aveva definito «un pieno successo» lo sciopero, stimando il numero di aderenti a 2’150 lavoratori e lavoratrici del ramo pittura e gessatura. In Ticino lo sciopero – indetto anche dal sindacato cristiano sociale Ocst – aveva riunito, a detta dei sindacati, più di 300 persone. Stando alle verifiche da noi effettuate presso Sei e Ocst, lunedì 26 aprile sono state versate 291 indennità di sciopero a lavoratori del ramo pittura. A loro va aggiunto chi si è recato a Rivera (dove si è svolta l’assemblea) per solidarietà con colleghi ed ex colleghi. In una nota diffusa lunedì, Sei Ticino e Moesa e Ocst stigmatizzano la «vergognosa operazione di schedatura» condotta dall’Asip-Ti, mentre il presidente centrale Vasco Pedrina considera tale operazione «gravissima» (si veda anche box accanto). È «una forma di pressione, di intimidazione nei confronti dei dipendenti», dice il cotitolare di una piccola impresa di pittura di Lugano* non affiliata all’Asip-Ti che negli scorsi giorni ha rispedito in bianco il formulario all’associazione padronale. «Il cantone è piccolo – osserva l’impresario – e mettendo nome e cognome di chi ha scioperato si ledono i diritti fondamentali dei dipendenti». I pittori “schedati” potrebbero fra l’altro incontrare difficoltà al momento di cercare un nuovo lavoro: «Nel Luganese, ad esempio, ci conosciamo tutti. Di fronte a un nome noto, un impresario potrebbe anche dirsi “questo è un agitatore, un rompiscatole”, e non assumere la persona». «Io ho fornito le generalità delle persone che ero sicuro avessero partecipato allo sciopero», ammette dal canto suo il cotitolare* di una ditta bellinzonese di dimensioni medio-grandi affiliata all’Asip-Ticino. «Lei ora mi fa riflettere e magari quei dati non andavano divulgati – prosegue l’impresario –. Ma non ci ho pensato su molto: semplicemente credevo che potesse essere utile per capire se le cifre avanzate dai sindacati erano veritiere o meno». Più della metà dei dipendenti ha preso parte allo sciopero di lunedì 26 aprile e la ditta quel giorno è rimasta chiusa. «Agli operai avevo detto: è una vostra scelta, io sono qua, vedete voi. Nessuno poi si era presentato al lavoro lunedì mattina, ma va bene così: capisco la loro idea, è giustificata». Intanto, dopo un prolungato silenzio sulla proposta sindacale di giungere a un accordo cantonale e a pochi giorni dello sciopero di ieri e oggi, a inizio settimana l’Asip-Ti ha manifestato a Sei e Ocst l’intenzione di volersi nuovamente sedere attorno a un tavolo. «Una via ticinese per arrivare alla soluzione di un contratto collettivo è fattibile, purché non vi siano ulteriori scioperi, ulteriori disordini. Con la buona volontà da una parte e dall’altra auspico che si possa arrivare a una soluzione», ha detto lunedì ai microfoni della Radio della Svizzera italiana il presidente della delegazione negoziale Edy Molinari. Forse già la prossima settimana se ne saprà di più. * Su richiesta degli interlocutore, le generalità sono state omesse. L’identità delle persone è nota alla redazione.

Pubblicato

Venerdì 28 Maggio 2004

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