Da ieri i pittori e i gessatori svizzerotedeschi e i pittori ticinesi non sono più protetti da un contratto collettivo di lavoro (Ccl). La protesta nazionale che sabato ha riunito a Zurigo fra le 2mila e le 2’500 persone per ora non ha modificato l’attitudine intransigente del padronato sulla questione del prepensionamento promesso e poi negato, eccezion fatta per l’apertura al dialogo manifestata da uno dei maggiori impresari del settore (vedasi box). La prova di forza del Sindacato edilizia e industria (Sei) non è servita – perlomeno questa era la situazione al momento di andare in stampa – a riportare l’Associazione svizzera impresari pittori e costruttori (Aspg) al tavolo delle trattative per il rinnovo del contratto collettivo. Si è dunque entrati in una fase di vuoto contrattuale, situazione che il Sei intende combattere con ogni mezzo. «Il 26 aprile abbiamo decretato una giornata di sciopero: sarà come il 4 novembre dei lavoratori dell’edilizia principale», dice ad area il segretario centrale del Sei Hansueli Scheidegger, responsabile del ramo principale dell’edilizia, che sabato alla manifestazione di Zurigo – fra le grida di “Padroni-ladroni!” – ha accusato il padronato di «giocare con il fuoco» e di «spingere l’intera categoria verso il caos». Come si ricorderà, l’Asipg si era impegnata nel 2002 ad elaborare un modello di prepensionamento da applicare a partire dal 1. gennaio del 2004. In Romandia padronato e sindacati hanno trovato un accordo sul pensionamento flessibile a partire dai 62 anni di età. In Svizzera tedesca, in Ticino e nel Giura, invece, il padronato – che al contrario della Romandia è composto di una moltitudine di piccole e medie imprese – si è dimostrato inflessibile sostenendo in particolare che un prepensionamento a partire dai 62 anni non èfinanziabile. «Non è vero», ribatte Hansueli Scheidegger prendendo ad esempio la Romandia: «Nella Svizzera francese il prepensionamento viene finanziato con dei contributi paritari del 2 per cento sui salari. Esperti hanno calcolato che nella Svizzera tedesca costerebbe un 10 per cento in più: i contributi sarebbero così di 2,2 per cento, che su una massa salariale di 750 milioni di franchi nel settore significano 16 milioni di franchi». Scheidegger respinge l’accusa dell’impresario zurighese Rolf Schlagenhauf secondo cui il Sei avrebbe taciuto a pittori e gessatori il fatto che per finanziare il pensionamento anticipato essi saranno chiamati a versare una percentuale del loro salario (vedasi box): «Prima di tutto – dice Scheidegger ad area – in Svizzera romanda il modello è stato accettato dalla stragrande maggioranza dei padroni e dei lavoratori: non vedo perché altrove dovrebbe essere diverso. In secondo luogo, abbiamo sempre informato i nostri membri, che tra l’altro hanno accolto il modello romando in occasione della recente conferenza professionale alla quale hanno preso parte 400 delegati». Mentre i negoziati languono (e benché all’apertura di Schlagenhauf il sindacato guardi con interesse: «non siamo così lontani nelle nostre rispettive posizioni», dice Scheidegger), il Sei è deciso a non restare con le mani in mano. Il 26 aprile è già stato decretato giorno di sciopero nella Svizzera tedesca, nel Giura e in Ticino. Prima verranno però effettuate altre azioni di sciopero puntuali in alcuni cantieri a titolo di avvertimento. L’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere il prepensionamento subito, come in Romandia.

Pubblicato il 

02.04.04

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