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Pigioni commerciali, urgono soluzioni

di

Adriano Venuti

Sono settimane difficili un po’ per tutti. La pandemia, oltre a portare con sé paura per la salute, lascia nell’incertezza più assoluta rispetto al futuro. Si è fermato quasi tutto e nessuno sa come e quando sarà possibile tornare a vivere serenamente. Le questioni aperte dalla crisi generata dal Covid-19 sono parecchie e per affrontarle deve essere spesa altrettanta energia. Ogni associazione di categoria avanza le sue richieste e le istituzioni provano a dare delle risposte che certe volte risultano essere adeguate, mentre altre volte non lo sono per nulla.


Per quanto riguarda le pigioni dei locali commerciali che a seguito dell’ordinanza federale sono chiusi e inattivi dallo scorso 16 marzo, le istituzioni invece di fare dei passi concreti per la ricerca di una soluzione, se ne stanno letteralmente lavando le mani, in particolare il Consiglio federale. Tramite la nostra associazione mantello, l’Asi nazionale, abbiamo commissionato una perizia giuridica la quale si conclude sostenendo «che, a seconda dei casi, l’inquilino commerciale può essere dispensato integralmente o parzialmente dall’obbligo di pagare la pigione fintantoché l’Ordinanza 2 Covid-19 del 13 marzo 2020 permane in vigore e gli vieta, totalmente o in parte, di utilizzare i locali per esercitare l’attività».


Forti di questa posizione giuridica, abbiamo chiesto al governo federale di trovare una soluzione nazionale che permetta alle molte piccole e medie realtà economiche, spesso caratterizzate da una conduzione familiare, di continuare a esistere anche dopo che avremo superato questo grave momento. Il Cf ha risposto picche e ha provveduto semplicemente a istituire una task force composta, oltre che dai rappresentanti del governo, dalla nostra associazione e da quelle legate ai proprietari immobiliari. Task force che non ha dato nessun risultato!


Vista la mancanza di soluzioni nazionali, alcuni cantoni si sono impegnati per adottare delle soluzioni regionali. L’accordo trovato a Ginevra, prevede, sommariamente, che il Cantone si faccia carico di metà della pigione dovuta e che l’altra metà venga condonata. Nel Canton Vaud, invece, metà pigione è suddivisa tra Cantone e inquilino mentre l’altra metà è condonata.
Lo scorso 10 aprile, abbiamo inviato una lettera al Consiglio di Stato ticinese, alla Catef e alla Svit per invitarli a trovare un accordo cantonale partendo dal modello di Ginevra. Le due associazioni legate agli ambienti immobiliari, seppur prudenti, si sono dichiarate disponibili a una soluzione condivisa basata proprio sull’esempio ginevrino.


Stiamo aspettando la risposta del governo ticinese. Forse, ora che voi state leggendo queste righe, la soluzione è arrivata. Ci auguriamo che sia una soluzione chiara e coraggiosa, che non lasci alla responsabilità individuale il compito di trovare singoli accordi che non farebbero altro che generare disparità di trattamento, e che possa coinvolgere il più ampio numero di attività commerciali possibili.
Messa la toppa, bisognerà tornare a lavorare affinché il mercato immobiliare offra pigioni accessibili che non sforino nell’ambito di quelle abusive.

Pubblicato

Giovedì 23 Aprile 2020

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