Economia & Società

«Un colpo mortale». È stata così definita da due consiglieri comunali Ppd di Chiasso, la bocciatura al Nazionale della legge per sgravare le pigioni dei commerci chiusi per pandemia. Chi ha inferto il colpo mortale? Curiosamente, tra la deputazione ticinese dei contrari, troviamo pure il ppd Marco Romano, proveniente proprio dal Mendrisiotto. Intanto in Ticino, si spinge affinché il Cantone adotti delle misure di sostegno alle piccole realtà commerciali sulla scorta di quanto avvenuto in altri cantoni.


Ad affossare la legge che prevedeva che i gestori di esercizi commerciali paghino solo il 40% della pigione dovuta per tutto il periodo di chiusura forzata decisa in primavera dal governo. Nella proposta, poi bocciata, era stato fissato il tetto massimo di 20 mila franchi di affitto mensile.

 

Una proposta di aiuto ai piccoli commerci bocciata da 100 deputati mentre erano 87 i favorevoli. Della deputazione ticinese, ad affossarla sono stati il momo ppd Marco Romano, l’Udc Piero Marchesi, i liberali Alex Farinelli e Rocco Cattaneo e il leghista Lorenzo Quadri. A favore invece, il Ppd Fabio Regazzi, la verde Greta Gysin e il socialista Bruno Storni.

 

La motivazione principale dei contrari è riassumibile nel principio ideologico del rifiuto dell’intervento statale nelle relazioni private tra inquilini e proprietari. Devono sbrogliarsela da soli insomma. Il problema, ha ribattuto Carlo Sommaruga, presidente di Associazione svizzera degli inquilini (il comunicato Asi) e consigliere agli Stati socialista, che il rapporto di forza legale nella relazione contrattuale è nettamente a favore del proprietario. Se l’inquilino non paga integralmente l’affitto malgrado non abbia avuto entrate, il proprietario lo può buttare fuori. Sommaruga ha ricordato inoltre che la soluzione bocciata sarebbe costata ai proprietari 212 milioni di franchi, a fronte di 3,7 miliardi di mancati ricavi per gli affittuari.

 

La battaglia per l’aiuto ai commerci affossato sul piano nazionale ora si sposta sul piano cantonale. In sette cantoni elvetici, in particolare quelli romandi duramente colpiti dalla pandemia, iniziative sul tema sono già state adottate. L’esempio lo aveva dato il Canton Ginevra la scorsa primavera (ma valido anche per i mesi di ottobre e novembre). Un terzo della pigione a carico dell’inquilino, un terzo a carico del proprietario e un terzo lo avrebbe rifuso lo Stato. Anche in questo caso era stato posto una soglia massima d'affitto.

 

Il governo ticinese, sollecitato da una mozione del Partito socialista inoltrata ad aprile, aveva risposto che prima di agire, avrebbe atteso la decisione federale. Si voleva capire insomma, se a pagare fosse Berna. Ora che a livello nazionale la questione non è stata risolta, i socialisti sono tornati a premere affinché il cantone adotti delle misure di sostegno sulla falsa riga di quelle già adottate in altri cantoni.

 

Il partito Socialista e l’Associazione svizzera degli inquilini ticinese hanno promosso una petizione online nei confronti del Gran Consiglio, «affinché il Canton Ticino si assumi la propria responsabilità e trovi finalmente una soluzione per gli affitti commerciali delle microimprese e degli indipendenti».

Pubblicato il 

03.12.20..
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