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Piccole e medie imprese

di

Giuseppe Dunghi
La signora Maria Tribus, proprietaria della pensione Erlenbach a San Martino in Passiria / St. Martin in Passeier, fa tutto il possibile per mettere a loro agio gli ospiti. Cuoce lei stessa diversi tipi di pane, alle noci, ai semi di girasole, di zucca, di papavero, prepara insalate fatte con ciò che offre in quel momento il suo orto, lattuga, cetrioli, ravanelli, perfino pomodori un po' pallidi che fanno tenerezza se si pensa che sono maturati a quell'altitudine. Porta in tavola Speck profumato accompagnato da una salsa al cerfoglio o alla borragine. Il mattino fa trovare latte fresco, burro, panna e ricotta della valle, marmellate fatte con le sue mani, una scelta di formaggi e insieme cornetti caldi, biscotti fatti in casa e alcune fette di torta marmorizzata "ci tengo che la assaggiate". Un particolare indimenticabile: su ogni uovo è posata una piccola gallina sferruzzata a maglia, bianca o colorata, con la cresta e i bargigli rossi, "per tenerlo caldo al punto giusto". Gli ospiti sono colpiti dal rapporto intenso degli abitanti di queste valli con la propria terra, dalla loro passione per il lavoro ben fatto, dall'affabilità e dalla stima che dimostrano per i visitatori. La padrona di casa trova il modo di  essere ancora più gentile: dà l'indirizzo del signor Schwarz, che produce uno Speck meraviglioso.
Poi arriva il momento della partenza. La signora Maria non rilascia la ricevuta del pagamento. Ci accompagna in cortile e saluta con la mano. Ma è leggermente inquieta, dà un'occhiata alla strada, si avvicina al finestrino abbassato e dice a voce bassa: "Voi non siete stati qui!".
Signora Maria, come possiamo far pubblicità alla sua pensione se non siamo mai stati da lei? Il suo lavoro merita così poca stima da non doverne parlare? Se le sue entrate non sono dichiarate, come potrà assumere una cameriera? La pagherà in nero? Che direbbe Andreas Hofer, il simbolo della fierezza di queste valli, vedendo il modo poco eroico con cui ha cercato di evitare le domande indiscrete che avrebbe potuto rivolgerle una pattuglia della Finanzpolizei?
In questi giorni il Partito socialista si sta interrogando sul proprio futuro, dopo l'esito non brillante delle elezioni federali. Inevitabilmente si parla di strategia: a quali ceti sociali rivolgersi, quali interessi economici rappresentare, a quale classe della società dare voce. E stranamente ci si dimentica dei lavoratori dipendenti, li si nasconde dentro categorie come i consumatori o i ceti medi, ci si vergogna quasi di parlarne. Si parla invece molto di piccole e medie imprese, di artigiani, di autoimprenditorialità, spirito d'iniziativa e via sproloquiando. Ma le piccole e medie imprese, i cosiddetti ceti medi, i bottegai, i padroni di agriturismi non hanno bisogno del Partito socialista per difendere i loro interessi; lo sanno fare da soli. In ogni caso hanno i loro Andreas Hofer, i loro Bossi, i loro Bignasca. È il lavoro dipendente che deve essere rappresentato e difeso. Sono i minatori cinesi e ucraini che muoiono come topi sottoterra, gli operai dell'acciaieria ThyssenKrupp di Torino bruciati vivi per mancanza di sistemi di sicurezza che hanno bisogno di un partito al loro fianco. Perché nessuna patria erige un monumento alla loro memoria, nessun papa li proclama santi.

Pubblicato

Venerdì 21 Dicembre 2007

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