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Piano di Magadino: intervista con Fiamma Pelossi, presidente dell'Acsi

di

Generoso Chiaradonna
Il Piano direttore è uno strumento fondamentale per la pianificazione territoriale. Esso deve permettere di coordinare le attività che incidono sul territorio cercando di orientarle, durevolmente, a precisi obiettivi. Ha insomma una funzione essenziale di coordinamento. Ora la pianificazione territoriale del Piano di Magadino (Pdm) verrà inserita all’interno di questo strumento pianificatorio; innanzitutto il controverso progetto viario di collegamento tra il Bellinzonese e il Locarnese (la discussa variante, denominata 95, tra l’A13 e l’A2). Come abbiamo avuto moto di ricordare spesso dalle colonne di questo giornale, la gestione dei conflitti sull’uso del territorio del Pdm da parte del Dipartimento del territorio diretto da Marco Borradori è alla base del malcontento delle associazioni che si sono battute per un collegamento in galleria o alternativo a quello proposto dal Consiglio di Stato. Sul futuro del Pdm e della sua funzione di luogo di ricreazione e di produzione di prodotti dell’agricoltura «bio», abbiamo posto alcune domande a Fiamma Pelossi, deputata socialista al Gran consiglio e presidente dell’Acsi (Associazione consumatrici della Svizzera italiana). Signora Pelossi, come mai, secondo lei, invece di cercare un accordo sul tracciato si è cercato lo scontro con le associazioni che difendono il Piano di Magadino? Un accordo che accontentava tutti si era trovato, o no? Se devo essere sincera non ho capito perché il Consiglio di Stato (CdS) ha optato per la variante 95 dopo che molto faticosamente il gruppo di lavoro, composto da tutte le parti coinvolte nel tema, aveva scelto la variante 98. Se il CdS avesse seguito le indicazioni del gruppo di lavoro, che lui stesso aveva costituito, oggi probabilmente non ci sarebbero scontri: chi vuole la strada l’avrebbe avuta, e gli ambientalisti, i contadini e i consumatori non si sarebbero opposti, in quanto il sacrificio di territorio era limitato. Ormai i prodotti Bio o dell’agricoltura integrata fanno parte della gamma abituale degli acquisti dei consumatori. Un tracciato che taglia in due il Piano metterà sicuramente in crisi un settore agricolo emergente. Crede che i consumatori vi seguiranno nella battaglia contro la variante approvata dal Consiglio di Stato? L’Associazione delle consumatrici della Svizzera italiana (Acsi), è convinta di questa battaglia: ne abbiamo discusso in parecchie riunioni a livello cantonale e regionale. Attualmente l’80 per cento della produzione ortofrutticola ticinese proviene dal Piano di Magadino. La variante 95 metterebbe in serio pericolo la possibilità di avere verdura, frutta e cereali di produzione locale e sani. Il Cantone si sta dotando di una nuova legge sull’agricoltura: a cosa servirebbe una nuova legge che volesse sostenere una produzione locale e di qualità se poi ci viene a mancare il territorio su cui operare? La salute passa anche dal piatto: i consumatori ne sono sempre più coscienti, per cui sono certa che faranno di tutto per salvaguardare questa opportunità. Per l’Acsi la difesa della qualità dei prodotti alimentari non è cosa nuova: abbiamo infatti recentemente pubblicato con il Wwf la guida ai marchi per alimenti (che si può ottenere in segretariato o ai nostri mercatini) volontà di salvaguardare il PdM va quindi anche in questa direzione. Cosa farete per cercare di bloccare il progetto? Utilizzeremo tutte le vie che il nostro sistema democratico mette a disposizione e continueremo a fare sensibilizzazione e informazione su questo tema. In tutta franchezza; è proprio necessaria una nuova strada sul Piano di Magadino? Domanda difficile. Dipende dal concetto di vita che uno ha, dall’idea di sviluppo che l’individuo fa propria. Già l’idea di sviluppo sostenibile auspicata dal Consiglio federale rende incompatibile la 95 sul Piano. Una nuova strada a tutti i costi? Se la maggioranza della popolazione la ritiene indispensabile: si opti per la variante 98 o quella in galleria. Certamente anche l’Acsi non si opporrebbe a una di queste due varianti. A titolo personale però ritengo che questo modello di vita «sempre di corsa» non sia compatibile con la dignità umana e quindi non credo sia necessaria una nuova strada: più strade significa più traffico e Chiasso e Leventina dovrebbero pur insegnare qualche cosa. Come la mettiamo con la creazione del Parco naturale del Piano di Magadino? Rimarrà un nobile intento fermo sulla carta? Se dovesse passare la variante 95, certamente sì. Il Piano di Magadino costituisce il comparto territoriale con la maggior biodiversità del Canton Ticino e tra le più elevate in Svizzera. Inoltre questo ultimo spazio verde è diventato un’importante area di svago e di riossigenazione per tutti gli abitanti del Ticino che vi trascorrono il tempo libero a piedi, in bici, in roller e visitando le fattorie. Un Parco del Piano con conseguente salvaguardia della qualità di vita di chi lo abita, lo vive e lo frequenta è assolutamente impensabile e incompatibile con una nuova autostrada che lo tagli a metà. Se si sceglie la 95 si sceglie di avere un PdM come il Piano del Vedeggio e non si potrà mai più parlare di Parco naturale.

Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2001

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