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Piano di Magadino: intervista a Ulrico Feitknecht

di

Generoso Chiaradonna
L’agricoltura, specialmente quella biologica, sul Piano di Magadino rischia di scomparire se verrà realizzata l’(auto)-strada decisa dal Consiglio di Stato (la variante 95). Alla vigilia della presentazione delle schede definitive del Piano direttore (Pd) riguardante il Piano di Magadino – in una parola lo strumento principe di pianificazione territoriale che il Cantone si è dato – abbiamo posto alcune domande a Ulrico Feitknecht, presidente dell’Associazione per la difesa del Piano di Magadino e agricoltore che vive del piano, sul piano. Recentemente, signor Feitknecht, ha dichiarato che per difendere il Piano di Magadino da una nuova colata di cemento (variante 95), sarebbe disposto alla guerra o alla guerriglia. Cosa intendeva? Guerra e guerriglia, perché no? Ci opponiamo alla variante 95 perché sarebbe il colpo di grazia per il Piano di Magadino; abbiamo detto che faremo pieno uso dei mezzi democratici a nostra disposizione: personalmente sono disposto a usare tutti i mezzi per attirare l’attenzione su quanto sta succedendo sul Piano. Ritengo che dobbiamo assolutamente provocare il dibattito per spiegare quali sono le conseguenze di una pianificazione veramente contraddittoria, il dibattito televisivo e la risonanza sui giornali ci dà ragione. Ma una nuova strada sul Piano è proprio necessaria? Sono agricoltore e non specialista del traffico, né della pianificazione. Sono però convinto che la gestione della mobilità sul Piano è la conseguenza di una politica mal impostata e contraddittoria, che deriva da: • uno sviluppo urbanistico disordinato attorno ad una strada di collegamento; • ubicazione di nuove scuole e nuovi quartieri distanti dal nucleo al di là della strada; • grossi centri di distribuzione e magazzini sul Piano; • una moderazione del traffico che consiste principalmente in megarotonde e nello spostamento di colonne. Tutto perché il Piano è «così grande» e il prezzo dei terreni è relativamente basso. Conseguenze a lungo termine Mi chiedo quali conseguenze una strada a quattro corsie avrebbe sul camionista olandese che si trova davanti all’autostrada congestionata in direzione Sud. L’A26 (Sempione–Genova dista solo 40 km in linea d’aria da Locarno. Sono convinto che i progettisti prevedono una quattro corsie, difatti anche la Mappo-stradonino ufficialmente è solo a due corsie. Mi domando inoltre come sarà gestito il traffico supplementare nel centro di Locarno, una città a vocazione turistica e a Bellinzona con un servizo pubblico sicuramente non ottimale. Per le misure di accompagnamento si prevede di potenziare la ferrovia Bellinzona–Lugano per Locarno con delle nuove bretelle e perfino un raddoppio della linea. Opere che andrebbero a invadere altre aree del Piano, quando la maggior parte delle stazioni si trovano ubicate in luoghi distanti dagli abitati o dai centri di distribuzione. Anche se capisco la situazione difficile che vivono i cittadini attorno alla strada e coloro che devono usarla quotidianamente, non condivido la troppo facile risposta delle autorità: «esiste un problema del traffico quindi costruiamo una nuova circonvallazione». Non è sicuramente una strategia innovativa e lungimirante. Non dimentichiamo che in grandi centri molte persone impiegano ore in macchina o nei mezzi pubblici per recarsi al lavoro. Il Dipartimento del territorio giustifica la scelta della V.95 per il fatto che è meno costosa rispetto a quella in galleria. Cosa ne pensa? Se fosse unicamente una questione di costi la variante meno costosa sarebbe quella lungo il corso del Ticino. Abbiamo deciso per ciò di salvaguardare questa preziosa zona naturalistica, e lo abbiamo fatto fissandone i principi nella costituzione federale. I pianificatori hanno scelto la V95 perché altre alternative non permettono lo sviluppo dell’aeroporto e inoltre si pensava che i quattro contadini rimasti sul Piano si sarebbero lasciati «domare» facilmente. Ci si illudeva che la realizzazione della V95 fosse rapida, non tenendo però conto che i mezzi politici a disposizione potrebbero allungare i tempi, gli urani lo hanno dimostrato! Parco a rischio Se la V95 fosse costruita, la realizzazione del Parco del Piano non sarebbe altro che uno specchio per le allodole, se di allodole sul Piano allora ne esiteranno ancora. Un amico mi diceva: “Il Piano di Magadino è il Central Park del Ticino, ti pare che a Nuova York progetterebbero un’autostrada attraverso il Central Park!” Questo senza menzionare l’inquinamento soprattutto fonico (rumore di fondo) per le zone residenziali della sponda destra. L’agricoltura biologica o integrata verrebbe compromessa da questo nuovo asse stradale? La richiesta di prodotti locali e biologici è una tendenza che a medio termine si accentuerà! Il PdM è l’ultima zona pianeggiante del Ticino, l’80 per cento dei prodotti ortofrutticoli proviene dal Piano , la produzione lattiera del Piano è legata alla produzione della zona di montagna per quanto riguarda la produzione di foraggio, la trasformazione nei mesi invernali e la commercializzazione (quindi oltre allo stretto rapporto di collaborazione Piano-Montagna le stesse strutture agricole), incluse le cooperative, sarebbero messe in serio pericolo. La sottrazione di terreno agricolo non si limita alla superficie cementificata, vanno considerate anche perse le superfici lungo il tracciato ( larghi 300 m per lato) e la creazione di scorpori che complicherebbero la gestione ottimale del territorio. Quindi ai terreni sottratti con il cemento (larghezza di 25 m per 9 km corrispondono a oltre 230’000 mq) vanno aggiunti 5.4 Mio mq (corrispondenti alle 2 strisce di 300 m per una lunghezza di ca. 9 km) di fascia inquinata. Questo significa che più di un quarto del territorio del Piano sarebbe direttamente compromesso da questa strada. Se il tanto decantato riordino urbanistico del Piano deve avvenire attraverso la V95, l’ampliamento dell’aeroporto e la Nuova trasversale alpina (AlpTransit), si salvi chi può! Sono convinto che il futuro del Ticino come «Cantone giardino» è una strategia vincente, non solo per un turismo di classe e un terziario avanzato ma anche per le persone che lavorano e soprattutto vivono nel Ticino, si tratta di scegliere se vogliamo diventare la zona privilegiata della Regio Insubrica o essere degradati a zona periferica di Milano. In questa ottica i costi supplementari di qualsiasi variante che rivaluti il Piano di Magadino sono da considerarsi come un investimento nel futuro e non un semplice costo. In questo senso lo sviluppo sostenibile dell’ultima regione pianeggiante del Ticino è un dovere verso le generazioni future.

Pubblicato

Venerdì 26 Ottobre 2001

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