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Personale dei teatri si alza il sipario

di

Gianfranco Helbling
La sicurezza e la salute sul posto di lavoro preoccupa in maniera particolare il personale tecnico dei teatri svizzeri. Migliorare la situazione è comunque possibile, come dimostra il caso dell'Opernhaus di Zurigo. Un caso che può fornire utili indicazioni anche in altri settori. Questo è uno dei dati emersi dalla prima giornata nazionale del personale tecnico dei teatri della Svizzera tedesca organizzata da Unia.

Che qualcosa non funzionasse era chiaro: l'insoddisfazione fra il personale tecnico dell'Opernhaus di Zurigo era palpabile. Molti si lamentavano, il clima di lavoro non era sempre buono, ma nessuno agiva. C'era rassegnazione. È bastato indire un'assemblea del personale per far emergere una serie di problemi che non erano mai stati affrontati, soprattutto nell'ambito salute e sicurezza. Era febbraio del 2007. Ci è voluto un anno al personale tecnico del teatro per raccogliere le informazioni necessarie e presentare alla direzione un catalogo di rivendicazioni. L'obiettivo del personale, sostenuto dai sindacati Unia e Vpod, era chiaro: con il progetto "Arbeitssicherheit auf der Bühne" ("Sicurezza nel lavoro sul palco") si voleva diminuire il carico di lavoro e aumentare la sicurezza, senza portare pregiudizio all'arte. Un approccio che la direzione del teatro ha da subito condiviso, con la disponibilità a risolvere congiuntamente i problemi.
Alcuni problemi è stato possibile risolverli con semplici soluzioni logistiche, hanno spiegato Flavia Lorant e Friedike Trauner, impiegate dell'Opernhaus. Ad esempio si è molto migliorato le condizioni di lavoro di costumisti e truccatrici, che usano spesso sostanze tossiche, spostando apparecchi, istallando armadi ventilati o scambiando locali assegnati da molto tempo in un modo che ormai non corridpondeva più alle necessità. Il personale della biglietteria si lamentava invece delle correnti d'aria, che procuravano forti dolori alla schiena, e del rumore che con molto pubblico presente nel foyer raggiungeva punte estreme. Anche qui è bastato sostituire la fessura del vetro della cassa con uno sportello girevole e organizzare diversamente gli spazi interni con pareti divisorie fonoassorbenti per risolvere i problemi.
Più complesso è stato rivedere l'organizzazione dei tempi di lavoro e la gestione dei flussi d'informazione. Spesso il lavoro era reso inutilmente difficile da indicazioni imprecise sul planning delle singole produzioni, ma anche dalla fornitura di prodotti lavorati o semilavorati da atelier esterni che non rispettavano le indicazioni fornite dai tecnici dell'Opernhaus: questo comportava spesso turni di lavoro supplementari e notturni per riuscire comunque ad andare in scena alla data prevista.
Per il rispetto del planning, la direzione dell'Opernhaus ha accettato di introdurre nei contratti degli scenografi e dei costumisti dei termini precisi e vincolanti entro i quali essi devono consegnare i progetti definitivi delle scene, rispettivamente i bozzetti dei costumi. Modifiche rispetto ai disegni originali sono ammesse solo se giustificate da un punto di vista artistico e del processo produttivo. Per quanto riguarda la consegna di prodotti realizzati in atelier esterni è stata elaborata assieme al personale una checklist che è parte integrante del contratto e il cui rispetto viene verificato al momento della consegna del prodotto finito, alla presenza non solo dei responsabili tecnici ma anche di un rappresentante del personale. Inoltre si è deciso che per ogni appalto esterno si chiedono almeno due offerte, delle quali almeno una ad una ditta svizzera.
Da risolvere rimaneva la questione degli spostamenti manuali di pesanti elementi di scenografie o di materiale tecnico ingombrante. Un problema che all'Opernhaus si poneva in particolare nei giorni di doppia rappresentazione, quando in poco tempo si deve togliere un'intera scenografia e montarne una nuova e l'utilizzo di macchinari rallenta troppo il lavoro. Ora ci si è accordati sul principio che se uno spostamento manuale può essere richiesto in caso di imprevisti, esso non può essere pianificato in anticipo: gli uomini non devono sostituire le maccchine. Nel caso di doppie rappresentazioni è quindi compito della direzione fare in modo che il cambio delle scene sia possibile con l'ausilio di mezzi tecnici, senza ricorrere a spostamenti manuali. Per questo nei contratti degli scenografi sono state inserite precise indicazioni al riguardo e si è previsto la possibilità di montare solo una parte della scenografia e dell'impianto tecnico per la prima di due rappresentazioni consecutive, d'accordo con la direzione e previo un avviso al pubblico.
L'impressione complessiva delle persone coinvolte nel processo è che è stato molto più difficile riconoscere i problemi ed avviare una discussione che poi affrontarli e risolverli. Ora il personale dell'Opernhaus di Zurigo si sente motivato a cercare subito il colloquio non appena c'è qualcosa che non va. Nel contempo il clima di lavoro è notevolmente migliorato, anche perché sono state pianificate due riunioni per stagione fra la direzione e il personale tecnico per affronatre e risolvere subito le questioni aperte. Il processo s'è concluso lo scorso mese di giugno. Resta da vedere se sarà possibile far rispettare i termini imposti nei contratti e verificare coerentemente le checklist.

Ogni palco ha il suo contratto
Primo incontro per il personale dei teatri della Svizzera tedesca. Necessaria una maggiore coordinazione

Malgrado alcuni episodi clamorosi, come lo sciopero allo Schauspielhaus di Zurigo dell'inizio del 2006, è ancora un terreno in gran parte nuovo per i sindacati quello dei teatri. Se c'è un'organizzazione, spesso è soltanto a livello regionale. A livello nazionale il lavoro sindacale non è ancora abbastanza coordinato. Anche perché in Svizzera ci sono tradizioni diverse. In Romandia il personale dei teatri è di regola incorporato nelle amministrazioni comunali o cantonali, ed è quindi rappresentato dalla Vpod. Nella Svizzera tedesca invece gli enti teatrali sono spesso autonomi, il personale ha contratti di diritto privato ed aderisce a sindacati come Unia o a specifiche associazioni di categoria. Gli iscritti ad Unia nel settore cultura e tempo libero, che comprende anche l'industria del cinema e le piccole associazioni culturali, sono 750, di cui 300 lavorano a Zurigo.
La prima giornata del personale tecnico dei teatri della Svizzera tedesca organizzata da Unia allo Stadttheater di Berna la scorsa settimana ha evidenziato la necessità di un migliore coordinamento a livello nazionale del lavoro sindacale anche per garantire l'accumulo di conoscenze su un settore professionale molto particolare e con esigenze specifiche. Si è discusso di sicurezza, di tempi di lavoro, di salari, di partecipazione e di lavoro di rappresentanza sindacale nei singoli teatri.
A monte è però emerso il problema dei diversi Contratti collettivi di lavoro (Ccl) in vigore nei singoli teatri. Le differenze vengono spesso usate dalle direzioni per giocare al ribasso con i rappresentanti del personale in occasione dei rinnovi contrattuali. Per questo i lavoratori dei teatri riuniti a Berna hanno sottolineato la necessità di costituire una rete (con in particolare una piattaforma su internet) che permetta regolari scambi di informazioni, prime fra tutte quelle sui Ccl. L'obiettivo a lunga scadenza sarebbe di poter arrivare ad un Contratto nazionale mantello (Cnm) che valga per tutti i teatri della Svizzera tedesca (o addirittura di tutto il Paese) in cui siano regolati aspetti quali i tempi di lavoro, il versamento del salario in caso di inabilità al lavoro, le ferie, il rimborso delle spese, i fondi di solidarietà. Ma per questo è necessario che il sindacato organizzi una commissione teatro nazionale. Ed è stato deciso di intensificare la collaborazione con la Vpod e con le altre associazioni di categoria.
È infine emerso che molti problemi che si riscontrano nel lavoro quotidiano sul palco hanno un influsso diretto sulla salute (polvere, aria secca, illuminazione insufficiente, sicurezza sul palco, prodotti velenosi ecc...). Le soluzioni ci sono, ma, come dimostra il caso dell'Opernhaus di Zurigo (cfr. articolo sopra) devono essere seriamente discusse con la direzione. Se le soluzioni non si trovano, il personale dovrebbe declinare alcune responsabilità e rendere responsabili le direzioni per i danni alla salute.  

Rimpiangere la Ddr? No, però...

Il mondo del teatro rispecchia la realtà. Per questo i cambiamenti sociali si ripercuotono su quanto a teatro si rappresenta e su come i teatri sono gestiti ed organizzati. A dirlo è Jürgen Kautz, regista e attivista del sindacato tedesco dei servizi Verdi, intervenuto alla prima giornata del personale tecnico dei teatri organizzata da Unia. Kautz, che proviene dalla ex Ddr, ha proposto un interessante confronto fra le condizioni contrattuali in vigore nella Germania dell'Est e la situazione odierna. «Non si tratta di rimpiangere la Ddr, anche io come molti miei colleghi ho visto proibire la messa in scena di miei spettacoli senza che nemmeno ne capissi la ragione. Ma non c'è dubbio che allora le condizioni di lavoro nei teatri erano migliori», ha osservato Kautz. Nella Ddr c'era un contratto collettivo quadro che regolava per tutti i dipendenti dei teatri gli orari di lavoro, garantiva otto giornate libere al mese, imponeva contratti a tempo indeterminato per tutti e regolava in maniera obbligatoria i salari. E se i direttori non ascoltavano le richieste sindacali venivano licenziati. Questo contratto è stato in vigore nella ex Ddr fino alla fine degli anni '90, poi anche lì è stato ripreso il sistema occidentale: «e oggi viviamo in una situazione feudale: artisti e tecnici sono organizzati in strutture distinte, per cui gli artisti finiscono col dover negoziare contratti individuali con ogni singolo direttore. E i registi considerano i sindacati come nemici della loro libertà artistica». Per questo, ha concluso Kautz, è importante che artisti e tecnici siano uniti nelle loro rivendicazioni.

Pubblicato

Venerdì 25 Settembre 2009

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