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Permessi L, il Ticino vuole l'abolizione

di

Can Tutumlu
Anche il Ticino si appresta con ogni probabilità ad abolire il permesso L per le ballerine di night club. La procedura di consultazione avviata nel corso del 2008 presso le autorità competenti e associazioni di settore non ha dato risconto ad alcuna ferma obiezione presso le istituzioni. A favore dell'abolizione la Sezione dei permessi e dell'Immigrazione e anche del distaccamento della polizia Teseu che si occupa della lotta alla tratta e allo sfruttamento degli essere umani. Nessuna obiezione neppure da parte del delegato dell'aiuto alle vittime e del ministero pubblico. Il governo cantonale ha recentemente interpellato inoltre anche 31 gerenti di locali notturni che hanno tempo fino al prossimo 12 febbraio per pronunciarsi sull'abolizione del permesso L. Contro questa eventualità il presidente dell'ex associazione ha già tramite le colonne del Corriere del Ticino (20 gennaio) annunciato il lancio di una petizione di gerenti per il mantenimento dello statuto per le ballerine che non fanno parte della comunità europea (Ce) o dei paesi membri dell'Associazione di libero scambio europea (Aels). La stragrande maggioranza delle ballerine, quasi 9 su 10 in Ticino, sono infatti impiegate dai gerenti dei locali notturni proprio grazie al permesso L in quanto provenienti dall'Est Europa e dall'America latina.
Sul fronte contrario all'abolizione di questo statuto, ma per motivi differenti, vi è anche il consultorio MayDay che si occupa da più di un decennio di fornire assistenza alle ballerine con statuto precario in canton Ticino. A lanciare l'allarme sul pericolo dell'abolizione di questo permesso di lavoro vi aveva già pensato nel 2006, anno in cui l'argomento era approdato alle Camere federali, l'associazione Aiuto Aids Svizzera che si era detta inquieta sullo scenario che si sarebbe prospettato dopo l'eliminazione di uno statuto che permette alle ballerine extra-Ue di lavorare in tutta legalità.
A livello elvetico sono nove i Cantoni e semi-Cantoni che hanno già abolito il permesso L, mentre in altri cinque, fra cui Zurigo, la discussione è in corso. Fra le diverse esperienze anche quella del canton Berna che ha deciso di fare dietro-front reintroducendo il permesso e nuove misure di prevenzione.
Ma quali sono gli scenari futuri nella realtà del Canton Ticino se questo statuto venisse abolito? Si riuscirà davvero a sostituire le ballerine dei cabaret extra-Ue con quelle che potranno far capo alla libera circolazione delle persone?
Le risposte e gli interrogativi di Monica Marcionetti, operatrice sul terreno dell'antenna MayDay nell'intervista che segue.

Monica Marcionetti per quale motivo l'antenna MayDay è a favore del mantenimento del permesso L per le ballerine dei night club?
L'abrogazione del permesso L non è a nostro parere la soluzione adeguata. Nella realtà dei night club, nonostante esista un contratto che regola in ogni sua parte il lavoro esercitato dalle ballerine e vieta ad esempio l'esercizio della prostituzione e l'incitamento al consumo di alcol dei clienti, c'è ancora molto da fare per i consultori come il nostro. Tuttavia abbiamo perlomeno una base legale su cui possiamo agire. C'è un permesso di soggiorno e di lavoro che permette a queste donne di lavorare legalmente sul territorio elvetico ed esiste un contratto firmato che stabilisce parametri e criteri ben precisi. Una volta abrogato questo permesso credo sia verosimile immaginarsi uno scenario futuro in cui queste donne provenienti da paesi Terzi giungeranno ugualmente in Ticino e, in ragione della loro situazione illegale, maggiormente esposte a rischio di sfruttamento.
Le autorità cantonali hanno avviato una procedura di consultazione presso i gerenti dei night club. Probabilmente vogliono capire se alle ballerine con permesso L è possibile sostituire quelle dei paesi europei che non necessitano di questi permessi speciali. In fondo il problema dell'illegalità da lei citato sarebbe risolto…
Non credo che andrà così. Oggi la quasi totalità delle ballerine provengono dall'America latina e dall'Est europeo che non fa parte di questi accordi. Il fatto poi che i gerenti abbiano prontamente reagito all'eventualità di non poter più impiegare queste donne la dice lunga sul fatto che non possono sostituirle con persone provenienti dalla Ce/Aels. Va anche aggiunta un'altra cosa: chi garantirà che con questi nuovi permessi non vi siano più abusi e sfruttamento?
L'antenna MayDay nei suoi rapporti annuali ha segnalato alle autorità nel 2007 ben 80 casi in cui è dovuta intervenire presso i cabaret ticinesi a causa del non rispetto dei termini contrattuali. Nel 2008 i casi sono stati 50. Nella pubblicazione del 2006 del Fiz (Centro d'informazione per le donne dell'Africa, Asia, America latina e dell'Europa Orientale) "Champagne, bambole e lavoro precario" sono state documentate le condizioni di vita e di lavoro delle ballerine di cabaret della Svizzera. La situazione è tutt'altro che rosea. Non crede che l'intenzione delle autorità di abolire il permesso L scaturiscano anche da queste situazioni di fatto?
Vede, io credo che le autorità federali prima e cantonali adesso utilizzano questi dati per mostrare che il permesso L crea troppi problemi. Il nostro lavoro è servito paradossalmente a creare le basi politiche per questa decisione. In realtà l'abolizione di questo permesso sarà controproducente. La sua soppressione non farà scomparire la domanda di clienti e di conseguenza le ballerine lavoreranno senza alcuna protezione legale e senza la possibilità di rivendicare alcun diritto. Si genererà così un altro fenomeno clandestino che potrà essere difficilmente studiato e stimato. Si tratta a nostro avviso di una scelta controproducente anche rispetto agli obiettivi della Legge sulla prostituzione che vuole lottare contro i crimini che spesso si accompagnano nel settore dell'industria del sesso e al controllo e contenimento di questo fenomeno (si veda la busta paga in pagina, senza aver ancora pagato l'affitto la ballerina ha guadagnato 1'209 franchi al mese, ndr).
D'accordo, però le autorità citano altre realtà cantonali in cui l'abolizione del permesso L ha avuto effetti positivi. Perché non potrebbe essere anche il caso del Ticino?
Ha ragione, vengono presi come esempio il canton San Gallo e Argovia. Si dice che l'abrogazione ha avuto effetti unicamente positivi e che le ballerine extra-Ue sono state facilmente sostituite. Ci si dimentica però di fare riferimento ad un'altra realtà ben più importante: come quella di Berna. In questo cantone dopo la soppressione del permesso L le autorità sono state costrette a tornare sui propri passi a causa dell'impossibilità sostituire le  ballerine extra-Ue. Ma non hanno fatto solo questo, si sono impegnate anche ad aumentare la prevenzione e i controlli.
Quale alternativa proponete all'abrogazione di questo permesso?
Nel Canton Berna la polizia cittadina ha deciso di organizzare pomeriggi informativi per le ballerine. Anche a Ginevra esiste questo sforzo soprattutto per le ragazze al primo ingaggio. Nel canton Neuchâtel un funzionario dell'ufficio stranieri si occupa in modo molto attivo della problematica relativa a questi permessi. A Winterthur l'associazione Prima Donna, insieme alle autorità comunali, ha dato avvio ad un progetto pilota che propone pomeriggi informativi per le ballerine sui loro diritti contrattuali. Quello che bisogna fare anche da noi in Ticino è quello di intensificare la lotta agli abusi e allo sfruttamento e aumentare le misure a tutela di questa categoria di lavoratrici.
 


Pubblicato

Venerdì 30 Gennaio 2009

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