L'editoriale

Domenica scorsa la maggioranza del popolo svizzero ha avallato un peggioramento della Legge sul lavoro e dunque l'indebolimento di una delle poche e fragili reti di protezione dei salariati in Svizzera, un paese in cui il diritto del lavoro è già per sua natura tra i più “leggeri” d’Europa.


È una cattiva notizia e una sconfitta per le organizzazioni sindacali, politiche, ecclesiastiche e della società civile che all’unisono si sono battute contro l’estensione del lavoro notturno e domenicale nei negozi delle stazioni di benzina. Una sconfitta sicuramente bruciante, ma non una Caporetto, perché i cittadini non hanno firmato un assegno in bianco per l’introduzione su larga scala della giornata lavorativa di 24 ore.

 

Oltre un milione di persone (il 46 per cento dei votanti) ha rifiutato la modifica della legge, temendo che essa possa spalancare le porte a una liberalizzazione totale. E tra chi l’ha approvata, una fetta sicuramente importante ha creduto alle promesse del Consiglio federale, il quale ha sempre negato che questo fosse il fine ultimo e ha sempre sminuito la portata della nuova norma (che riguarderebbe soltanto 24 negozi). «Lo confermo con la massima chiarezza», ha detto il ministro dell’economia Johann Schneider-Ammann commentando i risultati.


Speriamo che alle parole seguano i fatti, anche se non mancano, sia a livello nazionale sia a livello locale, i segnali di pericolose “fughe in avanti”. Ci risulta che a Berna ci sia una certa fretta di mandare in porto almeno altri due progetti che allenterebbero ulteriormente il principio del divieto del lavoro notturno e domenicale. Nei prossimi mesi, ha detto Schneider-Ammann, verrà presentata una modifica di legge per liberalizzare in tutti i cantoni le aperture dei negozi tra le 6 e le 20 nei giorni feriali e il sabato fino alle 19. Parallelamente lo stesso governo sarebbe intenzionato a regolarizzare con una semplice ordinanza (e dunque senza dare la possibilità al popolo di esprimersi) e in tempi brevissimi (entro i primi mesi del 2014) le aperture domenicali dei centri commerciali considerati “attrazioni turistiche”.


Se guardiamo poi al Ticino, è già emersa la volontà dei partiti di centrodestra di accelerare i tempi di approvazione di una nuova legge sugli orari dei dei negozi, mentre (ne riferiamo a pagina 8) l’Ispettorato cantonale del lavoro – organo preposto a vigilare sul rispetto delle regole a tutela dei lavoratori – elargisce addirittura consigli al gigante del mobile Ikea su come meglio approfittare delle maglie larghe della legge per derogare alle norme sugli orari. Semplicemente pazzesco!


La battaglia in difesa del riposo e del diritto alla vita sociale non è ancora persa. Bisogna mantenere alta la guardia e tenersi pronti a reagire, forti del sostegno di oltre un milione di persone.

 

Pubblicato il 

25.09.13..

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