Lavoro

Perde il braccio in un macchinario, non viene soccorso e muore

La tragica vicenda di Rajif, bracciante indiano vittima dello sfruttamento ed ennesimo morto sul lavoro: il padrone mette l’arto in una cassetta e scappa via

I giovani pupilli di Giorgia Meloni alzano il braccio, mano tesa per il saluto romano. Parlamentari dello stesso partito, nell’aula del Parlamento incrociano le braccia a X, per onorare la X Mas di Junio Valerio Borghese, il golpista che da giovane trucidava i partigiani su ordine delle SS e della Repubblica di Salò. A Rajif, invece, il braccio gliel’ha troncato la macchina che avvolge i teli delle serre sotto cui maturano i pomodorini più gustosi del Mediterraneo, che lui raccoglieva per 5 euro l’ora. E poche ore dopo è morto. Anche la moglie dell’indiano arrivata come lui dal Punjab per sbarcare il lunario crepando di caldo e mal di schiena sotto il sole implacabile del sud del Lazio è al lavoro nella stessa azienda, a due passi dal compagno, vede lo scempio e grida invocando aiuto, chiede di portarlo subito in ospedale. Invece Rajif viene raccolto, caricato su un furgone insieme alla moglie e scaricato davanti casa. Il braccio, il padrone glielo mette in una cassetta della frutta poi scappa via.


Finalmente viene chiamata l’ambulanza e Rajif, svenuto, arriva in ospedale dove fanno quel che possono per salvargli la vita, ma senza successo. Sono 12mila gli indiani che lavorano nelle stesse condizioni di Rajif, quasi sempre al nero, arruolati dai caporali che in teoria, cioè per legge, non dovrebbero esistere. Raccolgono frutta e verdura, questi braccianti indiani, governano e mungono le bufale dal cui latte provengono le migliori mozzarelle del Mediterraneo. Se viaggi in auto tra Latina e Caserta al tramonto li vedi sfilare in colonna in bicicletta, li riconosci, ancor prima che dal colore della pelle, dal turbante. Non esagero di molto dicendo che a occuparsi di Rajif e dei suoi 12mila compagni e compagne di lavoro e di sventura c’è solo la CGIL.

 

Opposizioni in piazza per la Costituzione

Qualcuno degli oratori in una piazza Santi Apostoli strapiena di quello che un tempo si sarebbe chiamato popolo di sinistra accenna a Rajif e alla sua vita stroncata, ma è d’altro che si parla. Si parla di difesa della Costituzione assaltata dal governo Meloni con due leggi che la stravolgono, il premierato per azzerare il Parlamento e il Presidente della Repubblica e l’autonomia differenziata che spacca, ancora di più, l’Italia tra nord e sud, tra ricchi e poveri. La prima legge per incoronare l’uomo o donna forte è targata Fratelli d’Italia, la seconda voluta dalle regioni “forti” del nord è targata Lega, e per i comprimari di Forza Italia c’è un ricco contentino a compensazione, la controriforma della giustizia. Morale, la piazza romana che ha unito tutte le opposizioni politiche (PD, M5S, AVS, +Europa, Rifondazione e la lista Pace, terra e dignità mentre i due galli nel pollaio centrista, Renzi e Calenda, stanno a guardare) e sociali (dall’ANPI all’ARCI agli studenti) non parla d’altro, più o meno consapevolmente la piazza parla di Rajif e del suo braccio, di come è ridotta l’Italia a guida Meloni ma anche di come le forze democratiche non hanno fatto nulla per impedire la deriva postdemocratica del terzo paese per importanza dell’Unione europea. Certo, non è mai troppo tardi per prendere le distanze dall’ubriacatura liberista del PD e va riconosciuto a Elly Schlein lo sforzo per iniziare una storia diversa, firmando i referendum sul lavoro della CGIL insieme a Conte e Fratoianni e insieme la proposta di legge inascoltata da Meloni per il salario minimo. E, almeno nella piazza che scandisce “Unità, unità”, sembra di intravedere uno spiraglio, un seppure incerto futuro per la nostra democrazia e la nostra Costituzione. L’assalto squadristico in Parlamento all’onorevole pentastellato che aveva osato portare al ministro Calderoli la bandiera italiana potrebbe aver dato la scossa alle opposizioni che oggi, in coro, gridano: allarme son fascisti.

 

Ma c’è un tabù, un tema su cui grava il divieto a parlare per non spezzare i primi vagiti di unità ed è il tema più importante: la pace e la guerra, la corsa al riarmo, i missili e le bombe all’Ucraina e a Israele, la subalternità agi Stati Uniti. Non è un rimosso da poco.

Pubblicato il

19.06.2024 17:20
Loris Campetti
Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Federica Bassi

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 1344
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch

Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 88
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

 

© Copyright 2023