Domani potrebbe essere la giornata della nuova, grande protesta contro i padroni del vapore neoliberista: pacifica, colorata, sorridente e piena di fantasia come di questi tempi soltanto il movimento new-global sa essere. E i telegiornali di tutto il mondo potrebbero mostrare le immagini di un popolo in marcia a Davos per dire che un mondo diverso è possibile, un mondo giusto e solidale in cui la pace definitiva ha reso assurda ogni guerra preventiva. Ma domani potrebbe anche essere la giornata delle provocazioni prima e dei lacrimogeni poi, con contorno di vetrine sfondate e di proiettili di gomma. Le televisioni farebbero allora a gara nel mostrare assurde scene di guerriglia urbana nei prati innevati di Landquart piuttosto che sulla Bahnhofstrasse di Zurigo. E a non trovare il rilievo che merita sarebbe il senso della protesta e la forte motivazione ideale delle migliaia di persone che a Davos avrebbero voluto dimostrare sia a parole che con i fatti che un altro mondo è possibile. Oggi possiamo solo sperare che tutto domani vada bene e che la protesta a Davos contro il Forum economico mondiale (Wef) si svolga senza alcun incidente. Ed è triste, alla vigilia, non poterne avere la certezza. Perché l’aver riconquistato il diritto a manifestare il proprio dissenso al Wef nel momento e nel luogo in cui esso si svolge è stata una grande vittoria dall’elevato valore reale e simbolico per l’intero movimento antiglobalizzazione. Vanificarla per il degenerare della protesta sarebbe un gravissimo autogol. Purtroppo però si deve constatare che la sinistra non è ancora riuscita a liberarsi del tutto di chi non è interessato ad un vero confronto politico di idee basato sulle regole di una società democratica. Lo sa bene chi a Zurigo si ostina ad andare pacificamente, e magari con tutta la famiglia, alla festa del primo maggio malgrado il solito codazzo di imbecilli violenti che non sono in nulla migliori degli idioti picchiatori da stadio. Ed è così che nell’Alleanza di Olten, che organizza la manifestazione di domani, c’è chi, per tutto il periodo delle trattative con le autorità grigionesi, ha insistito con la volontà di non commettere atti di violenza contro le persone, lasciando però intendere che violenze contro le cose sarebbero state più che possibili. E con la conferenza stampa di martedì la stessa Alleanza di Olten, rifiutando anche una misura proporzionata come il controllo preventivo di oggetti pericolosi, ha accettato di porre la manifestazione sotto il segno della provocazione. Con tutti gli eccessi che ne dovessero derivare, da una parte e dall’altra. Bene ha fatto dunque il Partito socialista svizzero a distanziarsi da questa “strategia”, affinché nulla possa essere rimproverato ai manifestanti che ne cancelli il messaggio. Resta da sperare che il popolo new-global si dimostri un po’ più intelligente di qualche suo autoproclamato capopopolo. Per ripetere a Davos il successo della grande festa di Firenze.

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24.01.03

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