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Per un Ticino spaziale

di

Flavia Parodi
Io non capisco proprio l’ottusità dei politici. Ora c’è questo problema – e quale stato non vorrebbe simili problemi? – di come investire la nostra quota di utili straordinari derivanti dalla vendita dell’oro della Banca nazionale svizzera. Decisamente poco lungimirante il governo con quell’idea balzana di utilizzarli per abbattere, almeno in parte, il debito pubblico cantonale. Ma dai! Chi se ne frega. Lo vogliamo lasciare o no un souvenir alle prossime generazioni dell’attuale gestione finanziaria? Suvvia, qualche santo provvederà. Ma non stiamo sempre a discutere di passivi che, francamente, è deprimente. Qui devono fervere le attività. E allora, dico, perché il Ticino non potrebbe piuttosto investire per rendere grande la propria immagine nel mondo? Che dico nel mondo? Nell’universo. La mia ricetta sì che guarda lontano: sviluppiamo un nostro programma spaziale cantonale. Già vedo le insegne del nostro Cantonal aeronautics and space administration (Casa). Un centro avveniristico che svetta imponente su quelle che un tempo erano le bolle di Magadino (così sottraiamo agli ecologisti uno dei loro classici spunti polemici). E lì confluiranno tutte le intelligenze delle nostre belle valli, tutti i nostri scienziati si daranno la mano e assieme riusciremo a lanciare una nostra navicella nello spazio. Ci pensate? Potremmo, primi nella storia dell’umanità, mandare in orbita un leghista. Altro che Laika! Un piccolo passo per la Lega e un grande passo per la ticinesità. Sarebbe davvero così difficile inserire nei piani dei trasporti cantonali lo spazio per una rampa di lancio? Non credo. Una volta opportunamente tappato il tunnel del san Gottardo si potrebbero riutilizzare le ormai inutili aree di sosta dei tir. Perché allora gli unici urani coi quali tratteremo saranno gli abitanti del pianeta Urano. Sembra fantascienza e invece sono proposte concrete. Già me le figuro le immagini della prima bandiera ticinese piantata sul suolo lunare che fanno il giro del mondo. Naturalmente punterei di più sul nucleare per il fabbisogno energico cantonale. Tanto a quel punto le scorie le potremmo tranquillamente mandare nello spazio. Anche gli altri rifiuti e senza tassa sul sacco, per giunta. Dobbiamo smetterla di pensare in piccolo. È giusto difendere i confini perché non bisogna lasciarsi derubare da tutti i profittatori che premono alle nostre porte. D’altra parte dobbiamo anche mostrare all’Europa e al mondo che non abbiamo paura, che non temiamo la concorrenza e che riusciamo ad essere grandi anche da soli. E proprio ora lo dico ancora più forte. Ora che i codardi cittadini svizzeri hanno deciso di spalancare le frontiere anche a dieci paesi dell’Est europeo. Dobbiamo parlargli in una lingua che conoscono: quella della supremazia tecnologico-militare. Quelli hanno vissuto per decenni all’ombra dei miti alimentati dalla superpotenza sovietica. Voglio vedere poi se l’idraulico polacco oserà avvicinarsi alle nostre testate nucleari!

Pubblicato

Venerdì 30 Settembre 2005

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