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Per non perdere una generazione

di

Angelo Ciampi
Il numero dei disoccupati in Svizzera ha superato nel mese di agosto la soglia delle 150 mila unità attestandosi al 3,8 per cento del totale della forza-lavoro. Rispetto allo stesso mese del 2008 abbiamo assistito ad un aumento del 60,4 per cento dei senza lavoro. Tra questi, i più colpiti dalla recessione sono i giovani tra i 15 e i 24 anni.
Dopo anni di relativa calma sul fronte del mercato del lavoro con tassi poco superiori all'1 per cento, lo spettro della disoccupazione ha fatto nuovamente la sua comparsa. C'è da presumere che nei prossimi mesi il numero delle persone costrette a recarsi presso gli uffici di collocamento sarà destinato ad aumentare. Infatti, diverse sono le aziende in crisi che hanno annunciato, o stanno per annunciare, piani di ristrutturazione.
Preoccupa seriamente, inoltre, il massiccio aumento del numero dei disoccupati nei paesi aderenti all'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), l'organizzazione che riunisce i 30 paesi più ricchi del cosiddetto Occidente. Si prevede che entro la fine del 2010 verrà superato la soglia record dei 57 milioni di disoccupati. Questo significa che dalla fine del 2007 il numero dei senza lavoro aumenterà di ben 25 milioni, vale a dire quasi del 100 per cento.
Si tratta di cifre impressionanti che rendono l'idea che a pagare lo scotto della recessione è ancora una volta il mondo del lavoro, in particolare i soggetti meno tutelati. La crisi economica favorirà una crescita del precariato e una ancor più massiccia riduzione delle tutele normative e retributive del lavoro dipendente, d'altra parte già largamente ridotte con le crisi degli anni passati.
Preoccupa, in tale contesto, lo scarso impegno degli stati ad affrontare in modo straordinario un problema che rischia di produrre effetti sociali devastanti.
Chi è stato espulso dal mercato del lavoro deve essere messo in condizione di trovare al più presto una nuova occupazione. Infatti, uno dei fenomeni più insidiosi, come possono constatare anche i collaboratori del Sos che operano nell'ambito dei programmi occupazionali, è la disoccupazione di lunga durata. Chi resta a lungo disoccupato (in Svizzera per un periodo di oltre un anno) rischia di non trovare un nuovo impiego per due ragioni. Innanzitutto, dopo un primo periodo di forte impegno, subentra nella persona un sentimento di disillusione e frustrazione tale da indurla a rinunciare nell'obiettivo prefissato. Inoltre, più è lungo il periodo di lontananza dal lavoro maggiori sono i rischi che le competenze professionali acquisite in passato risultino obsolete e scarsamente adeguate per svolgere una nuova attività lavorativa.
La stessa Ocse invita gli stati a impegnarsi per la messa in atto politiche attive per il lavoro, in particolare per i giovani, che rischiano di essere i più colpiti dalla disoccupazione di lunga durata, affinché non si formi quella che l'organizzazione definisce una "generazione perduta".

Pubblicato

Venerdì 25 Settembre 2009

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