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Per il primo maggio vorrei...

di

Mauro Marconi
Qualche giorno fa mi sono concesso un Dvd dello spettacolo di Claudio Bisio, “I bambini sono di sinistra”. Mi è piaciuto. Soprattutto la scena in cui fa un parallelo tra l’America e l’Italia e dice che “in America sono più avanti rispetto a noi anche sulle cagate… Tutto è più grande; da loro, il black out: due giorni; da noi: sei ore; da loro: i Boeing sulle Twin Towers; da noi: il Piper sul Pirelli; da loro: Schwarzenegger; da noi: Pappalardo”. Diciamocelo francamente, non è che Bisio abbia poi molto da lamentarsi… da loro: Pappalardo; da noi: Dell’Ambrogio. Ecco, il fatto che in Ticino abbiamo uno come Dell’Ambrogio, è già di per sé un buon motivo per partecipare alle manifestazioni del primo maggio. Ma, come sostiene il msio libraio, la sinistra non dovrebbe costruire la sua politica stando sulla difensiva aspettando che siano sempre gli altri a fare la prima mossa… che poi, aggiunge lui, se quelli non fanno niente, noi che cosa facciamo? Di motivi per scendere in piazza il primo maggio, io ne ho diversi ed alcuni li voglio mettere in comune con i miei lettori. Non mi va per esempio che le aziende occidentali facciano tutte le porcherie che gli pare e piace in giro per il mondo, preferibilmente laddove le protezioni sociali e dell’ambiente sono deboli. Con la mia partecipazione al primo maggio vorrei quindi condividere la mia rabbia e le mie speranze con le compagne ed i compagni di tutto il mondo. Sono praticamente dieci anni che ci stanno rompendo con la storia del terzo millennio: dal 1995 al 2000 perché ne eravamo alla soglia, dal 2000 al 2005 perché ne siamo all’inizio. L’uomo si nutre di simboli, d’accordo, ma soprattutto di pane: vorrei che tutte le lavoratrici ed i lavoratori avessero un salario degno di questo nome che assicuri la soddisfazione dei propri bisogni. Vorrei che la formazione di base e continua nonché la riqualifica professionale fossero accessibili a tutti indipendentemente dalla propria situazione finanziaria e sociale. Vorrei che chi desidera acquisire capacità nuove e diverse lo possa fare senza indebitarsi e senza dover rischiare un esaurimento nervoso. Vorrei che il licenziamento fosse un po’ più difficile e le garanzie contrattuali un po’ più solide per impedire ai padroni di disporre così liberamente dei propri dipendenti. Vorrei che uno potesse affermare i propri diritti senza temere di restare a piedi. Vorrei che uno potesse affermare i propri diritti senza essere lasciato realmente a piedi. Vorrei che tutti avessero un lavoro degno di questo nome, che abbia un senso ed un valore per chi lo svolge ed un’utilità per la società. Vorrei che il mio vicino di casa non dovesse lavorare di notte sei giorni su sette per mantenersi. Vorrei che nessuno rigasse la carrozzeria dell’automobile del mio vicino di casa solo perché è turco. Vorrei semplicemente che il lavoro fosse al servizio dell’uomo e non viceversa. Vorrei… Vorrei che al primo maggio fossimo in tanti.

Pubblicato

Venerdì 29 Aprile 2005

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