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Immigrazione & dintorni

Per gli italiani all’estero quasi solo delusioni dal nuovo governo

di

Dino Nardi

Leggendo le prese di posizione di alcuni membri del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (Cgie) e del Parlamento italiano a commento dell’attenzione, o meno, che l’attuale governo sta dedicando alle comunità italiane nel mondo, si ha la brutta sensazione – da emigrati – di sentirsi presi per i fondelli. Mi spiego. Abbiamo il Segretario generale del Cgie, Michele Schiavone, e uno dei suoi vice e cioè il vicesegretario per l’America Latina, Mariano Gazzola, che scrivono – prima uno, poi l’altro – al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

 

L’uno, il Segretario generale, per informarlo, tra l’altro, della preoccupazione del Cgie per la scarsità delle risorse finanziarie destinate alle politiche per gli italiani all’estero contenute nella Legge di Stabilità 2019 nell’ambito: dell’informazione, della lingua e cultura italiana, della formazione, dell’assistenza nonché del finanziamento dei Comites e del Cgie. Mentre l’altro, il vicesegretario per l’America Latina, scrive al Presidente Mattarella per elogiare i contenuti della legge di Stabilità a favore degli italiani all’estero.

 

Da parte loro alcuni parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero hanno pure espresso opinioni divergenti. Con l’onorevole Simone Billi (Lega, partito di governo) che afferma come gli italiani all’estero siano al centro dell’attenzione di questo governo. Mentre alcuni parlamentari del Pd eletti all’estero – come, per esempio, la senatrice Laura Garavini – contestano la disattenzione generale di questo governo nei confronti delle problematiche che riguardano le comunità italiane all’estero criticando, in particolare, la volontà di questa maggioranza di voler ridurre l’attuale rappresentanza parlamentare degli eletti nella Circoscrizione Estero. Tutte opinioni, quindi, non certamente coincidenti, infatti per alcuni il classico bicchiere è mezzo pieno mentre per altri è mezzo vuoto. Tuttavia, al di là che molti emigrati possano essersi sentiti presi, o meno, per i fondelli è lecito soprattutto domandarsi che idea si sia fatto il Presidente della Repubblica nel leggere le due lettere così discordanti tra loro indirizzategli dal presidente del Cgie e da un suo vice.


Ciò premesso, i fatti sono fatti e non opinioni per cui, se vogliamo verificare come si sta comportando effettivamente questo governo di fronte alle principali problematiche (non molte!) delle comunità italiane all’estero, ricordiamo innanzitutto quali esse siano: certamente la necessità di avere dei servizi di qualità e puntuali da parte della rete diplomatico-consolare; l’assistenza/previdenza; la difesa e la promozione della lingua e della cultura italiana; il fisco sulla proprietà di una abitazione in Italia; la difesa della rappresentanza Comites/Cgie/Eletti nella Circoscrizione Estero. Ebbene, in base alle norme approvate finora dal governo e dalla maggioranza parlamentare che lo sostiene, è sicuramente difficile non condividere le preoccupazioni e le critiche espresse sia dal Segretario Generale del Cgie che dai parlamentari Pd eletti all’estero. Basti pensare, tanto per citare alcuni esempi: alla decisione del governo di bloccare le nuove assunzioni nella pubblica amministrazione sino al prossimo 15 novembre che metterà in difficoltà la funzionalità di molte sedi consolari; la riduzione dei parlamentari eletti all’estero – da 12 a 8 deputati e da 6 a 4 senatori – già approvata dal Senato; l’esclusione degli emigrati che rimpatriano dal diritto al Reddito di cittadinanza (uno dei cavalli di battaglia di questo governo).


Morale, di fronte a questa situazione ritengo che quel bicchiere sia molto, molto difficile vederlo mezzo pieno, ma, in ogni caso, come diceva quel tizio “il budino per sapere se è buono va assaggiato”. Pertanto non ci resta che attendere gli effetti concreti di questa manovra e la reazione delle comunità italiane all’estero.

Pubblicato

Giovedì 14 Febbraio 2019

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