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Per dialogare con l'islam

di

Martino Dotta
Giovedì della scorsa settimana, si è tenuta a Mendrisio una serata dedicata al dialogo tra cristianesimo ed islam, incentrato sulla figura di san Francesco d’Assisi. Andando incontro al Sultano d’Egitto (un dignitario musulmano), secondo quanto raccontano le cronache a lui contemporanee e i suoi primi biografi, Francesco osò andare oltre la mentalità del suo tempo. Per molti versi, essa preferiva il confronto armato tra le due grandi religioni per il controllo della Terra Santa (la Palestina) al tentativo di trovare dei compromessi politici, dignitosi per i due contendenti. Si sa che i risultati delle Crociate furono piuttosto scarsi, se non fallimentari, sul piano dell’efficacia militare, delle ripercussioni demografiche e soprattutto della possibilità che s’instaurasse un effettivo e proficuo dialogo spirituale e culturale tra cristiani e musulmani. La storia non si cambia, ma il giudizio su di lei sì e perciò, da almeno duecento anni, un numero importante di studiosi della questione non fatica a considerare le guerre di riconquista dei Luoghi Santi e la cacciata degli islamici dalla Spagna un’occasione mancata di confronto positivo e fruttuoso. Per certi versi, ne paghiamo ancora oggi le conseguenze, a distanza di otto-dieci secoli: il conflitto, in apparenza sempre più insanabile, tra israeliani e palestinesi lo segnala in modo sin troppo palese! È inoltre quel che vien da pensare, a credere alle tesi (per altro contestate, ma molto citate) del saggista americano Samuel Huntington sullo scontro tra la civiltà occidentale e le altre. In realtà, tanto per complicare ulteriormente la questione, il dissidio talvolta violento si situa anche all’interno delle civiltà, come mostra il noto sociologo delle religioni torinese Massimo Introvigne in uno studio di prossima pubblicazione sui fondamentalismi religiosi. In opposto a chi ritiene ormai imminente l’urto violento fra le culture dominanti del pianeta (il terrorismo di matrice islamica ne è una pericolosa avvisaglia), i tre relatori al dibattito organizzato dal centro Presenza Sud hanno sottolineato che, nel segno del Santo d’Assisi, il dialogo con l’islam continua, anzi deve continuare (o riprendere?) per evitare il peggio. A ragione, il card. Achille Silvestrini, l’archeologo e frate francescano Michele Piccirillo e il giornalista Armando Torno sono stati concordi nel rilevare che non esiste valida alternativa al dialogare senza preconcetti. Le condizioni perché ciò avvenga sono la conoscenza reciproca e approfondita fra le due religioni e la “guarigione della memoria storica” (un tema caro a papa Giovanni Paolo II). In pratica, la convivenza secondo i parametri dialogici, si concretizza spesso nello scambio esistenziale, più che nell’indagine teorica della dottrina dell’altro. Rimane però parecchio lavoro da compiere!

Pubblicato

Venerdì 13 Febbraio 2004

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