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Per Ion Milahi Coman

di

Giuseppe Dunghi
«Tra lacrime e rimorsi per aver investito e ucciso un loro coetaneo rumeno e pentiti per non essersi fermati a prestare soccorso ieri al giudice delle udienze preliminari Valeria Costi hanno chiesto scusa per quanto accaduto e di essere scappati per paura». La sintassi è arruffata perché anche la lingua si ribella a esprimere il pensiero contorto del cronista padano. Sono stati scarcerati i due giovani che la notte di domenica 8 giugno a Carimate presso Cantù, dopo aver travolto e ucciso un diciannovenne, erano fuggiti e successivamente si erano presentati ai carabinieri raccontando di aver subito il furto dell'auto. In fondo, a chi non è successo di ammazzare qualcuno e poi fuggire cercando di dare la colpa a qualcun altro, diamine!
Si chiamava Ion Mihai Coman, 19 anni. Faceva il piastrellista o il meccanico d'auto o il muratore, a seconda dei giornali che hanno riportato la notizia. Un mestiere di quelli che nessuno vuole più fare perché ti mangia la vita, torni a casa la sera stanco morto e il cervello si intorpidisce a poco a poco: bracciante agricolo, operaio di fonderia, netturbino, badante, donna delle pulizie. Senza di loro però non esisterebbero i posti di capo, capetto, caporeparto e caposervizio riservati a quelli che possiedono la cittadinanza giusta e hanno frequentato le scuole adatte.
Si esprimeva probabilmente in un italiano approssimativo, la sua lingua era il rumeno. Chissà perché, nei luoghi del lavoro pesante non si usa mai la lingua del posto. Per secoli tra i facchini in Toscana si è parlato il dialetto della Valle di Blenio. Nelle gallerie del Sempione e del San Gottardo alla fine dell'Ottocento e nei cantieri edili di Milano nel dopoguerra si parlava bergamasco, poi veneto, poi siciliano o pugliese, e in seguito spagnolo, portoghese, serbo-croato, turco. Come mai i muratori, i carpentieri, gli scalpellini e i minatori hanno sempre bisogno di un segretario sindacale che gli insegni a leggere la busta-paga? Ricevono un salario basso perché sono stranieri e non sanno i loro diritti oppure sono gli imprenditori che cercano stranieri senza diritti per pagarli poco?
Si sarà sentito smarrito quando il capo gli diceva "non far dormire il piombo", "cercami una stagia" o "riempi il gabazz". Lo avranno forse preso in giro vedendolo vagare per il cantiere alla ricerca di qualcosa che assomigliasse a quelle parole. Poi uno alla volta si sarà comprato gli attrezzi, indicandoli con la mano alla commessa della ferramenta, per prima la cazzuola. Ma non ha avuto il tempo di consumarla la sua cazzuola nuova.
Un antico poeta padano si era commosso nel narrare la vicenda di un umile marinaio, Palinuro, il timoniere di Enea, caduto dalla nave e scomparso nel mare in tempesta. Durante il viaggio nell'aldilà, Enea incontra la sua ombra che vaga inquieta perché il corpo è rimasto insepolto sulla spiaggia: non era annegato, ma era stato ucciso da gente crudele proprio nel momento in cui era riuscito ad aggrapparsi alla riva dopo tre giorni in mare. Enea vorrebbe aiutarlo, ma la Sibilla che lo accompagna lo dissuade: non si può cambiare il destino di chi si trova nell'aldilà; tuttavia quella gente cattiva si renderà conto del delitto commesso, si pentirà, gli darà sepoltura e "quel luogo avrà in eterno il nome di Palinuro". Dal cronista del terzo millennio non si poteva pretendere tanta partecipazione al dolore, ma almeno il silenzio.

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Venerdì 20 Giugno 2008

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