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Pensioni, ormai si gioca d'azzardo

di

Can Tutumlu
Gianfranco Helbling
Il parlamento ha ridotto il tasso di conversione del secondo pilastro per due ragioni: la speranza di vita della popolazione continua a crescere e la redditività del capitale è insufficiente. Due affermazioni sbagliate. Logico quindi il referendum. Lo scorso dicembre il parlamento federale, su proposta del governo, ha deciso di ridurre il tasso di conversione delle rendite del secondo pilastro al 6,4 per cento a partire dal 2015. Soltanto nel 2003 il parlamento aveva deciso una riduzione dal 7,2 al 6,8 per cento, da attuarsi progressivamente entro il 2014. Questo comporterà riduzioni complessive delle rendite di oltre il 10 per cento. Prima di questi tagli chi disponeva di un capitale pensionistico di 300 mila franchi al momento del pensionamento poteva contare su una rendita annua di 21 mila 600 franchi. Dal 2015 la rendita calcolata sullo stesso capitale si sarà ridotta a soli 19 mila 200 franchi. Ben 2 mila 400 franchi in meno all'anno. La riduzione progressiva del tasso di conversione delle rendite non è l'unico taglio operato negli ultimi 5 anni sulle nostre future rendite pensionistiche. Sempre nel 2003, a seguito dell'esplosione della bolla speculativa, fu abbassato dal 4 per cento al 3,25 per cento il tasso di rimunerazione del capitale pensionistico progressivamente accumulato. Negli anni seguenti il tasso di rimunerazione è stato ulteriormente ridotto al 2,25 per cento e dall'inizio di quest'anno addirittura al 2 per cento. Dimezzato in cinque anni, con pesanti effetti sul capitale accumulato durante tutta una vita lavorativa e dunque sul livello delle rendite percepite dopo il pensionamento. Come motivano allora la maggioranza del governo e del parlamento il nuovo taglio alle rendite dei futuri pensionati deciso in dicembre? Sostanzialmente in due modi. Da un lato la speranza di vita dei pensionati continuerebbe a crescere: il capitale accumulato andrebbe quindi ripartito su più anni. D'altro lato con una riduzione della redditività dei capitali sui mercati finanziari: siccome le centinaia di migliaia di franchi accumulate da ogni lavoratore al momento della pensione renderebbero di meno, questo capitale crescerebbe di meno e dunque basterebbe per meno anni. Argomenti che, alla prova dei fatti, non reggono. E che giustificano pienamente il referendum lanciato, fra gli altri, da Unia, dai partiti di sinistra e dagli ambienti dei consumatori. Vediamo perché. Come dimostrato dalla rivista per i consumatori Saldo, nel calcolo della speranza di vita dei pensionati governo e parlamento hanno seguito le tesi degli assicuratori. Essi calcolano la speranza di vita al momento del pensionamento sulla base delle Tavole di mortalità Grm/F95 edite dall'Associazione svizzera d'assicurazioni. Delle tavole di parte, dunque. Queste tavole dicono che a 65 anni un uomo avrebbe ancora una speranza di vita di 20,5 anni, una donna di 27,1 anni. In media 23,8 anni. Assai diversa la situazione secondo le Tavole di mortalità Ufs 1998/2003 elaborate dall'Ufficio federale di statistica (Ufs): a 65 anni un uomo ha ancora 17,1 anni di vita di fronte a sé, una donna 20,8. In media la speranza di vita al pensionamento secondo l'Ufs è di 19 anni. Le tavole dell'Ufs sono più affidabili perché elaborate da dati più recenti e su base pluriennale. Eppure governo e parlamento hanno preferito riferirsi ai calcoli degli assicuratori invece che a quelli imparziali elaborati da un ufficio pubblico. E la differenza è sostanziale. Mentre un capitale pensionistico di mezzo milione al tasso del 6,4 per cento si esaurisce in 23 anni, al tasso del 6,8 esso dura 21 anni. Abbastanza, secondo l'Ufs. Non abbastanza per i calcoli degli assicuratori. Non solo. Gli assicuratori sostengono pure che la redditività del capitale sarebbe insufficiente. Si basano sull'assurda ipotesi che le imprese nelle quali investono di fatto non realizzerebbero alcun guadagno. Tesi alla quale s'è accodato il Consiglio federale, secondo cui a lungo termine una redditività superiore al 3,35 per cento sarebbe irrealistica. Strano per degli assicuratori privati che i meccanismi del mercato li dovrebbero conoscere molto bene. Perché ancora una volta il pubblico sembra saper fare di meglio. Il Fondo di compensazione Avs infatti negli ultimi 5 anni ha avuto una redditività del 6,2 per cento, e perfino nel 2009, in piena crisi, si aspetta una redditività superiore al 4 per cento. Esperti indipendenti del settore sostengono del resto che sul lungo termine una redditività compresa fra il 4,5 e il 5,5 per cento è senz'altro possibile. L'ennesimo taglio alle pensioni deciso in dicembre è dunque del tutto ingiustificato. C'è un solo modo per opporvisi: firmare il referendum.    –hgf–

Differenze capitali fra ieri e oggi

Chicco su chicco e revisione su revisione le perdite sul capitale di vecchiaia sono enormi anche quando i tassi (sia di interesse che di conversione) si modificano di poche unità dopo la virgola. Non ci si rende sufficientemente conto se ci si basa sulle singole percentuali, ma le prospettive del secondo pilastro sono enormemente mutate. Facciamo un esempio ipotetico, ma non per questo irrealistico. Un esempio che la dice davvero lunga. Supponiamo di essere un 30enne che ha accumulato 50 mila franchi di secondo pilastro. Le prospettive iniziali, cioè quando è stato introdotto il 2o pilastro, con un interesse del 4 per cento – che in epoche non lontane era ritenuto basso a fronte dei guadagni delle assicurazioni – e un tasso di conversione del 7,2 per cento (e un 2o pilastro che cresce in media di 8 mila franchi all'anno) avrebbero portato ad avere un capitale di 643 mila franchi e quindi una rendita mensile di 3'860 franchi. Quello stesso 30enne con le prospettive attuali, cioè di un tasso di interesse portato al 2 per cento e un tasso di conversione che si vorrebbe abbassare al 6,4 per cento, si trova all'età della pensione con un capitale di 431 mila franchi e una pensione conseguente a ciò che ha accumulato di 2'300 franchi. Differenze abissali! Queste revisioni non erodono solo le rendite attuali, ma modificano radicalmente le prospettive dei giovani.      ct

Pubblicato

Venerdì 30 Gennaio 2009

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