< Ritorna

Stampa

 
Complementari AVS/AI

Pensionati e invalidi poveri sotto tiro

di

Claudio Carrer

Già vivono in condizioni di estrema precarietà e sono costretti a badare a ogni centesimo che spendono, ma su di loro incombe una nuova minaccia: il baratro della povertà assoluta e dell'assistenza sociale. Sono i circa 315.000 anziani e invalidi che beneficiano delle cosiddette “Prestazioni complementari” (Pc), cioè di quei sussidi che, insieme con le rendite Avs o Ai, garantiscono loro il minimo vitale per arrivare alla fine del mese. Sono donne e uomini che pagherebbero a caro prezzo le misure di risparmio decise la settimana scorsa dal Consiglio degli Stati, dove si è iniziato l'iter parlamentare della revisione della Legge federale sulle prestazioni complementari all'Avs.

 

Una revisione, scrive il Consiglio federale nel suo messaggio alle Camere, che «si prefigge di ottimizzare il sistema attuale» e di «mantenere il livello delle prestazioni», ma che in realtà si sta profilando come «un attacco indegno» ai più deboli, afferma l'Unione sindacale svizzera (Uss) stigmatizzando i tagli di quasi mezzo miliardo di franchi all'anno sulle loro spalle decisi dai senatori.


La linea guida della riforma è infatti quella di inasprire le condizioni di accesso alle Pc e di gravare di oneri i “fortunati” che le ottengono. L'unica nota positiva è la decisione di adeguare al rialzo gli aiuti per pagare l'affitto, che sono ancora fermi alla realtà dei costi dell'alloggio del 2001, quando consentivano di coprire l'86 per cento circa (contro il 70 oggi) della pigione.


Una misura particolarmente antisociale è quella che vuole costringere i beneficiari di prestazioni complementari ad assicurarsi presso una delle tre casse malati meno care. E indirettamente sanzionare chi non lo fa, riducendo appunto il contributo delle Pc a un importo pari al premio della terza assicurazione più economica del cantone (e non più come ora al premio medio cantonale). Tenuto conto che le prestazioni dell'assicurazione malattie obbligatoria sono le medesime indipendentemente dalla cassa di appartenenza e che questa può essere cambiata ogni anno, la decisione parrebbe ragionevole, ma non è così. Nei fatti essa restringerebbe sensibilmente la libera scelta dell'assicuratore per molte persone anziane e/o bisognose di cure e assistenza continue, per le quali il passaggio alla cassa meno cara è oggettivamente impossibile. Per ragioni pratiche e di salute, per mancanza di dimestichezza con la materia, ma anche per motivi finanziari visto che di solito gli assicuratori meno cari sono anche quelli che esigono dal paziente il pagamento anticipato delle prestazioni mediche e dei farmaci, quelli che rimborsano non troppo celermente e quelli che offrono una scarsa consulenza in caso di problemi. Complice anche il bisogno degli anziani di stabilità e di sicurezza, sarebbero in pochi i beneficiari di prestazioni complementari a cambiare cassa e in molti quelli costretti a risparmiare ulteriormente sui bisogni vitali per poter pagare i premi.


Sproporzionata, invasiva e lesiva della libertà di scelta è invece la norma con cui si vuole vietare i prelievi di capitale dalla cassa pensione: mentre oggi ogni assicurato ha la possibilità di riscuotere al momento del pensionamento almeno un quarto degli averi maturati durante la vita lavorativa grazie ai contributi obbligatori pagati da lui e dai suoi datori di lavoro, in futuro non dovrebbe più poter ritirare nemmeno un centesimo e accontentarsi della rendita mensile. Così vuole la maggioranza del Consiglio degli Stati, che con questa misura intende ridurre il rischio che una persona consumi prematuramente il capitale riscosso e si ritrovi costretta a fare capo alle prestazioni complementari. Attualmente, è stato ricordato durante il dibattito, circa un terzo dei beneficiari di Pc ha già ritirato del capitale di risparmio della previdenza professionale: nel 2014 sono 3.400 le persone che si sono ritrovate in questa situazione e si sono viste costrette a chiedere le complementari. Ma la misura è molto contestata, per diverse ragioni: innanzitutto per l'efficacia dubbia visto che le cause della crescita della spesa per le Pc sono molteplici; secondariamente perché limita eccessivamente la libertà di scelta degli assicurati, che le statistiche dimostrano essere un'esigenza diffusa: nel 2015 sono state 33.000 le persone ad aver percepito per la prima volta una rendita del secondo pilastro e ben 41.000 quelle che hanno optato per il ritiro del capitale; infine, perché questa misura restrittiva colpirebbe soprattutto le persone con redditi bassi: la maggior parte di loro non possiede infatti una previdenza professionale sovraobbligatoria (che anche in futuro sarà possibile riscuotere sotto forma di capitale) oppure essa è molto esigua; Le persone che hanno svolto lavori particolarmente usuranti, che notoriamente vivono meno e che di solito rientrano nelle fasce di reddito più basse, risulterebbero addirittura doppiamente svantaggiate.


La maggioranza dei senatori è però rimasta sorda a queste considerazioni ed ha votato la misura. Il dibattito comunque continua e prima di un giudizio definitivo si devono attendere le decisioni del Consiglio nazionale, che si occuperà della questione verosimilmente in autunno.

Pubblicato

Mercoledì 7 Giugno 2017

Leggi altri articoli di

< Ritorna

Stampa

Abbonati ora!

Abbonarsi alla versione cartacea di AREA costa soltanto CHF 60.—

VAI ALLA PAGINA

L’ultima edizione

Quindicinale di critica sociale e del lavoro

Pubblicata

Giovedì 9 Settembre 2021

Torna su

L'editoriale
30.03.2017

di 

Claudio Carrer

Ancora non conosciamo le sorti della controversa Riforma della previdenza vecchiaia 2020 (Pv 2020) su cui i cittadini si esprimeranno il 24 settembre, ma sappiamo già cosa ci attende dietro l’angolo, indipendentemente dall’esito della votazione: il tentativo di innalzare l’età di pensionamento in maniera drastica, non a 67 o 68 anni ma a 70 e oltre! Questo è infatti il piano dei padroni, della destra e di tutte le forze borghesi presenti in Parlamento, comprese quelle (Ppd, Verdi liberali e Partito borghese democratico) che hanno dato una mano ai socialdemocratici a far passare la Pv 2020.

La mano invisibile
16.03.2017

di 

Silvano Toppi
Dolce casa
22.09.2016

di 

Valentina Vigezzi Colombo
L'editoriale
08.09.2016

di 

Claudio Carrer

La necessità di un’assicurazione sociale per la vecchiaia venne riconosciuta in Svizzera già sul finire dell’Ottocento, quando la povertà era molto diffusa (in particolare tra le famiglie operaie) e a farsi carico dei bisogni degli anziani e delle persone inabili al lavoro erano essenzialmente le organizzazioni di beneficenza e la Chiesa, sorrette da una forma rudimentale di assistenza pubblica. Ma ci vollero altri decenni di miseria e di lotte (si pensi allo storico sciopero generale di 5 giorni del novembre 1918) perché il principio venisse iscritto, nel 1925, nella Costituzione federale. E poi altri 23 anni prima che l’Assicurazione federale per la vecchiaia e i superstiti entrasse finalmente in vigore. Quella della nascita dell’Avs è una storia che merita di essere ricordata, seppure soltanto a grandi linee, in queste settimane che ci separano dalla votazione sull’iniziativa popolare AvsPlus, il cui esito sarà di fondamentale importanza per il futuro di quella che giustamente viene considerata l’assicurazione sociale per eccellenza.


Socialità
30.08.2016

di 

Silvano De Pietro

Stavolta «hanno esagerato». A dirlo – all’indirizzo dei partiti Udc e Plr, a proposito del progetto di riforma “Previdenza 2020” – è addirittura il presidente dell’Unione svizzera degli imprenditori (Usi), Valentin Vogt. L’Usi è la voce dei datori di lavoro svizzeri nell’economia, nella politica e nella società. E quello di Valentin Vogt non è l’unico intervento critico levatosi dagli ambienti borghesi sulla riforma previdenziale. All’assemblea dei delegati del Ppd è stata la stessa consigliera federale Doris Leuthard a definire «una provocazione» quanto proposto dalla maggioranza di destra in seno alla Commissione della sicurezza sociale e della sanità del Consiglio nazionale.

Secondo pilastro
20.04.2016

di 

Silvano De Pietro

È una visione «spaventosa» quella che viene offerta dal panorama delle casse pensioni svizzere. A dirlo è il presidente dell’Unione sindacale svizzera (Uss), Paul Rechsteiner, riferendosi in particolare alla condizione in cui verranno a trovarsi tra pochi anni i lavoratori ormai prossimi al pensionamento. A causa dei tassi di conversione sempre più bassi per le prestazioni sovraobbligatorie, le future pensioni del 2° pilastro diminuiranno in una misura «inimmaginabile fino a poco tempo fa».

L’Uss ha perciò lanciato l’allarme, avvertendo che per compensare questa tendenza alla riduzione sarà inevitabile migliorare le prestazioni dell’Avs.

Editore

Sindacato Unia

Direzione

Claudio Carrer

Redazione

Francesco Bonsaver

Raffaella Brignoni

Federico Franchini

Veronica Galster

Mattia Lento

Indirizzo
Redazione area
Via Canonica 3
CP 5561
CH-6901 Lugano
Contatto
info@areaonline.ch
Inserzioni pubblicitarie

Tariffe pubblicitarie

T. +4191 912 33 80
info@areaonline.ch

Abbonamenti

T. +4191 912 33 80
Formulario online

INFO

Impressum

Privacy Policy

Cookies Policy

 

© Copyright 2019