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Pensieri politicamente corrotti

di

Claudio Origoni
Oggi mi va di essere buono. Tra qualche giorno è Natale: festa di bontà. Trionfo del politically correct. Il fatto è che mi vengono soltanto pensieri politicamente corrotti. Babbo Natale e la Coca Cola, Babbo Natale pedofilo (vedi Eros Costantini sul CdT), Babbo Natale e i giocattoli prodotti dall’indegno sfruttamento del neocapitalismo alla cinese. Apro il giornale alla cronaca di Milano e trovo una colonnina che parla di lesa fantasia infantile. Una maestra ha turbato i cuori e la mente dei bambini di un’intera classe dell’elementare di Maslianico, raccontando loro che Babbo Natale è un’invenzione. Insomma, non c’è verso. Come si fa a essere buoni? La colonnina del Corriere della Sera mi riporta a un fatto che mi è capitato sulla soglia del pensionamento, qualche tempo fa. Quell’anno, per dare concretezza ai valori della festa della Natività, inventai con gli allievi un ironico Dizionario di Babbo Natale allo scopo di raccogliere qualche soldo da destinare ai bambini del Ruanda. Il libretto, frutto delle fatiche di quei ragazzotti, si apriva con una poesia – Petit Noël – che qui riporto: S’avvicina il Natale./Gesù, portami via./La tua è la più bella bugia/che possa allettare un mortale. La cosa scatenò le ire funeste di un collega, re degli imbecilli e per giunta bacchettone, il quale, animato da una furia incontenibile, mi espose al pubblico ludibrio di colleghi e genitori attribuendomi la paternità della lirica e trattandomi di bugiardo, iconoclasta e – in fondo in fondo – nemico dell’ordine costituito. Gesù Bambino non è una bugia, scrisse il collega, e colui che lo afferma è uno spergiuro. Ora, a parte il fatto che la poesia era ed è di Giorgio Caproni, e senza stare ad infierire sul meschino e sulle sue poche o nulle capacità ermeneutiche, lasciatemi dire che ci vuole davvero molta, troppa bontà per stare al mondo in pace con sé stessi e con gli altri. Né ci aiuta il fatto che la stupidità è cosa diffusa e comune a tutti i settori dell’attività umana. (Si vedano “Le leggi fondamentali della stupidità umana”, ma in particolare la Seconda, in: Allegro ma non troppo di Carlo M. Cipolla, edizioni il Mulino). Il collega, certamente in modo inconsapevole, era – è – la conferma che le nostre tribolazioni non hanno mai fine. E chi sostiene che questa è la vita, così è l’esistenza per tutte le specie viventi, dimentica un particolare che invece ci distingue profondamente dagli animali, coi quali pure condividiamo le tribolazioni del vivere: la pena indicibile di dover coabitare fianco a fianco con gli stupidi, che sono tanti e troppi e il cui numero va ben al di là di ciò che è umanamente pensabile. Così il Cipolla. Allora, per riconciliarmi con il Natale, con la bontà (e contro la denatalizzazione strisciante), mi sia consentito di fare gli auguri ai lettori suggerendo loro un bel libro: Racconti di Natale a cura di F.Massimi, pubblicato il mese scorso dalle edizioni Einaudi.

Pubblicato

Venerdì 16 Dicembre 2005

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