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Pensando a Giuliana

di

Gianfranco Helbling
Per area di questa settimana stavamo ragionando a due possibili editoriali: o un commento sui conti consuntivi della Confederazione, oppure uno sulle proposte elaborate dallo speciale gruppo di lavoro per introdurre il sistema elettorale maggioritario in Ticino. Finché, mercoledì a mezzogiorno, a qualche ora dalla chiusura del giornale che ora tenete in mano e mentre ancora l’editoriale non era stato scritto, ci è piombato addosso il video della giornalista del manifesto e nostra collaboratrice Giuliana Sgrena, rapita due settimane fa in Iraq. Ha senso, di fronte al dramma iracheno, commentare le proposte per modificare il sistema di elezione in Ticino? Come si fa, pensando alla solitudine di Giuliana, a scrivere del miliardo e 700 milioni che non mancano dalle casse di Berna? Si può, si deve. Perché a voler stare dalla parte di chi soffre di cose da raccontare ce n’è tante, troppe, e pochi sono coloro che sistematicamente le raccontano: è quello che anche in questo numero di area cerchiamo modestamente di fare, dicendo come sui cantieri di Alptransit si muore, come a Pratteln si abbandonano al loro destino centinaia di lavoratori della Bombardier, o come nel Mendrisiotto ci si avvelena per l’inquinamento. Del resto proprio un giornalismo dalla parte di chi soffre nella sua forma più alta e nobile è l’insegnamento di Giuliana, che s’è fatta rapire per essere rimasta troppo a lungo ad ascoltare le testimonianze dei profughi reduci dall’ignobile e ignorato bombardamento americano su Falluja. E i conti della Confederazione o il maggioritario in Ticino? Rimane poco spazio per parlarne, ma si deve farlo, se si vuol stare dalla parte dei perdenti. Perché entrambi sono espressione del progetto disgregativo che incombe sulla nostra società, un progetto che mira a cementare i privilegi di chi sta meglio e ad escludere progressivamente fasce sempre più ampie di sfavoriti. Così i preventivi esageratamente pessimistici della Confederazione tradiscono un uso politico della contabilità pubblica per giustificare continue erosioni al sistema di solidarietà sociale che le generazioni passate avevano costruito nel corso dei decenni. E l’idea di passare al maggioritario in Ticino è espressione del desiderio di un’élite politico-economica che vuole decidere tutto da sé ed in fretta, senza troppi condizionamenti, e chi se ne frega degli altri. Scusate, non è mai bello quando i giornalisti parlano di sé stessi. Di queste cose avremmo voluto scrivere più diffusamente qui. Ma mercoledì, con negli occhi e nelle orecchie la voce e il volto di Giuliana, ci è stato un po’ più difficile del solito chiudere il giornale. L’abbiamo fatto pensando a lei.

Pubblicato

Venerdì 18 Febbraio 2005

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